Allarme: siamo già 7.000.000.000

1. Da alcuni giorni i mezzi d’informazione segnalano (timidamente, per la verità) che, secondo un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato in primavera, il 31 ottobre la popolazione mondiale taglierà il traguardo dei 7.000.000.000. Una volta, il cambio ci cifra nella prima casella della popolazione era motivo di celebrazione, salutato come una pietra miliare dello sviluppo umano. Oggi, al contrario, il traguardo suona minaccioso, suggerendo ai più di avere molta, molta paura.

Popolazione mondiale stima 1800-2100, sulla base di proiezioni dell'ONU

2. È impressionante la velocità con cui la popolazione mondiale è aumentata dalle origini ad oggi: ci sono voluti 250.000 anni, fino al 1804, per toccare quota un miliardo; un secolo per arrivare a due miliardi (nel 1927); altri 32 anni per raggiungere 3 miliardi (nel 1959); appena la metà per salire a 5 miliardi (nel 1987); 12 anni per aumentare a 6 miliardi (nel 1999) e solo 11 per fare di nuovo cifra tonda a 7 miliardi (grafico interattivo del Guardian).
Questa bomba demografica è innescata principalmente da due fattori: da un lato, una sostanziale  riduzione della mortalità infantile; dall’altro, una riduzione troppo blanda dei tassi di fertilità. Il picco di crescita della popolazione è stata alla fine del 1960, quando il totale è stato in aumento di quasi il 2% l’anno. Ora il tasso è pari alla metà. Ad ogni modo, dal 1350 (quando l’umanità fu flagellata da una terribile pestilenza) la crescita non si è più fermata, e ora procede al ritmo di di 10.000 nuovi individui all’ora.
Per rendere l’idea di quanti siamo sulla Terra, immaginiamo di convocare tutti i nostri simili in un’ipotetica riunione globale. Per ospitarci tutti, anche stando stretti spalla a spalla, nel 1950 sarebbe bastata l’isola di Wight, 381 km2 a largo dell’Inghilterra. Nel 1968 John Brunner, uno scrittore britannico, ha osservato che sarebbe stata necessaria l’isola di Man, 572 km2 nel mare d’Irlanda. Nel 2010, ipotizzava Brunner, avremmo avuto bisogno addirittura di Zanzibar, 1554 km2. Da qui il titolo del suo romanzo sul tema della sovrappopolazione, “Stand in Zanzibar“, uscito nel 1968. è superfluo notare che si è sbagliato di un solo anno.
Secondo le Nazioni Unite potremo toccare quota 9,3 miliardi entro la metà del secolo, oltre la quale le ipotesi si divaricano in una forbice compresa tra i 6,2 e i 15,8 miliardi entro il 2100.

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L’Egitto di oggi è più ricco di cento anni fa. E gli egiziani più poveri.

Sotto Mubarak il PIL egiziano ha registrato una crescita media del 5% annuo, ma il reddito pro capite della popolazione ha seguito una tendenza opposta. Colpa dell’esplosione demografica e delle scarse politiche di sostegno dell’ex presidente. Risultato? Gli egiziani sono più poveri oggi che nel 1911.

1. È opinione comune che il mero scorrere lineare del tempo, pur tra alti e bassi, comporti necessariamente il progresso di una nazione. In altre parole, siamo convinti che a lungo andare a crescita di un Paese si traduca sia pur in minima parte in un miglioramento delle condizioni di vita della sua gente.
Al contrario, non sempre alla ricchezza di uno Stato si accompagna a quella del suo popolo, e al riguardo il caso dell’Egitto è emblematico.
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