#Cipro apre i porti alla flotta russa

Giovedì 25 febbraio la Russia ha firmato un accordo con Cipro per dare accesso ai porti ciprioti per la marina di Mosca e sta discutendo la possibilità di un’analoga disponibilità a dare appoggio all’aviazione per le missioni di soccorso umanitario e contro il terrorismo. Dopo il porto di Tartus (Siria), per mantenere il quale Putin posto il veto su ogni risoluzione ONU proposta per fermare il bagno di sangue a Damasco, il gigante russo guadagna un altro posto avamposto strategico sul Mediterraneo. Continua a leggere

#ISIS e arte: più che la distruzione, il #contrabbando

Alla fine si è appreso che gran parte delle statue assire distrutte dall’ISIS a Mossul erano in realtà erano riproduzioni in gesso di pezzi originali spostati a Baghdad dopo la guerra del 2003. Ma il video di propaganda pubblicato dai miliziani aveva già raggiunto il suo scopo, colpendo direttamente le coscienze di noi occidentali con la brutalità delle proprie azioni.

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La #Cina pianifica una base navale in #Namibia

Cina e Namibia stanno valutando la costruzione di una base militare nella località di Walvis Bay. Secondo Bloomberg, la Namibia ha citato una lettera riservata dal proprio ambasciatore a Pechino indirizzata al suo Ministero degli Esteri dove si afferma che una delegazione cinese visiterà Windhoek per discutere la proposta di una base navale nel Paese africano, peraltro anticipata già da tempo dai media locali. La lettera dell’ambasciatore Ringo Abed al segretario permanente agli affari esteri Selma Ashipala-Musavyi, datata 22 dicembre 2014, ha fatto seguito ad un incontro avuto con il funzionario del Ministero della Difesa cinese Geng Yansheng.
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Voci su un reattore nucleare siriano segreto

La notizia è di una decina di giorni fa. Secondo informazioni esclusive del quotidiano tedesco Der Spiegel, la Siria sta costruendo un nuovo impianto nucleare segreto finalizzato alla produzione di armi nucleari. Continua a leggere

#Nigeria, #BokoHaram più forte e più feroce in vista delle #elezioni

Negli ultimi giorni Boko Haram ha, nell’ordine: sterminato un numero imprecisato di persone (150 secondo le autorità nigeriane, addirittura 2.000 secondo Amnesty Itl) tra la città di Baga e i villaggi circostanti; fatto saltare in aria due bambine imbottite d’esplosivo in mercati affollatissimi; rapito 80 persone (50 sono bambini trai 10 e i 12 anni) in un villaggio del nord del Camerun, al confine con la Nigeria.

L’aumento di queste aggressioni ha costretto circa 20 mila nigeriani a lasciare il paese nelle ultime settimane, portando il totale degli sfollati nel Paese alla cifra di un milione e 600 mila. E’ evidente l’intenzione di Abubakar Sheakau e compagni di influenzare le elezioni nazionali in programma per il 14 febbraio. Continua a leggere

Charlie Hebdo, dubbi sulla rivendicazione

Sono molti i misteri che circondano ancora la vicenda di Charlie Hebdo. Al di là delle varie ricostruzioni complottiste (che non mancano mai), uno degli aspetti tuttora da chiarire è quello della rivendicazione.

In un video diffuso mercoledì 14 gennaio, Nasser bin Ali al-Ansi, leader di al-Qa’ida nella penisola arabica (AQAP), ha rivendicato l’attentato, affermando che l’azione è stata compiuta per “vendetta”. Al-Ansi non ha rivendicato invece gli attentati compiuti dal terzo terrorista, Ahmedy Coulibaly. che in un video postumo dice di aver agito in nome e per conto dell’ISIS.

A ruota, tutti i principali media hanno preso per buone queste ammissioni, senza ulteriori approfondimenti. Questa analisi dell’ISPI – sempre del 14 gennaio – ci illustra invece una realtà più complessa (grazie alla mia vicina di blog mcc43 per la segnalazione; corsivi miei): Continua a leggere

La Svizzera rinuncia al cambio fisso e anticipa il QE di Draghi

Il Sole 24 ore, 15 gennaio:

La banca centrale svizzera ha deciso di porre fine alla politica di difesa del tasso di cambio di 1,20 franchi per euro che manteneva da tre anni a questa parte. La decisione, annunciata questa mattina, ha provocato un brusco calo del cambio euro-franco (qui il grafico di giornata).

La moneta unica, ferma da tempo sulla soglia di 1,20 franchi, è scesa fino a 0,85 registrando un ribasso del 30 per cento. Il franco si è apprezzato su tutte le sue principali controparti raggiungendo i massimi dal 1980 nel cambio con lo yen giapponese. Pesante la reazione anche della Borsa di Zurigo che è arrivata a perdere oltre l’11% (qui il grafico dell’indice Smi).

Le performance peggiori sono quelle dei grossi esportatori il cui business rischia di essere messo a rischio dall’eccessivo apprezzamento della valuta svizzera.

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