#Bruxelles: terrorismo e pressapochismo

Da mesi si parla molto, sui media italiani e internazionali, di Molenbeek, il comune all’interno della municipalità di Bruxelles da cui provenivano gran parte dei giovani jihadisti che hanno seminato il terrore a Parigi prima e a Bruxelles poi. Dopo gli attentati nella capitale belga sono subito fioccate analisi sulle periferie europee con una forte presenza musulmana, ideali come base operativa per possibili attacchi terroristici nel cuore dell’Europa. Stati nello Stato, buchi neri della geografia urbana che i francesi chiamano “Zus”, Zone urbane sensibili – o banlieue – e gli inglesi “no-go zone”, dove i poliziotti non possono entrare senza creare tensioni. Continua a leggere

#Bruxelles: fallimento dell’#intelligence belga (ed europea)

Gli attentati di Bruxelles hanno dato prova di quanto siano profonde le crepe nel sistema di sicurezza del Belgio e, di riflesso, dell’Europa intera. Non solo Salah Abdeslam, l’uomo più ricercato dalle polizie continentali degli ultimi anni, è stato scovato solo dopo quattro mesi di lunghe e forsennate ricerche, nel suo quartiere d’origine e malgrado le Autorità pensavano fosse già fuggito in Siria, ma quanto avvenuto due giorni fa dimostra tutte le difficoltà delle nostre intelligence nel prevenire future azioni terroristiche. Specularmente, lo Stato Islamico (IS) ha dimostrato di possedere una capacità di azione immediata e tragicamente efficace in ogni parte del mondo, che tuttavia ha trovato proprio in Belgio un terreno fertile per la propria esecuzione. Dopo gli attentati di Parigi, gli esperti di antiterrorismo avevano indicato in almeno 30 o 40 i componenti della rete responsabile della catena di attentati, ma ora è evidente che questo calcolo andrà aggiornato. Com’è possibile che il Belgio sia diventato un covo jihadista nel cuore dell’Europa? E come si spiega l’incapacità dell’intelligence nel prevenirne l’ascesa?

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#Libia, la guerra segreta tra #Italia e #Francia

Non c’è «niente di vero» sulle presunte frizioni che esisterebbero tra Italia e Francia in merito alla politica da adottare in Libia, ha dichiarato giovedì scorso il Ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni. In realtà le frizioni tra Parigi e Roma sono evidenti, legate agli interessi contrastanti sul piano anche economico, con le due parti in eterna competizione per strapparsi concessioni l’una all’altra tramite i rispettivi colossi energetici: Suez, Gas de France, Edf ed Edison sul fronte francese, Eni, Enel, Saipem su quello italiano, in un confronto-scontro costante tra i due eserciti del petrolio, a cui  la recente pubblicazione di 3.000 email riservate dell’ex Segretario di Stato Usa Hillary Clinton su ordine di un Tribunale americano aggiunge nuovi, controversi dettagli.

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#Svezia e #Danimarca frontiere chiuse: ecco perché

Da lunedì 4 gennaio la Svezia ha introdotto nuovi controlli di frontiera per chi arriva dalla Danimarca in treno o automobile attraverso il ponte di Øresund o via traghetto. D’ora in poi sarà negato l’ingresso nel Paese a chi non sarà in possesso dei documenti necessari. Un vero e proprio stravolgimento culturale per la Svezia, che ha sempre fatto dell’accoglienza un suo tratto distintivo non solo rispetto al resto dell’Europa ma anche rispetto agli stessi Paesi scandinavi.

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#2015, le #elezioni che hanno scosso l’#Europa

Nel 2015 l’Europa è stata attraversata da un vento impetuoso, quello delle elezioni. Sono stati in tutto dieci i Paesi chiamati alle urne sia per consultazioni legislative che locali, con alcuni risultati che hanno avuto conseguenze anche sulla tenuta delle istituzioni europee. Il motivo è semplice: nella maggior parte dei casi dalle urne sono emersi risultati di aperto dissenso nei confronti dell’Unione e della moneta unica e questo ha comportato una sorta di cambio dell’umore continentale. A queste si aggiungono le consultazioni svoltesi in un Paese marginalmente europeo, la Turchia, e contrassegnate da episodi oscuri che richiamano alla memoria un clima buio da strategia della tensione.

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#2015, l’anno dei #migranti

La questione dei migranti ha animato il dibattito pubblico all’interno dell’Unione Europea per tutto il 2015. Più che altro, quella delle migrazioni si è dimostrata una crisi di cui abbiamo iniziato a capire la portata solo quest’anno: la continuità con cui i flussi si dirigono verso il nostro continente -oltre un milione di arrivi durante quest’anno, il quadruplo rispetto al 2014- hanno ormai elevato le ondate migratorie da mera emergenza a fenomeno strutturale. Fenomeno che interessa innanzitutto i Paesi di frontiera come Grecia e Italia, maggiormente esposti alle rotte dei migranti, ma che ha come meta ultima quelli nel Nord Europa come Germania e Svezia.

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#Polonia: caso #Nato, ‘golpe’ costituzionale e isolamento

La vittoria alle ultime elezioni generali in Polonia del partito Diritto e Giustizia (Pis), formazione ultranazionalista, populista ed euroscettica guidata da Jaroslaw Kaczynski, aveva sollevato tra gli osservatori esterni la possibilità di una svolta ‘alla Orban’ da parte di Varsavia, con il rischio di frizioni tra Varsavia e l’Occidente. Uno scenario oggi sul punto di realizzarsi. Le prime settimane del nuovo Governo in carica stanno infatti evidenziando una tendenza autoritaria già mostrata dal partito al potere, protagonista in questi giorni di una vertenza con anche di una crisi costituzionale che nello scorso fine settimana ha portato nelle piazze delle principali città del Paese decine di migliaia di manifestanti.

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