#Libia, la guerra segreta tra #Italia e #Francia

Non c’è «niente di vero» sulle presunte frizioni che esisterebbero tra Italia e Francia in merito alla politica da adottare in Libia, ha dichiarato giovedì scorso il Ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni. In realtà le frizioni tra Parigi e Roma sono evidenti, legate agli interessi contrastanti sul piano anche economico, con le due parti in eterna competizione per strapparsi concessioni l’una all’altra tramite i rispettivi colossi energetici: Suez, Gas de France, Edf ed Edison sul fronte francese, Eni, Enel, Saipem su quello italiano, in un confronto-scontro costante tra i due eserciti del petrolio, a cui  la recente pubblicazione di 3.000 email riservate dell’ex Segretario di Stato Usa Hillary Clinton su ordine di un Tribunale americano aggiunge nuovi, controversi dettagli.

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#2015, le #elezioni che hanno scosso l’#Europa

Nel 2015 l’Europa è stata attraversata da un vento impetuoso, quello delle elezioni. Sono stati in tutto dieci i Paesi chiamati alle urne sia per consultazioni legislative che locali, con alcuni risultati che hanno avuto conseguenze anche sulla tenuta delle istituzioni europee. Il motivo è semplice: nella maggior parte dei casi dalle urne sono emersi risultati di aperto dissenso nei confronti dell’Unione e della moneta unica e questo ha comportato una sorta di cambio dell’umore continentale. A queste si aggiungono le consultazioni svoltesi in un Paese marginalmente europeo, la Turchia, e contrassegnate da episodi oscuri che richiamano alla memoria un clima buio da strategia della tensione.

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#Parigi: il fallimento dell’#intelligence

La strage di Parigi è stata anche il frutto di un fallimento dell’intelligence. Sette attacchi simultanei perpetrati da sette diverse cellule in campo, secondo una vera e propria azione di guerriglia non dissimile dalla dinamica dei combattimenti sostenuti dai miliziani dello Stato Islamico sui fronti iracheno e siriano. Tutti gli attentatori coinvolti, peraltro addestrati e pesantemente armati, erano ampiamente noti alle forze francesi. Uno di loro era stato in Siria, un altro in Algeria. Due sono giunti attraverso la Grecia. Niente cani sciolti impossibili da stanare, stavolta. Il primo individuato, un francese cresciuto nelle banlieue parigine, era anche noto agli agenti segreti francesi. Nessuna scusa, dunque, per gli 007 a cui è affidata la sicurezza del paese: Patrick Calvar, responsabile della Dgsi (Direction générale de la sécurité intérieure) e Michel Guerin, a capo del dipartimento antiterrorismo.

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A #Parigi si è voluto colpire anche l’#Iran

La dinamica degli attacchi effettuati a Parigi venerdì scorso è stata interpretata a caldo come una rappresaglia jihadista per il rinnovato impegno di Parigi contro lo Stato Islamico e le altre formazioni jihadiste. La politica estera francese è infatti indicata nelle rivendicazioni dell’Isis proprio come uno dei motivi degli attentati terroristici.

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#Francia: un anno di #attentati nella città di #Parigi

Quello consumato nella serata di venerdì 13 novembre è stato l’attentato più grave della storia della Francia, ma è solo l’ultimo episodio di una lunga lista. Per tutto il 2015 lo Stato francese è stato investito da una serie di attacchi di matrice fondamentalista e che hanno colpito gli obiettivi più disparati.

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La #Libia di #Gheddafi era meno stabile di quel che si pensa

Il 7 marzo 2011, Muammar Gheddafi avvertì in un’intervista che, nel caso di un intervento NATO in Libia, «ci sarà una jihad di fronte a voi, nel Mediterraneo». Ora che le bandiere dell’ISISsventolano sui principali centri costieri del Paese, da Derna a Sirte passando per Bengasi, sono in molti a rammentarsi della «profezia di Gheddafi», rimpiangendo i tempi in cui Tripoli rappresentava un faro di stabilità nel Nord Africa. Che la comunità internazionale sia in gran parte colpevole dell’attuale disastro è fuori discussione. D’altra parte, questa ricostruzione trascura la realtà di uno scenario molto più complesso. A dispetto di quanto sostenuto in questi giorni, la stabilità del regime libico era solo apparente. Continua a leggere

Francia, la facile retorica e il vuoto della sinistra dietro il successo del Front National

Il 30 marzo era una data cerchiata di rosso dalle cancellerie europee: quella delle elezioni locali in Francia. I cui risultati (crescita dell’astensione e una netta “vittoria” del Front National), pur largamente prevedibili, non hanno mancato di provocare turbamenti sia in Europa che nella sinistra francese. Eppure, non si tratta che di un primo modesto assaggio di quello che succederà a maggio, in occasione delle elezioni europee, quando gli strilli delle sirene antifasciste si leveranno più acuti che mai.

“Un terremoto politico”: la Francia si è svegliata con le stesse parole che furono pronunciate da Lionel Jospin nel 2002 quando l’allora capo del Partito Socialista fu buttato fuori al primo turno dal fondatore del Front National Jean-Marie Le Pen, padre di Marine. A livello nazionale infatti il Front National ha raccolto quasi un milione di voti e a livello nazionale potrà essere presente nel 6% dei comuni con più di 1.000 abitanti, un risultato sei volte superiore a quello delle municipali del 2008. Se si pensa poi che alle ultime elezioni amministrative del 2008 il partito di Marine Le Pen aveva collezionato su scala nazionale un misero 0,93% al primo turno e addirittura uno 0,28% al secondo turno con l’elezione di solo 60 consiglieri municipali, la differenza con quanto accade oggi è abissale. E il terremoto, alla fine, c’è stato davvero: il presidente François Hollande ha deciso di annunciare la nomina del più telegenico Manuel Valls alla guida del governo francese. Il primo ministro Jean-Marc Ayrault e il suo esecutivo hanno rassegnato le dimissioni e l’ex ministro dell’Interno è stato scelto dal capo dello Stato come nuovo premier.

La presidenza Hollande è in piena crisi e la bilancia politica si sta spostando oramai a destra dove trionfa il populismo, la xenofobia e l’antieuropeismo. E come sempre accade in periodi di crisi e di transizione, il Front National emerge prepotentemente, raccoglie consensi e incarna il voto di protesta. In un sondaggio di Le Monde di metà febbraio, il 34% dei francesi aderiva alle idee del Front National. Ma c’è davvero di che preoccuparsi? Continua a leggere