Haiti, tutta colpa delle Ong

A due anni dal sisma costato la vita a 316.000 persone, Haiti continua ad annaspare tra le macerie.  Gli aiuti umanitari e il forte spiegamento di forze economiche e umane non è bastato a placare i focolai di violenza e il dilagare delle epidemie. L’attenzione dei media sulla tragedia, come era prevedibile, ha mostrato al mondo le dimensioni della catastrofe solo nei primi giorni, al massimo settimane, tanto per ostentare l’impegno umano e finanziario promosso dalle Ong e al massimo da qualche vip, per poi calare il sipario sul caos che si è creato nei mesi successivi. Senza contare i soldi mai arrivati e quelli addirittura spariti.
Secondo Save the Children, ad oggi oltre 500.000 persone (600.000 secondo altre fontirestano sfollate. Solo il 2% della popolazione può usufruire di acqua potabile. L’epidemia di colera ha già ucciso circa settemila persone e ne ha colpite oltre 520.000. Benché l’origine dell’epidemia non sia mai stata accertata, è probabile che sia stata innescata dai militari del contingente nepalese dei Caschi Blu. La precarietà delle strutture, la disorganizzazione negli interventi e la colpevole sottovalutazione degli eventi hanno si che la situazione sfuggisse di mano e l’epidemia si diffondesse rapidamente. Al punto che, secondo uno studio, nella prevenzione del contagio i social media si sarebbero rivelati più efficienti dei protocolli tradizionali.

Haiti è l’ultimo esempio delle complessità presentate da una crisi umanitaria di enorme portata. Gli studi pubblicati dalla Banca Interamericana per lo Sviluppo stimano il danno complessivo tra i 7 e i 14 miliardi di dollari, una forbice troppo ampia per essere attendibile. Ci si chiede che fine abbiano fatto i 5 miliardi di dollari promessi nella famosa riunione di New York a meno di due mesi dal sisma. Lo stato di emergenza in cui tuttora versa il Paese solleva pesanti interrogativi sull’efficacia dei piani di aiuto predisposti dalla comunità internazionale.
E’ infatti accertato
Tutti hanno puntato il dito contro le organizzazioni internazionali e le Ong, alcuni membri delle quali hanno addirittura rischiato il linciaggio da parte della folla. A partire dall’indignazione interna per l’inefficacia del lavoro svolto, la stampa internazionale sente improvvisamente il dovere di pubblicare reportage sull’evidenza del degrado e la precarietà degli aiuti.
Non a caso, alle elezioni presidenziali di novembre (le prime dopo anni di colpi di Stato e vicissitudini varie) alcuni candidati hanno centrato la propria campagna elettorale sulla promessa di ridurre drasticamente l’influenza delle Ong e delle altre organizzazioni straniere nel Paese. Anche Medici Senza Frontiere è finta nel mirino dell’indignazione, colpevole (a dire degli haitiani) di decessi che potevano essere evitati.

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