#Bruxelles: fallimento dell’#intelligence belga (ed europea)

Gli attentati di Bruxelles hanno dato prova di quanto siano profonde le crepe nel sistema di sicurezza del Belgio e, di riflesso, dell’Europa intera. Non solo Salah Abdeslam, l’uomo più ricercato dalle polizie continentali degli ultimi anni, è stato scovato solo dopo quattro mesi di lunghe e forsennate ricerche, nel suo quartiere d’origine e malgrado le Autorità pensavano fosse già fuggito in Siria, ma quanto avvenuto due giorni fa dimostra tutte le difficoltà delle nostre intelligence nel prevenire future azioni terroristiche. Specularmente, lo Stato Islamico (IS) ha dimostrato di possedere una capacità di azione immediata e tragicamente efficace in ogni parte del mondo, che tuttavia ha trovato proprio in Belgio un terreno fertile per la propria esecuzione. Dopo gli attentati di Parigi, gli esperti di antiterrorismo avevano indicato in almeno 30 o 40 i componenti della rete responsabile della catena di attentati, ma ora è evidente che questo calcolo andrà aggiornato. Com’è possibile che il Belgio sia diventato un covo jihadista nel cuore dell’Europa? E come si spiega l’incapacità dell’intelligence nel prevenirne l’ascesa?

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#Turchia, la lunga scia di #attentati

Strage ad Ankara. Nel pomeriggio di ieri una potente esplosione ha investito un convoglio militare vicino ad una base dell’Esercito nel quartiere di Kizilay, che ospita la sede del Parlamento e del quartier generale dell’Esercito. Secondo un primo bilancio, fornito dal governatore Mehmet Kilicer, è di almeno 28 morti e 61 feriti, nelle prime ore il Governo dava un bilancio di 5 morti.

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Gli alleati dell’#ISIS nel mondo

«L’ISIS è finanziato da individui di 40 Paesi, inclusi alcuni membri del G20.» Ha destato sgomento l’affermazione del presidente russo Vladimir Putin in chiusura del summit d’Antalya, secondo il quale l’organizzazione trae parte della sua linfa da una rete di complicità interne ad alcuni tra i Paesi intorno al tavolo. Una dichiarazione che di fatto risponde alle due domande più ricorrenti quando si parla dello Stato Islamico: 1) chi c’è dietro al gruppo integralista d’Abu Bakr al-Baghdadi2) chi lo finanzia. Quesiti che trovano spesso una risposta in termini “cospirazionisti”, salvo poi scoprire che tali ipotesi non sono quasi mai verificate da fonti credibili.

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#Parigi: il fallimento dell’#intelligence

La strage di Parigi è stata anche il frutto di un fallimento dell’intelligence. Sette attacchi simultanei perpetrati da sette diverse cellule in campo, secondo una vera e propria azione di guerriglia non dissimile dalla dinamica dei combattimenti sostenuti dai miliziani dello Stato Islamico sui fronti iracheno e siriano. Tutti gli attentatori coinvolti, peraltro addestrati e pesantemente armati, erano ampiamente noti alle forze francesi. Uno di loro era stato in Siria, un altro in Algeria. Due sono giunti attraverso la Grecia. Niente cani sciolti impossibili da stanare, stavolta. Il primo individuato, un francese cresciuto nelle banlieue parigine, era anche noto agli agenti segreti francesi. Nessuna scusa, dunque, per gli 007 a cui è affidata la sicurezza del paese: Patrick Calvar, responsabile della Dgsi (Direction générale de la sécurité intérieure) e Michel Guerin, a capo del dipartimento antiterrorismo.

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#Francia: un anno di #attentati nella città di #Parigi

Quello consumato nella serata di venerdì 13 novembre è stato l’attentato più grave della storia della Francia, ma è solo l’ultimo episodio di una lunga lista. Per tutto il 2015 lo Stato francese è stato investito da una serie di attacchi di matrice fondamentalista e che hanno colpito gli obiettivi più disparati.

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#Terrorismo islamico: dall’#11settembre 2001 ad oggi

L’11 settembre 2001 è stato uno spartiacque. Quel giorno -precisamente alle 9:03, ora di New York, quando il volo United Airlines 175 colpì la Torre Sud del World Trade Center- ha chiuso la cosiddettaera unipolare’, iniziata con la caduta del Muro di Berlino e che aveva consacrato gli Stati Uniti come unica superpotenza planetaria, per dare inizio al Medioevo del Duemila.
L’illusione della ‘pax americana sorta alla fine della Guerra Fredda aveva rimosso sotto il tappeto la polvere tossica dei numerosi conflitti in corso su scala locale, quelli troppo piccoli per apparire al telegiornale, ma potenzialmente in grado da propagare l’onda lunga dei loro effetti su scala globale. Conflitti che daapertie convenzionali sono diventati occulti e asimmetrici, caratterizzati dalla presenza di nemici evanescenti che non attaccano mai frontalmente ma s’insinuano nel tessuto quotidiano, mettendo seriamente in crisi la nostra percezione della sicurezza.
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#BokoHaram, la nuova “multinazionale” del terrore

Boko Haram ha un nuovo leader, o almeno così pare: si tratterebbe di Mahamat Daoud, che a metà agosto ha sostituito Abubakar Shekau. Nuovi anche gli obiettivi, coi jihadisti che, dopo aver fondato un Califfato a Nordest della Nigeria, stanno ora cercando d’«esportare» il jihad in altre zone dell’Africa centrale, in particolare verso Ciad e Camerun. A restare quelli di sempre sono invece i metodi, con attacchi feroci e sanguinari a villaggi inermi che proseguono incessanti in uno stillicidio quotidiano senza fine.
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