#Svezia e #Danimarca frontiere chiuse: ecco perché

Da lunedì 4 gennaio la Svezia ha introdotto nuovi controlli di frontiera per chi arriva dalla Danimarca in treno o automobile attraverso il ponte di Øresund o via traghetto. D’ora in poi sarà negato l’ingresso nel Paese a chi non sarà in possesso dei documenti necessari. Un vero e proprio stravolgimento culturale per la Svezia, che ha sempre fatto dell’accoglienza un suo tratto distintivo non solo rispetto al resto dell’Europa ma anche rispetto agli stessi Paesi scandinavi.

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#2015, l’anno dei #migranti

La questione dei migranti ha animato il dibattito pubblico all’interno dell’Unione Europea per tutto il 2015. Più che altro, quella delle migrazioni si è dimostrata una crisi di cui abbiamo iniziato a capire la portata solo quest’anno: la continuità con cui i flussi si dirigono verso il nostro continente -oltre un milione di arrivi durante quest’anno, il quadruplo rispetto al 2014- hanno ormai elevato le ondate migratorie da mera emergenza a fenomeno strutturale. Fenomeno che interessa innanzitutto i Paesi di frontiera come Grecia e Italia, maggiormente esposti alle rotte dei migranti, ma che ha come meta ultima quelli nel Nord Europa come Germania e Svezia.

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La #Germania ha risolto il problema #immigrazione (scaricandolo sull’#Europa)

Mentre le divergenze tra i Paesi membri sulle quote di distribuzione dei migranti sono ancora lungi dall’essere risolte, a fine agosto un nuovo fulmine giungeva a scuotere i cieli d’Europa: la Germania, per bocca della stessa cancelliera Angela Merkel, annunciava di voler sospendere il Trattato di Dublino per accogliere i profughi siriani illimitatamente.

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#Migranti: La Valletta, vertice #Ue-#Africa teso e affollato

Si svolgerà oggi e domani ‘Valletta Summit on migration‘, il vertice internazionale a La Valletta (Malta) Ue – Africa sull’immigrazione. All’incontro sono attese 90 delegazioni; su 28 Stati membri dell’Ue, almeno 24 dovrebbero essere rappresentati a livello di capi di Stato e di Governo, così come dovrebbe presenziare una folta rappresentanza dei 35 Paesi africani invitati, peraltro già coinvolti in altri forum di dialogo e cooperazione con Bruxelles come il Processo di Rabat e il Processo di Khartoum, ideati per discutere rispettivamente dei flussi migratori provenienti dall’Africa occidentale e di quelli dal Corno d’Africa. Scopo del summit è arrivare all’approvazione di un Piano di azione che promuova delle politiche allo sviluppo, migrazione legale, asilo, lotta al traffico di migranti e rimpatri.

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#Profughi, i Paesi dell’Est facciano la propria parte

Con ogni mezzo, in ogni modo, attraverso qualsiasi se pur piccolo varco, ogni giorno migliaia di persone attraversano i confini dell’Europa orientale per cercare fortuna lontano da guerre e povertà. Più che in Europa i profughi, se a tutti può estendersi questo termine, vogliono arrivare in Germania, dove li attendono la speranza di un lavoro e servizi sociali efficienti, ma per arrivarci devono passare dall’Est. Così le rotte si moltiplicano, spingendo Bruxelles a prendere decisioni importanti. Peccato che proprio a Oriente la maggior parte degli Stati stia sempre più chiudendo le porte.
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Rifugiati: verso una riforma di Dublino?

Con l’emergenza sbarchi e il dramma dei rifugiati che stannno raggiungendo cifre sempre più alte, è oramai acquisita la consapevolezza che solo uno sforzo congiunto da parte di tutti i Paesi membri dell’Unione Europea può consentire una risposta all’altezza rispetto alle dimensioni del fenomeno in corso, ma la speranza di arrivare a un sistema effettivamente unitario è legata ad una profonda revisione del Regolamento di Dublino III
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Mediterraneo, il più vasto cimitero del mondo. 1.500 annegati nel 2011, 24.000 in vent’anni

C’è stato un tempo in cui il Mediterraneo era un ponte tra due continenti, due religioni, due civiltà. Dall’Italia giunsero i romani per civilizzare l’Africa; dall’Africa giunsero gli arabi per conquistare l’Europa. Per questo ancora oggi migliaia di disperati lo attraversano in direzione Nord nella speranza di un avvenire migliore.
Non tutti ce la fanno. Dal 1988 oltre 24.000 persone sono state inghiottite dalle acque. È così che il mare nostrum è diventato il più vasto cimitero al mondo o “cimitero liquido”, come lo chiama Nichi Vendola.

Secondo l’ultimo rapporto dell’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati lo scorso anno si è registrato il record con 1.500 morti annegati. Il massimo precedente era nel 2007, quando 630 persone sono state segnalate come morte o disperse. Ma il numero effettivo di morti potrebbe essere addirittura superiore. Le stime si basano sulle interviste di persone che hanno raggiunto l’Europa nonché sui rapporti dalla Libia e dalla Tunisia.
Lo scorso anno si è registrato anche il record di sbarchi, con più di 58.000 arrivi. Il massimo precedente era di 54.000, nel 2008. Quasi tutti, manco a dirlo, si sono riversati in Italia (cioè a Lampedusa): 56.000, di cui 28.000 di nazionalità tunisina, mentre a Malta e Grecia gli arrivi sono stati rispettivamente 1574 e 30.
L’UNHCR si è detto soddisfatto degli sforzi che le autorità italiane, maltesi greche e libiche (sic) hanno fatto per salvare barche in difficoltà nel Mediterraneo. Il rango dell’istituzione e le ragioni di opportunità imponevano di evitare qualunque riferimento alla disastrosa gestione dell’emergenza da parte del nostro precedente governo, il quale ha ignorato il dramma delle morti in mare così come per anni aveva chiuso entrambi gli occhi sulla realtà dei migranti detenuti in Libia in conseguenza dei respingimenti.

Lo scorso anno l’allora ministro Maroni girava l’Italia (televisiva) e l’Europa annunciando migrazioni di bibliche proporzioni sulle nostre coste. Saranno 300.000, ripeteva, dovete aiutarci. Che il numero fosse inverosimile era dimostrato dalle fotografie satellitari, le quali testimoniavano un flusso di profughi molto inferiore rispetto a quanto riportato dai media. Ma i 56.000 approdati a Lampedusa e l’incompetenza con cui la situazione è stata affrontata sono stati sufficienti a trasformare l’isola nel più grande campo di concentramento a cielo aperto del mondo.
La stessa incompetenza, mista a sordida propaganda politica, che ha portato il Viminale, anche nei comunicati ufficiali, a definire tutti gli immigrati come “tunisini”, quando invece erano appena la metà del totale. Perché tunisini (ed egiziani) non erano cittadini in fuga dalle guerre civili e dunque non avrebbero avuto diritto allo status di rifugiati.