Charlie Hebdo, dubbi sulla rivendicazione

Sono molti i misteri che circondano ancora la vicenda di Charlie Hebdo. Al di là delle varie ricostruzioni complottiste (che non mancano mai), uno degli aspetti tuttora da chiarire è quello della rivendicazione.

In un video diffuso mercoledì 14 gennaio, Nasser bin Ali al-Ansi, leader di al-Qa’ida nella penisola arabica (AQAP), ha rivendicato l’attentato, affermando che l’azione è stata compiuta per “vendetta”. Al-Ansi non ha rivendicato invece gli attentati compiuti dal terzo terrorista, Ahmedy Coulibaly. che in un video postumo dice di aver agito in nome e per conto dell’ISIS.

A ruota, tutti i principali media hanno preso per buone queste ammissioni, senza ulteriori approfondimenti. Questa analisi dell’ISPI – sempre del 14 gennaio – ci illustra invece una realtà più complessa (grazie alla mia vicina di blog mcc43 per la segnalazione; corsivi miei): Continua a leggere

La Svizzera rinuncia al cambio fisso e anticipa il QE di Draghi

Il Sole 24 ore, 15 gennaio:

La banca centrale svizzera ha deciso di porre fine alla politica di difesa del tasso di cambio di 1,20 franchi per euro che manteneva da tre anni a questa parte. La decisione, annunciata questa mattina, ha provocato un brusco calo del cambio euro-franco (qui il grafico di giornata).

La moneta unica, ferma da tempo sulla soglia di 1,20 franchi, è scesa fino a 0,85 registrando un ribasso del 30 per cento. Il franco si è apprezzato su tutte le sue principali controparti raggiungendo i massimi dal 1980 nel cambio con lo yen giapponese. Pesante la reazione anche della Borsa di Zurigo che è arrivata a perdere oltre l’11% (qui il grafico dell’indice Smi).

Le performance peggiori sono quelle dei grossi esportatori il cui business rischia di essere messo a rischio dall’eccessivo apprezzamento della valuta svizzera.

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Torture CIA, le verità scomode dal rapporto del Congresso USA

Com’era prevedibile, il rapporto del Congresso statunitense sull’uso della tortura dopo l’11 settembre ha riaperto vecchie ferite e l’infinito dibattito su libertà e sicurezza, su diritto e ragion di Stato. Continua a leggere

Perché il voto in Groenlandia interessava a mezzo mondo

Mai prima d’ora le elezioni in una comunità così piccola – 57.000 abitanti – avevano attirato un’attenzione così grande. In Groenlandia il partito socialdemocratico al governo ha vinto le elezioni, ma di stretta misura. Ora il nuovo premier Kim Nielsen dovrà cercare una mediazione con le altre forze politiche. In ballo c’è lo sfruttamento delle risorse sottostanti ai ghiacci non più eterni dell’isola più grande del mondo. Continua a leggere

OT: Tutti diversi, tutti protagonisti: il 3 dicembre è la Giornata mondiale della disabilità

Disabili? Diversamente abili? No, semplicemente abili. L’Italia è un paese di santi, navigatori e giocolieri della parola, dove spesso si fa luogo a perifrasi nell’illusione di modificare la realtà rendendola meno pesante. Ma le parole non cambiano proprio nulla; il talento invece sì. Perché il talento non conosce barriere (neppure architettoniche) e grazie ad esso ciascuno può raggiungere grandi traguardi pur partendo da una posizione di svantaggio.

Il 3 dicembre è la Giornata mondiale della disabilità. Lo scorso anno, in Italia, lo slogan è stato: “Tutti diversi… Tutti protagonisti”. Si potrebbe qui aprire l’annoso dibattito sulla questione dell’utilità di una giornata dedicata alla disabilità: se lanciassimo un sondaggio, probabilmente una metà dei partecipanti la definirebbe una ricorrenza utile, e l’altra metà un’ipocrisia. Un salomonico pareggio tra il politicamente corretto e la realtà di una scarsa attenzione dedicata al problema negli altri 364 giorni dell’anno. Continua a leggere

Tor Sapienza: come la periferia è diventata sinonimo di degrado

I recenti fatti di Tor Sapienza narrano la storia di un equivoco e di un fallimento. L’equivoco è che gli episodi di violenza siano espressione di rigurgiti razzisti, mentre alle radici della rabbia c’è in realtà il disagio profondo di vivere in periferia. Il fallimento è della politica, locale e nazionale, che i quartieri di periferia li ha prima creati e poi abbandonati a se stessi, affidandone la sorte più al caso che alla ragione. Continua a leggere

Dietro il golpe in Burkina Faso

Era dalla morte del grande presidente Tomas Sankara (1987) che il Burkina Faso non balzava in cima alla gerarchia delle notizie. L’occasione è data al caos politico conseguente alle dimissioni, lo scorso 3 novembre, del capo di Stato Blaise Campaoré, le cui manovre per potersi ricandidare alle elezioni presidenziali attraverso un emendamento costituzonale hanno innescato violenti manifestazioni di piazza. Ma la rinnovata attenzione internazionale verso l’ex Alto Volta ha ben altre radici, che affondano nella crescente importanza sul piano economico e geostrategico rivestita dal Paese subsahariano. Continua a leggere