#2015, le #elezioni che hanno scosso l’#Europa

Nel 2015 l’Europa è stata attraversata da un vento impetuoso, quello delle elezioni. Sono stati in tutto dieci i Paesi chiamati alle urne sia per consultazioni legislative che locali, con alcuni risultati che hanno avuto conseguenze anche sulla tenuta delle istituzioni europee. Il motivo è semplice: nella maggior parte dei casi dalle urne sono emersi risultati di aperto dissenso nei confronti dell’Unione e della moneta unica e questo ha comportato una sorta di cambio dell’umore continentale. A queste si aggiungono le consultazioni svoltesi in un Paese marginalmente europeo, la Turchia, e contrassegnate da episodi oscuri che richiamano alla memoria un clima buio da strategia della tensione.

[Continua su L’Indro]

#2015, l’anno dei #migranti

La questione dei migranti ha animato il dibattito pubblico all’interno dell’Unione Europea per tutto il 2015. Più che altro, quella delle migrazioni si è dimostrata una crisi di cui abbiamo iniziato a capire la portata solo quest’anno: la continuità con cui i flussi si dirigono verso il nostro continente -oltre un milione di arrivi durante quest’anno, il quadruplo rispetto al 2014- hanno ormai elevato le ondate migratorie da mera emergenza a fenomeno strutturale. Fenomeno che interessa innanzitutto i Paesi di frontiera come Grecia e Italia, maggiormente esposti alle rotte dei migranti, ma che ha come meta ultima quelli nel Nord Europa come Germania e Svezia.

[Continua su L’Indro]

La #Germania ha risolto il problema #immigrazione (scaricandolo sull’#Europa)

Mentre le divergenze tra i Paesi membri sulle quote di distribuzione dei migranti sono ancora lungi dall’essere risolte, a fine agosto un nuovo fulmine giungeva a scuotere i cieli d’Europa: la Germania, per bocca della stessa cancelliera Angela Merkel, annunciava di voler sospendere il Trattato di Dublino per accogliere i profughi siriani illimitatamente.

[Continua su The Fielder]

L’emergenza #acqua in #Europa

L’emergenza acqua non riguarda soltanto i Paesi in via di sviluppo, ma anche l’evoluta Europa. Nel complesso il Vecchio continente ha acqua in abbondanza: circa 4000 metri cubi pro capite. La sua distribuzione è nient’affatto uniforme: si va dai 2800 metri cubi della Spagna agli oltre 90mila della Norvegia, fino al primato mondiale dell’Islanda (624mila). Le difficoltà di accesso all’acqua potabile rappresentano solo casi isolati e perlopiù dovuti a guerre civili (ex Jugoslavia), inquinamento (Danubio, Reno, Sud della Francia), inefficienze di gestione (Sud Italia ed Est Europa), ma dai numeri arrivano comunque segnali allarmanti.

[Continua su L’Indro]

#Volkswagen spezza il mito dell’infallibilità tedesca

È ancora presto per circoscrivere le esatte proporzioni dello scandalo Volkswagen (o Dieselgate, come già ribattezzato dalla stampa italiana). Lungi dal diminuire, la questione tende invece ad allargarsi, con accuse che arrivano a toccare persino i vertici del Governo tedesco. La Cancelliera Angela Merkel si è difesa e ha prontamente smentito le voci che denunciavano un coinvolgimento del suo esecutivo, ma il clima rimane teso. Al di là dei risvolti economici e commerciali, il caso è diventato un tema politico, non soltanto tedesco ma continentale.
[Continua su L’Indro]

#Volkswagen: dietro c’è la guerra commerciale #Germania-#Usa?

Non passa giorno senza che lo scandalo Volkswagen produca nuove rivelazioni. Mercoledì si è dimesso Martin Winterkorn, Ceo della casa automobilistica tedesca. In tutto sono 11 milioni le auto coinvolte nella truffa, per la quale l’azienda rischia una multa da 18 miliardi di dollari e con il titolo in Borsa che ha già bruciato 24 miliardi di euro in due giorni. Ed è solo la punta dell’iceberg, poiché il caso delle emissioni diesel truccate potrebbe essere solo una pedina della più complessa partita geopolitica e geoeconomia tra Europa e Stati Uniti giocata sul tavolo del TTIP, il Trattato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti.
[Continua su L’Indro]

Rifugiati: verso una riforma di Dublino?

Con l’emergenza sbarchi e il dramma dei rifugiati che stannno raggiungendo cifre sempre più alte, è oramai acquisita la consapevolezza che solo uno sforzo congiunto da parte di tutti i Paesi membri dell’Unione Europea può consentire una risposta all’altezza rispetto alle dimensioni del fenomeno in corso, ma la speranza di arrivare a un sistema effettivamente unitario è legata ad una profonda revisione del Regolamento di Dublino III
[continua su L’Indro]