#Acqua: le dispute per l’oro blu in #MedioOriente

Tra le regioni sottoposte a una condizione di un elevato stress idrico, il Medio Oriente spicca per pericolosità e per le implicazioni strategiche che una guerra per l’acqua potrebbe avere. Un’area dove l’acqua è essa stessa un fattore strategico, in grado di esacerbare una tensione già elevata a causa di ragioni storiche, politiche e religiose.

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#Kurdistan iracheno, un ‘modello’ in crisi?

Fino a ieri il Kurdistan iracheno era considerato una sorta di ‘altro Iraq’. Mentre Baghdad non è mai riuscita a ristabilire un equilibrio interno dopo l’invasione americana del 2003, la stabilità e la crescita economica raggiunte dalla regione autonoma curda nel Nordest sono parse fin da subito invece uno dei pochi -se non l’unico- cambiamenti in positivo conseguente alla cacciata del dittatore Saddam Hussein. Una rinascita che affondava le radici della propria solidità nell’industria petrolifera, che forniva a Erbil la liquidità necessaria per mantenere in attivo i conti pubblici e nei settori delle costruzioni e dei servizi, in cui gran parte delle rendite petrolifere sono state reinvestite.

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#Terrorismo islamico: dall’#11settembre 2001 ad oggi

L’11 settembre 2001 è stato uno spartiacque. Quel giorno -precisamente alle 9:03, ora di New York, quando il volo United Airlines 175 colpì la Torre Sud del World Trade Center- ha chiuso la cosiddettaera unipolare’, iniziata con la caduta del Muro di Berlino e che aveva consacrato gli Stati Uniti come unica superpotenza planetaria, per dare inizio al Medioevo del Duemila.
L’illusione della ‘pax americana sorta alla fine della Guerra Fredda aveva rimosso sotto il tappeto la polvere tossica dei numerosi conflitti in corso su scala locale, quelli troppo piccoli per apparire al telegiornale, ma potenzialmente in grado da propagare l’onda lunga dei loro effetti su scala globale. Conflitti che daapertie convenzionali sono diventati occulti e asimmetrici, caratterizzati dalla presenza di nemici evanescenti che non attaccano mai frontalmente ma s’insinuano nel tessuto quotidiano, mettendo seriamente in crisi la nostra percezione della sicurezza.
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#ISIS, il terrore che si è fatto ‘impero’

Il 2014 ha segnato la nascita di un nuovo, inquietante attore sulla scena mediorientale:  il cosiddetto Stato Islamico. Si tratta solo dell’ultima denominazione assunta da un gruppo terroristico jihadista attivo in Siria e Iraq, il cui  capo, Abu Bakr al-Baghdadi, nel giugno dello scorso anno ha unilateralmente proclamato la nascita di un Califfato nei territori caduti sotto il suo controllo. Prima della proclamazione, il gruppo si faceva chiamare Stato Islamico dell’Iraq e Siria (ISIS, o  ISIL, o Dawla Islamiya fi Iraq wa Islam, il cui acronimo in arabo è Daesh). Oggi controlla ampi lembi dei due Paesi in questione, una località del Libano (Arsal) e alcune altre lungo la costa libica. Un Califfato, non uno ‘Stato’ propriamente detto.
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Le immagini satellitari dimostrano che l’#ISIS non ha mai distrutto #Nimrud e #Hatra

Secondo il team di esperti internazionali del progetto Shirin le distruzioni dei siti archelogici iracheni di Nimrud, Khorsabad e Hatra non sarebbero mai avvenute, poiché le immagini satellitari provenienti dai luoghi interessati non presentano “distruzioni evidenti”. Continua a leggere

Anche l’aramaico tra le vittime dell’ISIS

La brutalità medievale che fa da eco all’avanzata dello Stato Islamico in Iraq minaccia non solo la popolazione locale ma anche la cultura. Distruzioni di moschee e monumenti seguono di pari passo decapitazioni ed esecuzioni di massa al fine di spingere intere comunità ad arrendersi senza combattere. All’inizio dell’estate il Ministro del Turismo di Baghdad quantificava in circa 4.370 i siti distrutti dai jihadisti tra Mosul, Diyala, Kirkuk, Anbar e Salahuddin; bollettino impossibile da aggiornare vista la difficoltà di reperire informazioni dai luoghi occupati. Tuttavia l’emergenza culturale non riguarda solo simboli religiosi e località archeologiche: in pericolo c’è anche una delle più lingue più antiche del mondo, l’aramaico. Continua a leggere

L’Europa della pace assediata da quattro guerre

Nell’estate che va concludendosi, l’Europa ha commemorato il centenario dello scoppio della Grande Guerra e i settant’anni dello sbarco in Normandia assistendo al divampare di quattro guerre appena fuori dai suoi confini. Alla liturgia delle celebrazioni si è sovrapposta la drammatica realtà di quattro guerre (Gaza, Iraq, Libia e Ucraina) che assediano il continente lungo quasi tutto il perimetro delle sue frontiere terrestri, dalla sponda Sud del Mediterraneo alle sconfinate pianure dell’Est. A cento anni dall’attentato di Sarajevo, l’Europa della pace si riscopre inseguita dallo spettro della guerra. Continua a leggere