#Turchia, la lunga scia di #attentati

Strage ad Ankara. Nel pomeriggio di ieri una potente esplosione ha investito un convoglio militare vicino ad una base dell’Esercito nel quartiere di Kizilay, che ospita la sede del Parlamento e del quartier generale dell’Esercito. Secondo un primo bilancio, fornito dal governatore Mehmet Kilicer, è di almeno 28 morti e 61 feriti, nelle prime ore il Governo dava un bilancio di 5 morti.

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#Turchia, strategia della tensione in corso

Dopo quattro giorni di silenzio, il sanguinoso attentato ad Ankara di domenica scorsa (37 morti e 125 feriti) è stato rivendicato oggi dal gruppo militante curdo dei Falconi per la libertà del Kurdistan (Tak) attraverso il proprio sito. Nella dichiarazione online l’attacco viene descritto come una «azione di vendetta» contro l’offensiva dell’esercito turco nel sudest a maggioranza curda del Paese, in corso da luglio, aggiungendo che il gruppo realizzerà altri attacchi contro coloro che ritiene responsabili per le operazioni.

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#Israele, un #2015 controverso

Il 2015 è stato per Israele un anno controverso. Le elezioni generali di marzo hanno consacrato l’ascesa del quarto Governo guidato da Benjamin Netanyahu, mentre la seconda metà dell’anno è stata contrassegnata dalle pesanti accuse al Governo per i crimini di guerra a Gaza, da una nuova spirale di violenze nel Paese e nei Territori occupati e dalle polemiche con l’Unione Europea per la questione dell’etichettatura dei prodotti provenienti dagli stessi Territori. Tuttavia, a metà dicembre è giunto l’accordo di riconciliazione con la Turchia, che ha chiuso un quinquennio di tensioni iniziato con l’incidente della Mavi Marmara.

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#2015, l’anno dei #migranti

La questione dei migranti ha animato il dibattito pubblico all’interno dell’Unione Europea per tutto il 2015. Più che altro, quella delle migrazioni si è dimostrata una crisi di cui abbiamo iniziato a capire la portata solo quest’anno: la continuità con cui i flussi si dirigono verso il nostro continente -oltre un milione di arrivi durante quest’anno, il quadruplo rispetto al 2014- hanno ormai elevato le ondate migratorie da mera emergenza a fenomeno strutturale. Fenomeno che interessa innanzitutto i Paesi di frontiera come Grecia e Italia, maggiormente esposti alle rotte dei migranti, ma che ha come meta ultima quelli nel Nord Europa come Germania e Svezia.

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Il difficile momento della #Turchia (e di #Erdogan)

La Turchia sta attraversando una delle fasi più delicate nella sua storia recente. Confini in fiamme, stallo politico – il primo novembre prossimo andrà a elezioni anticipate, ha annunciato oggi il Presidente Recep Tayyip Erdogan, e intanto verrà formato un nuovo Governo ad interim -, violenza interna, sono solo alcuni dei fronti aperti che cingono d’assedio il Paese. Per adesso ne sta facendo le spese la lira turca, la cui caduta libera degli ultimi giorni è una perfetta cartina al tornasole delle incertezze legate sia alla crisi politica in atto e al caos geopolitico dell’area, ma nel lungo periodo il prezzo più alto potrebbe pagarlo il Presidente Erdogan, principale artefice della Turchia contemporanea.
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Genocidio armeno, il «Grande crimine» che non si può tacere

Nel 1939 Adolf Hitler, quando uno dei suoi generali gli fece notare che l’imminente sterminio di milioni d’ebrei da parte delReich non sarebbe passato inosservato, replicò: «Chi parla ancor oggi dell’annientamento degli armeni?». Basta quest’aneddoto per avere un’idea di come del Medz Yeghern, il «Grande crimine» — così gli armeni chiamano il massacro perpetrato ai loro danni sotto l’Impero ottomano dal 1915 al 1918 —, a distanza di soli vent’anni si fosse già perso il ricordo. Continua a leggere

#Turchia, prove tecniche di strategia della tensione?

31 marzo 2015. Nel “martedì nero” turco è successo di tutto. A Palazzo di Giustizia a Istanbul, uno degli edifici meglio protetti del Paese, due esponenti del Dhkp/C hanno sequestrato un giudice chiedendo “giustizia” per un ragazzo ucciso dalla polizia durante le proteste di Gezi Park. L’assalto è finito in un bagno di sangue. Nello stesso giorno un misterioso mega black-out elettrico ha paralizzato il Paese.

L’indomani, una donna kamikaze e un uomo hanno attaccato la questura di Istanbul. La donna è stata uccisa, l’uomo catturato. Ci sono state decine di arresti di presunti simpatizzanti Dhkp-C, scontri fra manifestanti e polizia, un uomo armato poi arrestato ha assaltato una sede Akp. Il giorno dopo la sede centrale della polizia turca ha diramato ai comandi nelle 81 province una allerta possibili nuovi attentati.

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