#2015, il ritorno della #Russia

L’anno che sta per concludersi ha segnato il definitivo ritorno sulla scena internazionale di uno dei suoi storici interpreti: la Russia. Un ritorno avvenuto dapprima in uno dei suoi storici ruoli, ossia come antagonista dell’Occidente, per poi passare a quello di baluardo nella lotta al terrorismo. Il dato saliente è che, alla fine di settembre, la Russia ha iniziato a compiere attacchi aerei a sostegno del regime del dittatore siriano Bashar al Assad.

[Continua su L’Indro]

La #guerra (non più) segreta della #Russia in #Siria

All’inizio di settembre sono emerse le prime significative prove del coinvolgimento diretto della Russia nella guerra civile siriana. È noto da tempo che Mosca fornisce armi ed equipaggiamenti militari alla Siria nell’ambito dei contratti bilaterali di fornitura, peraltro in gran parte firmati ben prima dell’inizio della crisi, così come a Damasco sono sempre stati presenti consiglieri militari del Cremlino. Da alcune settimane, però, la Russia è passata da mero sostegno dietro le quinte all’avvio d’operazioni militari vere e proprie a fianco dell’esercito lealista.

[Continua su The Fielder]

#Nagorno, elezioni e tensioni nello Stato che non c’è

Il Nagorno Karabakh è un Paese che non esiste. Difeso dall’Armenia, conteso dall’Azerbaigian e dimenticato dal resto del mondo, questo piccolo territorio incastonato nel Caucaso meridionale lotta ogni giorno per affermare un’indipendenza che nessuno Stato o organismo al mondo gli riconosce, neppure l’Armenia. Indipendenza ribadita con le elezioni amministrative tenutesi in data 13 settembre, che la comunità internazionale si è tuttavia affrettata a bollare come illegittime.
[Continua su L’Indro]

#Ucraina, sempre più Stato fallito alle porte d’#Europa

A sei mesi dagli Accordi di Minsk-2, non passa giorno senza che si registrino scontri al confine tra le le province governate da Kiev e quelle sotto il controllo dei separatisti russi. Mosca continua a negare la presenza di soldati russi in Ucraina orientale nonostante le numerose prove del coinvolgimento del Cremlino nel conflitto continua a svolgere un ruolo militare attivo in Ucraina orientale. La guerra civile sta erodendo la stabilità dell’Ucraina su tutti i fronti, complice la massiccia campagna di disinformazione ad opera dei media russi. Il governo ucraino è messo sotto pressione affinché conceda maggiore autonomia alle province orientali, mentre la situazione economica peggiora e sul Paese pende sempre di più la spada di Damocle del default.
[Continua su L’Indro]

Dietro l’omicidio di Boris #Nemtsov, la lotta per il potere in #Russia

A quasi un mese dal fatto non conosciamo ancora il mandante e il movente dell’assassinio di Boris Nemtsov. La pista cecena, che ha già portato all’arresto di 4 persone e al suicidio di una quinta, non ha finora chiarito le ragioni nascoste di chi voleva la morte del politico russo. Quale che sia la verità, l’omicidio potrebbe avere degli importanti riflessi nel quadro delle alleanze al vertice del potere russo. Perché, al netto delle teorie complottiste circa un coinvolgimento esterno, l’intera vicenda va letta e giudicata soprattutto per le sue implicazioni interne. Continua a leggere

#Cipro apre i porti alla flotta russa

Giovedì 25 febbraio la Russia ha firmato un accordo con Cipro per dare accesso ai porti ciprioti per la marina di Mosca e sta discutendo la possibilità di un’analoga disponibilità a dare appoggio all’aviazione per le missioni di soccorso umanitario e contro il terrorismo. Dopo il porto di Tartus (Siria), per mantenere il quale Putin posto il veto su ogni risoluzione ONU proposta per fermare il bagno di sangue a Damasco, il gigante russo guadagna un altro posto avamposto strategico sul Mediterraneo. Continua a leggere

Il lungo inverno che attende l’Ucraina

In Ucraina (o almeno in quel che ne resta) il Blocco Poroshenko, costituito dal partito Solidarietà del presidente in carica e da Udar di Vitaly Klitschko ha preso il 22% dei voti, superato di tre decimi dal Fronte Popolare del premier Arseniy Yatseniuk, primo partito su base nazionale. Ottimo risultato di Samopomich del sindaco di Leopoli, Andriy Sadovy, che con il 10,99% è stato il terzo partito più votato. Restano fuori dalla Rada le frange nazionaliste ed estreme di Praviy Sektor e Svoboda. Fuori anche i comunisti, mentre il partito di Yulia Tymoshenko ha varcato di poco la soglia di sbarramento.

Unanime il coro della stampa europea nel salutare l’esito del voto positivamente: europeiste sono ora cinque delle sei formazioni elette nella Rada, il 40% complessivo del duo Poroshenko-Yatseniuk rafforza la leadership al potere e il crollo degli estremisti fa dell’Ucraina uno dei paesi europei con la minore componente ultranazionalista.

In realtà si tratta di una lettura miope e superficiale. Innanzitutto perché ha votato il 52,42% degli aventi diritto: poco per un Paese chiamato a decidere del proprio futuro. La disaffezione dei cittadini ucraini si può spiegare con la sfiducia verso una classe dirigente che dalla scorsa primavera non è stata capace di abbozzare una soluzione ai problemi economici e sociali che attanagliano il Paese. Il presidente e il premier non hanno sfondato, dato che il 22% ciascuno equivale, sul totale dell’elettorato, all’11%. Continua a leggere