#2015, l’anno dei #migranti

La questione dei migranti ha animato il dibattito pubblico all’interno dell’Unione Europea per tutto il 2015. Più che altro, quella delle migrazioni si è dimostrata una crisi di cui abbiamo iniziato a capire la portata solo quest’anno: la continuità con cui i flussi si dirigono verso il nostro continente -oltre un milione di arrivi durante quest’anno, il quadruplo rispetto al 2014- hanno ormai elevato le ondate migratorie da mera emergenza a fenomeno strutturale. Fenomeno che interessa innanzitutto i Paesi di frontiera come Grecia e Italia, maggiormente esposti alle rotte dei migranti, ma che ha come meta ultima quelli nel Nord Europa come Germania e Svezia.

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#COP21: la posizione dell’#Ue a #Parigi

L’Unione Europea si presenta alla COP21 con una lunga esperienza di lotta contro i cambiamenti climatici. Per questo punta senza mezzi termini ad un accordo globale vincolante. Tuttavia, la crescita economica – e dunque, delle emissioni di gas serra – da parte delle economie emergenti rischia di relegare il Vecchio continente ad una progressiva marginalizzazione del proprio ruolo. Si può sintetizzare così la posizione dell’Ue alla 21esima Conferenza delle parti dell’United Nations Framework Convention on Climate Change (COP21 Unfccc)  che si è aperta due giorni fa a Parigi, l’ultima chiamata del clima.

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La #Germania ha risolto il problema #immigrazione (scaricandolo sull’#Europa)

Mentre le divergenze tra i Paesi membri sulle quote di distribuzione dei migranti sono ancora lungi dall’essere risolte, a fine agosto un nuovo fulmine giungeva a scuotere i cieli d’Europa: la Germania, per bocca della stessa cancelliera Angela Merkel, annunciava di voler sospendere il Trattato di Dublino per accogliere i profughi siriani illimitatamente.

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#Migranti: La Valletta, vertice #Ue-#Africa teso e affollato

Si svolgerà oggi e domani ‘Valletta Summit on migration‘, il vertice internazionale a La Valletta (Malta) Ue – Africa sull’immigrazione. All’incontro sono attese 90 delegazioni; su 28 Stati membri dell’Ue, almeno 24 dovrebbero essere rappresentati a livello di capi di Stato e di Governo, così come dovrebbe presenziare una folta rappresentanza dei 35 Paesi africani invitati, peraltro già coinvolti in altri forum di dialogo e cooperazione con Bruxelles come il Processo di Rabat e il Processo di Khartoum, ideati per discutere rispettivamente dei flussi migratori provenienti dall’Africa occidentale e di quelli dal Corno d’Africa. Scopo del summit è arrivare all’approvazione di un Piano di azione che promuova delle politiche allo sviluppo, migrazione legale, asilo, lotta al traffico di migranti e rimpatri.

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L’emergenza #acqua in #Europa

L’emergenza acqua non riguarda soltanto i Paesi in via di sviluppo, ma anche l’evoluta Europa. Nel complesso il Vecchio continente ha acqua in abbondanza: circa 4000 metri cubi pro capite. La sua distribuzione è nient’affatto uniforme: si va dai 2800 metri cubi della Spagna agli oltre 90mila della Norvegia, fino al primato mondiale dell’Islanda (624mila). Le difficoltà di accesso all’acqua potabile rappresentano solo casi isolati e perlopiù dovuti a guerre civili (ex Jugoslavia), inquinamento (Danubio, Reno, Sud della Francia), inefficienze di gestione (Sud Italia ed Est Europa), ma dai numeri arrivano comunque segnali allarmanti.

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#Profughi, i Paesi dell’Est facciano la propria parte

Con ogni mezzo, in ogni modo, attraverso qualsiasi se pur piccolo varco, ogni giorno migliaia di persone attraversano i confini dell’Europa orientale per cercare fortuna lontano da guerre e povertà. Più che in Europa i profughi, se a tutti può estendersi questo termine, vogliono arrivare in Germania, dove li attendono la speranza di un lavoro e servizi sociali efficienti, ma per arrivarci devono passare dall’Est. Così le rotte si moltiplicano, spingendo Bruxelles a prendere decisioni importanti. Peccato che proprio a Oriente la maggior parte degli Stati stia sempre più chiudendo le porte.
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Rifugiati: verso una riforma di Dublino?

Con l’emergenza sbarchi e il dramma dei rifugiati che stannno raggiungendo cifre sempre più alte, è oramai acquisita la consapevolezza che solo uno sforzo congiunto da parte di tutti i Paesi membri dell’Unione Europea può consentire una risposta all’altezza rispetto alle dimensioni del fenomeno in corso, ma la speranza di arrivare a un sistema effettivamente unitario è legata ad una profonda revisione del Regolamento di Dublino III
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