#Israele, un #2015 controverso

Il 2015 è stato per Israele un anno controverso. Le elezioni generali di marzo hanno consacrato l’ascesa del quarto Governo guidato da Benjamin Netanyahu, mentre la seconda metà dell’anno è stata contrassegnata dalle pesanti accuse al Governo per i crimini di guerra a Gaza, da una nuova spirale di violenze nel Paese e nei Territori occupati e dalle polemiche con l’Unione Europea per la questione dell’etichettatura dei prodotti provenienti dagli stessi Territori. Tuttavia, a metà dicembre è giunto l’accordo di riconciliazione con la Turchia, che ha chiuso un quinquennio di tensioni iniziato con l’incidente della Mavi Marmara.

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Gli alleati dell’#ISIS nel mondo

«L’ISIS è finanziato da individui di 40 Paesi, inclusi alcuni membri del G20.» Ha destato sgomento l’affermazione del presidente russo Vladimir Putin in chiusura del summit d’Antalya, secondo il quale l’organizzazione trae parte della sua linfa da una rete di complicità interne ad alcuni tra i Paesi intorno al tavolo. Una dichiarazione che di fatto risponde alle due domande più ricorrenti quando si parla dello Stato Islamico: 1) chi c’è dietro al gruppo integralista d’Abu Bakr al-Baghdadi2) chi lo finanzia. Quesiti che trovano spesso una risposta in termini “cospirazionisti”, salvo poi scoprire che tali ipotesi non sono quasi mai verificate da fonti credibili.

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#Acqua: le dispute per l’oro blu in #MedioOriente

Tra le regioni sottoposte a una condizione di un elevato stress idrico, il Medio Oriente spicca per pericolosità e per le implicazioni strategiche che una guerra per l’acqua potrebbe avere. Un’area dove l’acqua è essa stessa un fattore strategico, in grado di esacerbare una tensione già elevata a causa di ragioni storiche, politiche e religiose.

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A #Parigi si è voluto colpire anche l’#Iran

La dinamica degli attacchi effettuati a Parigi venerdì scorso è stata interpretata a caldo come una rappresaglia jihadista per il rinnovato impegno di Parigi contro lo Stato Islamico e le altre formazioni jihadiste. La politica estera francese è infatti indicata nelle rivendicazioni dell’Isis proprio come uno dei motivi degli attentati terroristici.

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Il “non senso” della #democrazia in #Egitto

La democrazia non si risolve solo nel mero rituale delle elezioni, ma le elezioni – o meglio le condizioni in cui queste hanno luogo – sono quasi sempre un indice fedele dello stato di salute di una democrazia. Quelle parlamentari in Egitto – le seconde dalla caduta di Mubarak nel 2011 – ad esempio, restituiscono l’immagine di una democrazia malata, per non dire già passata a miglior vita. Come si aspettavano quasi tutti, infatti, la prima fase del voto indica che proprio il partito del presidente (controllato dai servizi segreti) dominerà il prossimo parlamento.

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#Egitto: le implicazioni geopolitiche della scoperta di #Eni

A fine agosto ENI ha scoperto un enorme giacimento di gas con un potenziale di 850 miliardi di metri cubi a largo delle coste dell’Egitto. Il campo si chiama Zohr 1X, si trova 1450 metri di profondità, ha un’estensione di circa mille chilometri quadrati e, secondo le prime stime, comprende uno strato di idrocarburi per oltre 630 metri, per un totale di 5,5 miliardi di barili di petrolio equivalenti.

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#Kurdistan iracheno, un ‘modello’ in crisi?

Fino a ieri il Kurdistan iracheno era considerato una sorta di ‘altro Iraq’. Mentre Baghdad non è mai riuscita a ristabilire un equilibrio interno dopo l’invasione americana del 2003, la stabilità e la crescita economica raggiunte dalla regione autonoma curda nel Nordest sono parse fin da subito invece uno dei pochi -se non l’unico- cambiamenti in positivo conseguente alla cacciata del dittatore Saddam Hussein. Una rinascita che affondava le radici della propria solidità nell’industria petrolifera, che forniva a Erbil la liquidità necessaria per mantenere in attivo i conti pubblici e nei settori delle costruzioni e dei servizi, in cui gran parte delle rendite petrolifere sono state reinvestite.

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