#Polonia: caso #Nato, ‘golpe’ costituzionale e isolamento

La vittoria alle ultime elezioni generali in Polonia del partito Diritto e Giustizia (Pis), formazione ultranazionalista, populista ed euroscettica guidata da Jaroslaw Kaczynski, aveva sollevato tra gli osservatori esterni la possibilità di una svolta ‘alla Orban’ da parte di Varsavia, con il rischio di frizioni tra Varsavia e l’Occidente. Uno scenario oggi sul punto di realizzarsi. Le prime settimane del nuovo Governo in carica stanno infatti evidenziando una tendenza autoritaria già mostrata dal partito al potere, protagonista in questi giorni di una vertenza con anche di una crisi costituzionale che nello scorso fine settimana ha portato nelle piazze delle principali città del Paese decine di migliaia di manifestanti.

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#Argentina: troppi decreti, la piazza protesta

Benché iniziato da meno di due settimane, il ‘macrismo’ in Argentina sembra già eguagliare i peggiori risvolti del passato ‘kirchnerismo’. Venerdì 18 dicembre decine di migliaia di persone hanno protestato per le strade Buenos Aires contro l’eccessivo uso da parte del neo Presidente Mauricio Macri della decretazione d’urgenza, scavalcando così il controllo del parlamento.

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#Spagna al voto in un clima d’incertezza

Si chiude oggi, 18 dicembre, la campagna elettorale per le elezioni generali in Spagna che si terranno questa domenica. I cittadini sono chiamati a rinnovare le Cortes generales – il Parlamento bicamerale – composte dal Congresso dei deputati, in cui siedono 350 deputati, e dal Senato, in cui ci sono 208 seggi. Vengono esclusi i candidati che ottengono meno del 3% dei voti validi emessi in ogni circoscrizione.

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#Venezuela: ecco perchè #Maduro ha perso le #elezioni

Il Consiglio Nazionale Elettorale (CNE) del Venezuela ha confermato che l’opposizione antichavista ha ottenuto una maggioranza dei due terzi dei seggi in parlamento alle elezioni legislative di domenica scorsa. Nel dettaglio, la Mesa de la Unidad Democrática (MUD), l’alleanza trasversale delle opposizioni composta da organizzazioni, partiti (conservatori, liberali e socialdemocratici) e associazioni per i diritti civili, ha conquistato 112 seggi su un totale di 167i, a fronte dei 55 ottenuti dal Partito socialista unificato del Venezuela (PSUV) guidato dal presidente Nicolas Maduro.

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Fratelli #Koch: burattinai top secret della #politica americana

Più o meno tutti ci ricordiamo degli anziani fratelli miliardari di Una poltrona per due, che speculavano su tutto al punto da scambiare le vite di Eddie Murphy e Dan Aykroyd per una scommessa da un dollaro. Ebbene, questa coppia di fratelli esiste davvero e porta il nome di Charles e David Koch, due miliardari nel settore petrolchimico e tra i più grandi finanziatori del Partito Repubblicano – in particolare della sua ala più estrema – con tanto di agenzia d’intelligence al loro servizio per la sorveglianza di politici in vista delle prossime presidenziali.

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Good morning #Argentina: #Macri chiude l’èra #Kirchner

Mauricio Macri è il nuovo presidente dell’Argentina: col 51,5% dei voti, l’imprenditore di centrodestra già sindaco di Buenos Aires e leader della coalizione “Cambiemos” ha battuto al ballottaggio il candidato peronista Daniel Scioli, del Fronte per la vittoria, erede della “presidenta” Cristina Fernández de Kirchner e favorito della vigilia. Scioli aveva ottenuto il maggior numero di consensi sia al primo turno delle presidenziali sia in occasione delle primarie dello scorso agosto, ma non è riuscito a confermare le attese. Quello che lo scorso anno era solo uno dei candidati tra i tanti è oggi il primo cittadino del Paese.

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Il “non senso” della #democrazia in #Egitto

La democrazia non si risolve solo nel mero rituale delle elezioni, ma le elezioni – o meglio le condizioni in cui queste hanno luogo – sono quasi sempre un indice fedele dello stato di salute di una democrazia. Quelle parlamentari in Egitto – le seconde dalla caduta di Mubarak nel 2011 – ad esempio, restituiscono l’immagine di una democrazia malata, per non dire già passata a miglior vita. Come si aspettavano quasi tutti, infatti, la prima fase del voto indica che proprio il partito del presidente (controllato dai servizi segreti) dominerà il prossimo parlamento.

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