Il gasdotto Nabucco non si farà più. O forse si?

Lo scorso 26 dicembre Turchia e Azerbaijan hanno firmato un memorandum per la costruzione del gasdotto Tanap (Trans Anational Pipeline), che nella fase iniziale trasporterà 16 miliardi di m3 all’anno, di cui sei miliardi destinati al mercato turco, e i restanti dieci all’Europa, provenienti dal giacimento azero di Shah Deniz II. Al consorzio partecipano la compagnia statale per l’energia azera Socar (80%) e due compagnie turche, quella per la gestione degli oleodotti turca Botas quella petrolifera Tpao (20%), a cui in futuro potranno aggiungersi anche altre imprese. I lavori per l’infrastruttura, che avrà un costo stimato di 3,8 miliardi di euro, inizieranno nel 2012 e dovrebbero concludersi a fine 2017. La capacità del gasdotto con il tempo potrà essere aumentata a 24 miliardi di m3.
Tale accordo avrà molte conseguenze per l’Europa. Il Tanap conferma il ruolo della Turchia come incrocio delle vie di approvvigionamento tra l’Asia e il vecchio continente, ma farà tramontare forse definitivamente il progetto Nabucco, sostenuto dalla Ue, perché non c’è più abbastanza gas nei giacimenti azeri per alimentarlo.

Nabucco (qui la presentazione) è un progetto nato male e cresciuto peggio. Messe da parte le questioni del superamento dei costi previsti, a lungo sottovalutati dai responsabili di gestione, e della crisi finanziaria europea, che ha monopolizzato l’attenzione di Bruxelles accantonando ogni altro dossier dal tavolo dei 27, la realizzazione del gasdotto è messa in forse da due grossi ostacoli.
Il primo è la mancanza di fonti sicure di approvvigionamento. Nel gennaio 2010 l’unico fornitore confermato era l’Azerbaijan, ma nel frattempo il gas azero ha trovato altri acquirenti.
Il secondo è il fattore R, ossia la Russia, la quale considera il Nabucco nient’altro che un tentativo dell’Europa di farle pressione. In questi anni Mosca ha saputo giocare bene le sue carte per mettere i bastoni tra le ruote del Nabucco, complici le spaccature interne alla Ue. Dapprima ha proposto un progetto alternativo (South Stream), adesso in fase di realizzazione, che presentava l’ulteriore vantaggio di bypassare l’Ucraina per lasciarla evntualmente a secco. In seguito ha raddoppiato la capacità prevista dallo stesso South Stream (da 31 a 63 miliardi di m3) rendendo ogni altra struttura ridondante. Infine ha acquistato sempre maggiori quantità di gas dall’Azerbaijan, togliendo dal mercato l’unico fornitore che l’Europa considerava certo.
Nel 2010 Mosca importava da Baku 800 milioni di m3 all’anno; nel 2011 la quantità è raddoppiata a 1,5 miliardi e la scorsa settimana le due parti hanno firmato un accordo che prevede un ulteriore raddoppio a 3 miliardi di m3 all’anno per il 2013 “a condizioni molto favorevoli per noi”, ha dichiarato Rovnag Abdullayev, presidente di Socar.
Anche in Iraq, altro possibile fornitore, la russa Lukoil è un importante attore nei progetti di esplorazione ed estrazione.

