Ma la Terra commercia in nero con i marziani?

Se lo chiede l’Economist. È solo una battuta, ma sintetizza un macroscopico squilibrio insito nelle statistiche globali. In teoria, su scala mondiale il saldo delle partite correnti (dato dal controvalore dei volumi di import-export) dovrebbe essere a somma zero, perché l’esportazione di un Paese è di importazione un altro. Tuttavia, dal World Economic Outlook dell’Fmi emerge che nel 2010 il mondo avrebbe esportato 331 miliardi dollari in più rispetto a quanto ha importato, volume destinato più che a raddoppiare (700 miliardi) entro il 2014, secondo le previsioni. Gli economisti commentano ironicamente che il surplus è dovuto al commercio in nero con gli extraterrestri. In realtà il dato riflette la presenza di errori statistici: o il disavanzo di alcuni Paesi (come gli Usa) è sottostimato o l’eccedenza di altri (come la Cina) è sopravvalutato, e in quantità crescente.
Un dato empirico suggerisce la dinamica di entrambe le ipotesi. Il commercio globale ha registrato un persistente disavanzo per almeno tre decenni fino al 2005. Nel 2001, ad esempio, si calcolava un deficit delle partite correnti pari allo 0,5% del PIL mondiale; nel 2012, secondo l’Fmi, si prevede al contrario un surplus dello 0,8%. Ma questo dato supera il surplus della Cina nello stesso periodo, il quale dovrebbe raddoppiare entro i prossimi tre anni. A rigor di logica, altrove dovrebbe registrarsi un deficit sempre maggiore. Al contrario il Fmi prevede un avanzo corrente anche per il resto del mondo. Inverosimile.
Gli economisti sollecitano i governi ad adottare politiche che consentano di ridurre gli squilibri globali, trascurando però che i vizi insiti nelle statistiche che li rappresentano. Per riassestare i dati è necessario scoprire dove si annidano gli errori.

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