#Turchia, strategia della tensione in corso

Dopo quattro giorni di silenzio, il sanguinoso attentato ad Ankara di domenica scorsa (37 morti e 125 feriti) è stato rivendicato oggi dal gruppo militante curdo dei Falconi per la libertà del Kurdistan (Tak) attraverso il proprio sito. Nella dichiarazione online l’attacco viene descritto come una «azione di vendetta» contro l’offensiva dell’esercito turco nel sudest a maggioranza curda del Paese, in corso da luglio, aggiungendo che il gruppo realizzerà altri attacchi contro coloro che ritiene responsabili per le operazioni.

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Gli alleati dell’#ISIS nel mondo

«L’ISIS è finanziato da individui di 40 Paesi, inclusi alcuni membri del G20.» Ha destato sgomento l’affermazione del presidente russo Vladimir Putin in chiusura del summit d’Antalya, secondo il quale l’organizzazione trae parte della sua linfa da una rete di complicità interne ad alcuni tra i Paesi intorno al tavolo. Una dichiarazione che di fatto risponde alle due domande più ricorrenti quando si parla dello Stato Islamico: 1) chi c’è dietro al gruppo integralista d’Abu Bakr al-Baghdadi2) chi lo finanzia. Quesiti che trovano spesso una risposta in termini “cospirazionisti”, salvo poi scoprire che tali ipotesi non sono quasi mai verificate da fonti credibili.

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#Parigi: il fallimento dell’#intelligence

La strage di Parigi è stata anche il frutto di un fallimento dell’intelligence. Sette attacchi simultanei perpetrati da sette diverse cellule in campo, secondo una vera e propria azione di guerriglia non dissimile dalla dinamica dei combattimenti sostenuti dai miliziani dello Stato Islamico sui fronti iracheno e siriano. Tutti gli attentatori coinvolti, peraltro addestrati e pesantemente armati, erano ampiamente noti alle forze francesi. Uno di loro era stato in Siria, un altro in Algeria. Due sono giunti attraverso la Grecia. Niente cani sciolti impossibili da stanare, stavolta. Il primo individuato, un francese cresciuto nelle banlieue parigine, era anche noto agli agenti segreti francesi. Nessuna scusa, dunque, per gli 007 a cui è affidata la sicurezza del paese: Patrick Calvar, responsabile della Dgsi (Direction générale de la sécurité intérieure) e Michel Guerin, a capo del dipartimento antiterrorismo.

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A #Parigi si è voluto colpire anche l’#Iran

La dinamica degli attacchi effettuati a Parigi venerdì scorso è stata interpretata a caldo come una rappresaglia jihadista per il rinnovato impegno di Parigi contro lo Stato Islamico e le altre formazioni jihadiste. La politica estera francese è infatti indicata nelle rivendicazioni dell’Isis proprio come uno dei motivi degli attentati terroristici.

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#Francia: un anno di #attentati nella città di #Parigi

Quello consumato nella serata di venerdì 13 novembre è stato l’attentato più grave della storia della Francia, ma è solo l’ultimo episodio di una lunga lista. Per tutto il 2015 lo Stato francese è stato investito da una serie di attacchi di matrice fondamentalista e che hanno colpito gli obiettivi più disparati.

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La #guerra (non più) segreta della #Russia in #Siria

All’inizio di settembre sono emerse le prime significative prove del coinvolgimento diretto della Russia nella guerra civile siriana. È noto da tempo che Mosca fornisce armi ed equipaggiamenti militari alla Siria nell’ambito dei contratti bilaterali di fornitura, peraltro in gran parte firmati ben prima dell’inizio della crisi, così come a Damasco sono sempre stati presenti consiglieri militari del Cremlino. Da alcune settimane, però, la Russia è passata da mero sostegno dietro le quinte all’avvio d’operazioni militari vere e proprie a fianco dell’esercito lealista.

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Il difficile momento della #Turchia (e di #Erdogan)

La Turchia sta attraversando una delle fasi più delicate nella sua storia recente. Confini in fiamme, stallo politico – il primo novembre prossimo andrà a elezioni anticipate, ha annunciato oggi il Presidente Recep Tayyip Erdogan, e intanto verrà formato un nuovo Governo ad interim -, violenza interna, sono solo alcuni dei fronti aperti che cingono d’assedio il Paese. Per adesso ne sta facendo le spese la lira turca, la cui caduta libera degli ultimi giorni è una perfetta cartina al tornasole delle incertezze legate sia alla crisi politica in atto e al caos geopolitico dell’area, ma nel lungo periodo il prezzo più alto potrebbe pagarlo il Presidente Erdogan, principale artefice della Turchia contemporanea.
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