All’inizio del 2012 perfino Reinhard Mitschek, amministratore delegato del consorzio per la realizzazione del Nabucco, ha ammesso le lacune e inefficienze del programma energetico della Ue. South Stream non ha nemmeno superato la fase di fattibilità e si basa solo sul gas naturale russo, mentre Nabucco collegherebbe l’Europa direttamente ai Paesi fornitori in Asia centrale – prima che sia la Cina, favorita dalla contiguità geografica, a fare incetta dei ricchi giacimenti ivi custoditi. Inoltre, l’Europa non è ancora pronta per l’alternativa delle risorse non convenzionali, come lo shale gas, per cui la dipendenza dalle fonti tradizionali è e resta ancora un dato imprescindibile.
Nel Grande Gioco dell’energia Bruxelles è chiaramente sfavorita. Eloquente sul punto l’amara osservazione di Mitschek: “la Guerra Fredda non è mai veramente finita, ha solo cambiato forma”.
Se i russi bacchettano l’Europa affermando che mentre South Stream è un’operazione commerciale, il Nabucco è invece un progetto politico, non si può negare che ogni conduttura, al di là dell’obiettivo primario di aumentare la diversificazione sia per i fornitori che i consumatori, determina un’impronta di influenza politica dei primi sui secondi. Ma in questi anni la Ue ha fatto ben poco per mantenere i buoni propositi di affrancamento dalla dipendenza dal gas russo, rimanendo consapevolmente alla mercé di Mosca – cioè di Putin.

A onor del vero, non tutti pensano che l’accordo turco-azero sul Tanap si traduca nel testamento del Nabucco. L’istituto Jamestown, a margine di una riflessione sul ruolo strategico della Turchia, pensa che il gasdotto transanatolico potrebbe contribuire alla riconfigurazione del Nabucco, riducendone la lunghezza, e di conseguenza i costi, senza necessariamente diminuire il volume di gas originariamente previsto.
Tuttavia, per stare in piedi il Nabucco ha bisogno di fornitori certi, che al momento non ci sono. La ricerca prosegue.

Crescono le tensioni tra Iran e Azerbaijan

1. Da alcuni mesi l’Azerbaijan è attraversato da un sottile ma crescente ondata di dissenso, e nelle alte sfere del governo di Baku si sta facendo strada l’idea che dietro la regia dei disordini ci sia l’Iran. In altre parole, la Repubblica Islamica sta facendo leva sulla comune fede islamica sciita per accrescere la propria influenza nel Paese del Caucaso, secondo una politica che rischia di alimentare una spirale di tensione tra le parti.
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L’Armenia afflitta da miseria e diaspora

1. Primo Stato al mondo ad aver adottato il cristianesimo come religione ufficiale (nel 301) e da sempre vicina all’Europa per cultura e tradizione, l’Armenia sta vivendo forse il periodo più difficile della sua storia recente. Gran parte della popolazione vive in condizioni di indigenza, e la conseguente emigrazione sottrae al Paese le risorse umane per favorire una pronta ripresa.
Secondo le ultime statistiche ufficiali disponibili, nel 2009 un terzo degli armeni viveva sotto la soglia di povertà. Continua a leggere

L’Azerbaijan tra boom economico e venti di guerra

Sebbene ufficialmente né l’Armenia né l’Azerbaijan stiano pianificando azioni belliche nell’immediato, l’intensificarsi delle schermaglie lungo il confine preoccupa la comunità internazionale. In particolare l’Europa, che nel Caspio e dintorni vede un forziere di idrocarburi a cui attingere nel futuro prossimo.

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Il futuro energetico dell’Europa dipende dall’Azerbaijan

I progetti di approvvigionamento energetico indicati come “Corridoio Sud”, volti a bypassare il territorio russo, coinvolgono l’Azerbaijan in un modo o nell’altro. Che sia fornitore o semplice Paese di transito, il nostro futuro energetico passa dalle parti di Baku. Il Nabucco potrebbe farsi, ma è rimesso alla volontà azera. L’Europa attende, ripiegando al momento sul più modesto ITGI.

1. Sempre più conscia alle prese con la propria insicurezza energetica, ulteriormente amplificata dalle crisi in corso in Maghreb, da qualche tempo l’Europa ha rivolto lo sguardo ad Est alla ricerca di nuovi fornitori disposti a venire incontro alle sue richieste.
I principali progetti volti ad approvvigionare il fabbisogno europeo sono il South Stream e il Nabucco, i quali sono il frutto più dei legami che le diverse anime europee hanno con Mosca piuttosto che di una politica energetica comune1. Il primo è già partito, il secondo è tuttora un cantiere aperto, alla pari di tutti gli altri piani genericamente indicati come “corridoio Sud”, intesi cioè ad evitare Mosca e il suo sistema di transito.
Questi progetti, infatti, incontrino ostacoli significativi. Essi dovrebbero transitare attraverso la Turchia e, da un punto di vista tecnico, è molto difficile e costoso costruire gasdotti attraverso il terreno montagnoso dell’Anatolia, per poi posarli sul fondale del Mar Adriatico o farli proseguire a terra risalendo i Balcani. Inoltre, mancano le risorse di gas necessarie per poter portare a termine i principali progetti.
Difficoltà che hanno sollecitato l’Europa ad elaborare un piano B.

