#Israele, un #2015 controverso

Il 2015 è stato per Israele un anno controverso. Le elezioni generali di marzo hanno consacrato l’ascesa del quarto Governo guidato da Benjamin Netanyahu, mentre la seconda metà dell’anno è stata contrassegnata dalle pesanti accuse al Governo per i crimini di guerra a Gaza, da una nuova spirale di violenze nel Paese e nei Territori occupati e dalle polemiche con l’Unione Europea per la questione dell’etichettatura dei prodotti provenienti dagli stessi Territori. Tuttavia, a metà dicembre è giunto l’accordo di riconciliazione con la Turchia, che ha chiuso un quinquennio di tensioni iniziato con l’incidente della Mavi Marmara.

[Continua su L’Indro]

#Acqua: le dispute per l’oro blu in #MedioOriente

Tra le regioni sottoposte a una condizione di un elevato stress idrico, il Medio Oriente spicca per pericolosità e per le implicazioni strategiche che una guerra per l’acqua potrebbe avere. Un’area dove l’acqua è essa stessa un fattore strategico, in grado di esacerbare una tensione già elevata a causa di ragioni storiche, politiche e religiose.

[Continua su L’Indro]

#Palestina – #Israele, la Terza #Intifada?

La spirale di violenze attualmente in corso tra Israele e Palestina ha sollevato presso molti commentatori, sia locali che internazionali, il timore che accada una Terza ‘Intifada‘, termine arabo che significa ‘rivoluzione’, ‘sussulto’, e che da quasi un trentennio è stato assunto come appellativo delle rivolte di massa nei territori palestinesi nei confronti di cittadini e obiettivi israeliani.
[Continua su L’Indro]

#Iran e #Israele, cosa cambia dopo l’accordo di Vienna?

Dopo 21 mesi di duri negoziati, lo scorso 14 luglio a Vienna è stato firmato lo storico accordo sul programma nucleare tra l’Iran e i Paesi 5+1 (i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu: Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Russia, Cina + Germania).
[Continua su L’Indro]

#Palestina: energia rinnovabile Made in Italy

La Fondazione Giovanni Paolo II onlus di Firenze opera da molti anni in Vicino Oriente con una sede strutturata a Betlemme, svolgendo iniziative di carattere sociale e umanitario in Palestina, ma anche in Iraq, Egitto, Siria e Libano, per provvedere ai bisogni della popolazione locale. “Ad un certo punto abbiamo deciso di provare a sviluppare progetti diversi: di ordine economico, sociale e culturale”; uno di questi progetti prevede la realizzazione, in Palestina, di tre impianti pilota di produzione di energia rinnovabile da rifiuti solidi urbani e biomasse agricole, a Betlemme, Dura, Nablus.
[Continua su L’Indro]

L’Europa della pace assediata da quattro guerre

Nell’estate che va concludendosi, l’Europa ha commemorato il centenario dello scoppio della Grande Guerra e i settant’anni dello sbarco in Normandia assistendo al divampare di quattro guerre appena fuori dai suoi confini. Alla liturgia delle celebrazioni si è sovrapposta la drammatica realtà di quattro guerre (Gaza, Iraq, Libia e Ucraina) che assediano il continente lungo quasi tutto il perimetro delle sue frontiere terrestri, dalla sponda Sud del Mediterraneo alle sconfinate pianure dell’Est. A cento anni dall’attentato di Sarajevo, l’Europa della pace si riscopre inseguita dallo spettro della guerra. Continua a leggere

Hamas e Fatah, tutto cambia affinché nulla cambi

Le due più importanti fazioni palestinesi, Fatah e Hamas, hanno annunciato mercoledì di avere raggiunto un accordo per tentare di formare un governo di unità nazionale entro il 1° giugno prossimo. L’intesa è stata raggiunta al termine di colloqui tenutesi nella notte a Gaza a casa del premier di Hamas, l’islamista Ismail Haniye, ed è stata conclusa dopo anni di importanti divisioni, iniziate nel 2007 a causa della decisione di Hamas di prendere il controllo di Gaza e formare un governo rivale a quello palestinese guidato da Fatah.

Le due fazioni hanno annunciato l’indizione di elezioni su base nazionali sei mesi dopo un voto di fiducia da parte del parlamento palestinese. Significa che l’era di Mahmoud Abbas (Abu Mazen) è destinata a concludersi entro il 2014. Due i nomi più accreditati per la successione: l’attuale capo dell’ufficio politico di Hamas, quel Khaled Meshaal oggi sostenuto dai petrodollari del Qatar, e il leader di Fatah Marwan Barghouti, da anni detenuto nelle carceri israeliane. 

La stampa internazionale ha salutato l’accordo con l’iperinflazionato aggettivo “storico”, dimenticando di sottolineare alcuni importanti elementi. Continua a leggere