Appunti sulla storia recente dello #Yemen

I problemi dello Yemen iniziano nel 1990 con l’unificazione tra Nord e Sud, avvenuta sotto la guida del presidente Ali Abdullah Saleh, dittatore già a capo del Nord dal 1978. L’unione crea una stabilità solo apparente, che negli anni successivi sarà messa in forse tanto dalle rivolte interne (quella dell’Hadramawt nel 1994 e quella Houthi che vedremo in seguito), quanto dalla pessima gestione di un governo corrotto che amministrerà il Paese secondo una logica meramente spartitoria. Sono molti infatti i clan da foraggiare per preservare gli equilibri di potere. Questo perché la pietra angolare nella realtà yemenita è il sistema tribale. Le tribù sono la principale formazione sociale del Paese e ne rappresentano la più importante autorità collettiva: in tutto lo Yemen se ne contano circa duecento. Per assicurarsene la fedeltà, Saleh le incardina all’interno delle strutture istituzionali. Continua a leggere

Le immagini satellitari dimostrano che l’#ISIS non ha mai distrutto #Nimrud e #Hatra

Secondo il team di esperti internazionali del progetto Shirin le distruzioni dei siti archelogici iracheni di Nimrud, Khorsabad e Hatra non sarebbero mai avvenute, poiché le immagini satellitari provenienti dai luoghi interessati non presentano “distruzioni evidenti”. Continua a leggere

#ISIS e arte: più che la distruzione, il #contrabbando

Alla fine si è appreso che gran parte delle statue assire distrutte dall’ISIS a Mossul erano in realtà erano riproduzioni in gesso di pezzi originali spostati a Baghdad dopo la guerra del 2003. Ma il video di propaganda pubblicato dai miliziani aveva già raggiunto il suo scopo, colpendo direttamente le coscienze di noi occidentali con la brutalità delle proprie azioni.

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#Nigeria, #BokoHaram più forte e più feroce in vista delle #elezioni

Negli ultimi giorni Boko Haram ha, nell’ordine: sterminato un numero imprecisato di persone (150 secondo le autorità nigeriane, addirittura 2.000 secondo Amnesty Itl) tra la città di Baga e i villaggi circostanti; fatto saltare in aria due bambine imbottite d’esplosivo in mercati affollatissimi; rapito 80 persone (50 sono bambini trai 10 e i 12 anni) in un villaggio del nord del Camerun, al confine con la Nigeria.

L’aumento di queste aggressioni ha costretto circa 20 mila nigeriani a lasciare il paese nelle ultime settimane, portando il totale degli sfollati nel Paese alla cifra di un milione e 600 mila. E’ evidente l’intenzione di Abubakar Sheakau e compagni di influenzare le elezioni nazionali in programma per il 14 febbraio. Continua a leggere

Charlie Hebdo, dubbi sulla rivendicazione

Sono molti i misteri che circondano ancora la vicenda di Charlie Hebdo. Al di là delle varie ricostruzioni complottiste (che non mancano mai), uno degli aspetti tuttora da chiarire è quello della rivendicazione.

In un video diffuso mercoledì 14 gennaio, Nasser bin Ali al-Ansi, leader di al-Qa’ida nella penisola arabica (AQAP), ha rivendicato l’attentato, affermando che l’azione è stata compiuta per “vendetta”. Al-Ansi non ha rivendicato invece gli attentati compiuti dal terzo terrorista, Ahmedy Coulibaly. che in un video postumo dice di aver agito in nome e per conto dell’ISIS.

A ruota, tutti i principali media hanno preso per buone queste ammissioni, senza ulteriori approfondimenti. Questa analisi dell’ISPI – sempre del 14 gennaio – ci illustra invece una realtà più complessa (grazie alla mia vicina di blog mcc43 per la segnalazione; corsivi miei): Continua a leggere

Torture CIA, le verità scomode dal rapporto del Congresso USA

Com’era prevedibile, il rapporto del Congresso statunitense sull’uso della tortura dopo l’11 settembre ha riaperto vecchie ferite e l’infinito dibattito su libertà e sicurezza, su diritto e ragion di Stato. Continua a leggere

Anche l’aramaico tra le vittime dell’ISIS

La brutalità medievale che fa da eco all’avanzata dello Stato Islamico in Iraq minaccia non solo la popolazione locale ma anche la cultura. Distruzioni di moschee e monumenti seguono di pari passo decapitazioni ed esecuzioni di massa al fine di spingere intere comunità ad arrendersi senza combattere. All’inizio dell’estate il Ministro del Turismo di Baghdad quantificava in circa 4.370 i siti distrutti dai jihadisti tra Mosul, Diyala, Kirkuk, Anbar e Salahuddin; bollettino impossibile da aggiornare vista la difficoltà di reperire informazioni dai luoghi occupati. Tuttavia l’emergenza culturale non riguarda solo simboli religiosi e località archeologiche: in pericolo c’è anche una delle più lingue più antiche del mondo, l’aramaico. Continua a leggere