2. Il 17 febbraio l’agenzia di stampa Reuters ha rivelato che l’Unione Europea, per garantirsi le forniture dall’Azerbaijan, sta spingendo per una fusione tra i progetti del Nabucco e dell’Interconnettore Turchia-Grecia-Italia (ITGI), riducendo i costi e rendendo il primo tecnicamente e commercialmente valido2. L’ITGI mira a portare in Italia il gas azero collegando la Puglia alla Grecia e poi a gasdotti turchi in parte già esistenti o da potenziare. Il progetto, dal costo poco superiore ai 3 miliardi di dollari, si può implementare subito, e diventa quindi prioritario.
Dello stesso parere è il sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia, parlando con i cronisti alla fine del Consiglio Energia dell’Ue, il 28 febbraio a Bruxelles. “L’ITGI – ha detto Saglia – è il progetto con più possibilità immediate di essere realizzato, perché corre su infrastrutture già esistenti”. In più, l’ITGI “ha una portata di 10 miliardi di metri cubi, a fronte di 16 miliardi di m3 che può fornire per ora l’Azerbaigian, di cui 6 miliardi sono già stati prenotati dalla Turchia. Restano 10 miliardi di m3, che corrispondono proprio alla capacità dell’ITGI. Nell’incontro del 28, Bruxelles ha deciso di stanziare 100 milioni di euro per il progetto. Saglia ha comunque precisato che il governo “non ha cambiato idea” sul suo sostegno a South Stream.
Non è la prima volta che l’idea di una convergenza tra i due progetti salta fuori, ma stavolta si presenta come l’occasione di Baku per l’annuncio, entro i prossimi mesi, dei diritti di fornitura del suo giacimento di Shah Deniz II.
Accanto ai suddetti progetti in discussione, ne sono stati proposti altri minori, come il gasdotto Trans-Adriatico e White Stream (un gasdotto sottomarino attraverso il Mar Nero), anche se questi non hanno avuto l’impulso politico e finanziario dei progetti in precedenza.

