#Cina, un intrigo finanziario dietro i casi dei manager scomparsi?

Nei giorni scorsi si è molto parlato dello strano caso di Guo Guangchang, miliardario cinese scomparso e poi “riapparso” alcuni giorni dopo. Guo, presidente del conglomerata cinese Fosun International, secondo i media di Hong Kong, avrebbe pronunciato un discorso durante una riunione aziendale nel suo ufficio di Shanghai, a seguito di un inspiegabile assenza la scorsa settimana durante la quale avrebbe partecipato insieme alle autorità ad un’indagine. Mistero risolto dunque? Non tanto. Continua a leggere

#Asia, le dispute per l’#acqua

Fiumi contesi sono disseminati in tutto il pianeta e l’Asia non fa eccezione. Cina, India, Indocina e Bangladesh disputano intorno ai corsi d’acqua che sgorgano dall’Himalaya. In Asia centrale, Tagikistan e Turkmenistan pianificano enormi dighe e sbarramenti che rischiano di pregiudicare i diritti dell’Uzbekistan, a valle. Quest’ultimo, come pure il Kazakistan, non ha ancora trovato una soluzione per arrestare la scomparsa del Lago d’Aral. E poi ci sono i grandi Paesi emergenti come Cina e India, che continuano a costruire nuove centrali idroelettriche per spingere la loro espansione economica. Fenomeno che, lungi dall’essere vissuto come un processo di integrazione, sta generando tensioni soprattutto tra Pechino e i suoi vicini per lo sfruttamento dei fiumi in comune. Tutti i fiumi del Sudest asiatico nascono in Cina, o meglio ancora in Tibet: circa un miliardo di persone all’interno Repubblica popolare e più di 1,5 miliardi di persone fuori vivono della loro acqua.

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Perché la #Cina ha abbandonato la politica del figlio unico?

Pechino ha deciso di abolire la politica del figlio unico, introdotta con una legge del 1978, poi implementata nel 1980, per puntare ad un controllo strategico del volume demografico di uno dei Paesi più popolosi al mondo. Il partito comunista cinese ha eliminato così ogni tipo di restrizione esercitata sulle scelte riproduttive delle coppie.

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Il significato geopolitico della #TPP

Dopo dieci anni di negoziati, il Partenariato Trans Pacifico (Trans Pacific Partnership, TPP) è realtà. L’accordo di libero scambio -in tutto e per tutto simile al Trattato Transatlantico che gli Stati Uniti stanno negoziando con l’Europa- è stato raggiunto lo scorso 5 ottobre e riguarda 12 Paesi: Usa, Giappone, Australia, Nuova Zelanda, Canada, Messico, Perù, Cile, Vietnam, Singapore, Brunei e Malesia, che insieme contano 800 milioni di abitanti e rappresentano il 40% del commercio mondiale. Il documento sarà ora sottoposto alle ratifiche parlamentari, compresa quella (probabile, ma non scontata) del Congresso USA. Si tratta del principale successo dell’agenda economica del Presidente Barack Obama. Prende così forma la maggior area di libero scambio al mondo, dietro la quale si staglia il progetto di ‘contenimento’ della Cina, esclusa dal negoziato, che rappresenta la cifra strategica della politica estera della Casa Bianca.
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La #Cina pianifica una base navale in #Namibia

Cina e Namibia stanno valutando la costruzione di una base militare nella località di Walvis Bay. Secondo Bloomberg, la Namibia ha citato una lettera riservata dal proprio ambasciatore a Pechino indirizzata al suo Ministero degli Esteri dove si afferma che una delegazione cinese visiterà Windhoek per discutere la proposta di una base navale nel Paese africano, peraltro anticipata già da tempo dai media locali. La lettera dell’ambasciatore Ringo Abed al segretario permanente agli affari esteri Selma Ashipala-Musavyi, datata 22 dicembre 2014, ha fatto seguito ad un incontro avuto con il funzionario del Ministero della Difesa cinese Geng Yansheng.
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Perché il voto in Groenlandia interessava a mezzo mondo

Mai prima d’ora le elezioni in una comunità così piccola – 57.000 abitanti – avevano attirato un’attenzione così grande. In Groenlandia il partito socialdemocratico al governo ha vinto le elezioni, ma di stretta misura. Ora il nuovo premier Kim Nielsen dovrà cercare una mediazione con le altre forze politiche. In ballo c’è lo sfruttamento delle risorse sottostanti ai ghiacci non più eterni dell’isola più grande del mondo. Continua a leggere

A Hong Kong si gioca il futuro della Cina

Quelle in corso ad Hong Kong sono le proteste più imponenti organizzate in Cina da quando il movimento per la democrazia di piazza Tiananmen è stato soffocato nel sangue 25 anni fa. Le origini sono note: su concessione di Pechino, nel 2017 gli hongkonghesi potrebbero eleggere a suffragio universale il capo del governo locale (Chief Executive), ma la scelta avverrà tra una rosa di tre candidati selezionati da un nominating committee fedeli al potere centrale, lasciando poco spazio alle speranze di uno scrutinio genuinamente democratico. Centinaia di migliaia di persone sono scese in strada per reclamare il diritto ad un sistema elettorale libero.
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