3. Oltre all’Azerbaijan, il vecchio continente aveva posato gli occhi anche sul Turkmenistan e già alla fine del 2008, in seguito alla scoperta di immenso giacimento di gas nella zona di Yoloten-Osman, in prossimità del confine afghano3. Da allora è iniziata una corsa tra Europa e Cina per accaparrarsi gli oltre 6-7 trilioni di m3 di gas stimati nelle viscere di quel territorio. Fino a pochi anni fa era stata la Russia ad aggiudicarsi la fetta più consistente del gas turkmeno; il passaggio dei poteri da Nyazov, padrone assoluto del Paese, a Berdymuhamedov ha interrotto il quasi-monopsonio russo in favore di una competizione a più ampio raggio tra vecchi e nuovi attori della scena globale.
Facciamo un salto indietro di alcuni mesi.
A margine del vertice sullo status del Caspio, svolto a Baku il 23 novembre e concluso senza risolvere la questione principale (Il Caspio è un mare o un lago4?), ad attirare l’attenzione media è stato soprattutto all’abbraccio tra il presidente dell’Azerbaijan Ilham Aliev e quello del Turkmenistan Gurbanguly. Un gesto simbolico, a testimonianza dell’avvio di una nuova stagione di relazioni tra i due Stati. Che potrebbe avere importanti riflessi per l’Europa.
A Baku, Aliev e il suo omologo hanno convenuto che la controversia sullo status del Caspio e la pianificazione delle infrastrutture energetiche sottomarine dovrebbero essere trattate separatamente, senza che l’uno ostacoli l’altro.I due presidenti hanno poi unanimemente concordato che il limite delle acque territoriali dovrebbe essere fissati a 24-25 miglia. La combinazione di questi due sviluppi costituirebbe la scintilla di innesco per il progetto Nabucco, Transcaspiano o qualsiasi altro che si proponga di convogliare il gas turkmeno sulle sponde europee, bypassando Russia e Iran. È interessante notare che il giorno prima del vertice Berdymuhamedov, rivolgendosi a una riunione ordinaria del Consiglio dei ministri, abbia annunciato la costruzione di una conduttura dalla capacità di 40 miliardi di metri cubi di gas diretta verso l’Europa5, notizia che ha avuto risalto anche in Azerbaijan. Il presidente turkmeno sembra credere molto in questo disegno, tanto che nella riunione ha chiesto al viceministro per la scienza e la ricerca, il dottor Mezilov, di analizzare e garantire la validità scientifica di tutti progetti inerenti lo sfruttamento di energia a largo del settore marino di Ashgabat6.
Non pochi esperti sono scettici sull’effettiva concretizzazione di un tale scenario. La scarsa lungimiranza, la tendenza a cambiare idea e a strappare accordi già sottoscritti tipiche del governo azero mal si conciliano con la realizzazione di progetti a lunga scadenza come la costruzione di nuove pipelines. Basti pensare che alcuni anni fa fu proprio Baku a far saltare il primo protocollo d’intesa sul TCP (Trans-Caspian Project).
Lo stesso Berdymuhamedov suscita qualche perplessità agli addetti ai lavori. In passato si era espresso in modo sfavorevole al progetto Nabucco, salvo poi ritrattare. Inoltre, la controversia mai risolta sullo status del Caspio lascia in sospeso anche la definizione dei confini marittimi tra i due Paesi in questione, con risvolti incerti sulla responsabilità dei lavori e sulla ripartizione dei diritti di transito del gas.
Il Nabucco ha un costo stimato di 10,5 miliardi di dollari e una capacità di 31 miliardi di metri cubi l’anno. E il gas azero da solo non basta, quello turkmeno neppure. Entrambi forse. Si capisce perché l’Europa fa pressione sulle due repubbliche ex-sovietiche affinché il progetto possa posare la prima pietra al più presto7. Come dire che il piano A sta per Azerbaijan, e il piano B per Baku.
Il caloroso abbraccio di Baku tra i presidenti azero e turkmeno potrebbe “scaldare” anche noi europei.

4. A complicare le cose c’è anche il fattore R, ossia la Russia. Mosca è consapevole della rendita di posizione legata alle risorse naturali sul suo territorio, ed è altrettanto conscia dell’insicurezza energetica che perennemente affligge l’Europa. Bruxelles, alla ricerca di nuovi fornitori, vorrebbe trattare direttamente con gli stati rivieraschi ma l’influenza di Mosca sugli ex territori imperiali è ancora così pregnante da ostacolare l’avvio di qualunque iniziativa che interrompa il suo monopolio nei rifornimenti verso il Vecchio continente.
Ma la Ue potrebbe ancora avere uno spiraglio. Lo scorso 22 novembre, giorno prima del vertice di Baku, la Russia aveva firmato un protocollo d’intesa col Pakistan per la cooperazione energetica che prevede anche la costruzione di gasdotti transnazionali. Nell’occasione il ministro russo per il petrolio aveva mostrato vivo interesse per la realizzazione del progetto TAPI (Turkmenistan-Afghanistan-Pakistan-India), il famoso gasdotto transafghano la cui costruzione era stata pianificata ad Ashgabat il 25 settembre, e la cui realizzazione, secondo molti, è la vera ragione della presenza militare occidentale in Afghanistan. Il progetto ha avuto il definitivo via libera lo scorso 14 dicembre8.
In altre parole, se la Russia è disposta a tollerare un gasdotto che attraversi il letto del Caspio, è perché in cambio il Turkmenistan le prospetta di estendere la sua influenza sulle calde acque dell’Oceano Indiano. Peraltro, Già nel 2007 Turkmenistan, Kazakhstan and Russia firmarono un primo accordo per la costruzione di un gasdotto (CCP: Caspian Coastal Pipeline) lungo l’Asia centrale, in cui ciascuno dei tre Paesi sarebbe stato responsabile dei lavori sul proprio territorio.
Berdymuhamedov ha tutta l’aria di volerne fare il versante orientale del progetto Nabucco. Il presidente turkmeno vuole diversificare la sua clientela e l’Europa ha bisogno di energia: domanda e offerta non potevano che incontrarsi.

5. L’Azerbaijan, in conclusione, gioca un ruolo chiave in tutti i piani europei per diversificare le forniture energetiche dalla Russia: tutti i progetti lungo il corridoio Sud coinvolgono Baku in un modo o nell’altro. Perciò sostiene tutti i progetti in tal senso al fine di acquisire influenza politica ed economica su tutti agli attori ai suoi punti cardinali: Occidente, Russia, Turchia e Iran9.
Ciò non vuole che il Paese abbia una totale libertà d’iniziativa. Gli attori in questione dispongono di strumenti significativi per tenere Baku sotto pressione. A cominciare da Mosca, che già in passato si era offerta di acquistare tutto il gas azero a prezzi più alti per assicurarsi che l’Azerbaijan non lo vendesse a nessun altro. E poi ci sono gli Stati Uniti, interessati a che l’Europa abbia valide alternative a Mosca affinché non sia politicamente succube ai ricatti di Putin10.
A ben vedere, il principale ostacolo al problema dell’energia in Europa sta nel fatto che ognuno dei Ventisette persegue una politica energetica indipendente piuttosto collaborare insieme per concepire un programma di approvvigionamento nell’interesse comune.
L’obiettivo di Baku è che il prezzo offerto dall’Europa non sia inferiore a quello proposto dalla Russia. In tal modo potrà lucrare dalla prima senza far innervosire troppo la seconda. Dopo di che, non ha interesse a sostenere un progetto piuttosto che un altro.
Così, l’Azerbaijan aspetta che gli altri scoprano le proprie carte. Sarà comunque Baku a vincere la partita.

1Per un riassunto della questione Nabucco vs South Stream: http://temi.repubblica.it/limes/la-russia-e-il-grande-gioco-dei-gasdotti/6758

4 Dalla definizione dello status dipende la scelta delle norme necessarie per la ripartizione dei diritti di sfruttamento delle risorse naturali tra i cinque paesi rivieraschi.
Al termine del vertice, il presidente dell’Iran Mahmud Ahmadi-Nejad ha auspicato che le parti raggiungano un accordo definitivo entro il 2011. Eppure proprio il leader iraniano si è mostrato il più refrattario ad ogni forma di compromesso. La ragione è geografica: la costa dell’Iran ha forma convessa, per cui se il Caspio fosse dichiarato un mare, alla Repubblica islamica spetterebbe una quota pari al 13%; se invece fosse ritenuto un lago, sarebbe diviso in parti uguali tra i cinque Stati. Non solo. Secondo uno studio condotto da Eni, Shell e Kepco nel 1998, la sezione iraniana del Mar Caspio è potenzialmente ricca di idrocarburi, ma in misura inferiore nell’immediata prossimità della costa. Teheran ha dunque tutto l’interesse a considerare il Caspio un lago: spartire la torta alla pari le consentirebbe l’accesso a zone (e a risorse) altrimenti inaccessibili.
Si veda dello stesso autore: https://geopoliticamente.wordpress.com/2010/11/25/se-il-mar-caspio-diventa-un-lago

10 Attualmente quasi il 40% di tutto il gas importato in Europa proviene dalla Russia:
https://geopoliticamente.wordpress.com/2011/02/25/cosi-putin-addomestica-gli-europei/