#2015, il ritorno della #Russia

L’anno che sta per concludersi ha segnato il definitivo ritorno sulla scena internazionale di uno dei suoi storici interpreti: la Russia. Un ritorno avvenuto dapprima in uno dei suoi storici ruoli, ossia come antagonista dell’Occidente, per poi passare a quello di baluardo nella lotta al terrorismo. Il dato saliente è che, alla fine di settembre, la Russia ha iniziato a compiere attacchi aerei a sostegno del regime del dittatore siriano Bashar al Assad.

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Gli alleati dell’#ISIS nel mondo

«L’ISIS è finanziato da individui di 40 Paesi, inclusi alcuni membri del G20.» Ha destato sgomento l’affermazione del presidente russo Vladimir Putin in chiusura del summit d’Antalya, secondo il quale l’organizzazione trae parte della sua linfa da una rete di complicità interne ad alcuni tra i Paesi intorno al tavolo. Una dichiarazione che di fatto risponde alle due domande più ricorrenti quando si parla dello Stato Islamico: 1) chi c’è dietro al gruppo integralista d’Abu Bakr al-Baghdadi2) chi lo finanzia. Quesiti che trovano spesso una risposta in termini “cospirazionisti”, salvo poi scoprire che tali ipotesi non sono quasi mai verificate da fonti credibili.

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La #guerra (non più) segreta della #Russia in #Siria

All’inizio di settembre sono emerse le prime significative prove del coinvolgimento diretto della Russia nella guerra civile siriana. È noto da tempo che Mosca fornisce armi ed equipaggiamenti militari alla Siria nell’ambito dei contratti bilaterali di fornitura, peraltro in gran parte firmati ben prima dell’inizio della crisi, così come a Damasco sono sempre stati presenti consiglieri militari del Cremlino. Da alcune settimane, però, la Russia è passata da mero sostegno dietro le quinte all’avvio d’operazioni militari vere e proprie a fianco dell’esercito lealista.

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#ISIS, il terrore che si è fatto ‘impero’

Il 2014 ha segnato la nascita di un nuovo, inquietante attore sulla scena mediorientale:  il cosiddetto Stato Islamico. Si tratta solo dell’ultima denominazione assunta da un gruppo terroristico jihadista attivo in Siria e Iraq, il cui  capo, Abu Bakr al-Baghdadi, nel giugno dello scorso anno ha unilateralmente proclamato la nascita di un Califfato nei territori caduti sotto il suo controllo. Prima della proclamazione, il gruppo si faceva chiamare Stato Islamico dell’Iraq e Siria (ISIS, o  ISIL, o Dawla Islamiya fi Iraq wa Islam, il cui acronimo in arabo è Daesh). Oggi controlla ampi lembi dei due Paesi in questione, una località del Libano (Arsal) e alcune altre lungo la costa libica. Un Califfato, non uno ‘Stato’ propriamente detto.
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Voci su un reattore nucleare siriano segreto

La notizia è di una decina di giorni fa. Secondo informazioni esclusive del quotidiano tedesco Der Spiegel, la Siria sta costruendo un nuovo impianto nucleare segreto finalizzato alla produzione di armi nucleari. Continua a leggere

L’Europa della pace assediata da quattro guerre

Nell’estate che va concludendosi, l’Europa ha commemorato il centenario dello scoppio della Grande Guerra e i settant’anni dello sbarco in Normandia assistendo al divampare di quattro guerre appena fuori dai suoi confini. Alla liturgia delle celebrazioni si è sovrapposta la drammatica realtà di quattro guerre (Gaza, Iraq, Libia e Ucraina) che assediano il continente lungo quasi tutto il perimetro delle sue frontiere terrestri, dalla sponda Sud del Mediterraneo alle sconfinate pianure dell’Est. A cento anni dall’attentato di Sarajevo, l’Europa della pace si riscopre inseguita dallo spettro della guerra. Continua a leggere

Anche la Cina alle prese con la minaccia jihadista

Contrariamente a quanto si pensi, il fondamentalismo islamico non rappresenta un pericolo solo per gli Stati Uniti e l’Occidente: anche la Cina deve fare i conti con questa minaccia.

Il 1° marzo, presso la stazione ferroviaria di Kunming, nella provincia dello Yunnan, otto uomini armati di coltelli si sono scagliati contro la folla, compiendo in pochi minuti una strage: 33 morti e 143 feriti. L’agenzia di stampa Xinhua lo ha definito l’11 settembre della Cina. Alcuni mesi prima, precisamente il 28 ottobre, nella celeberrima piazza Tienanmen, a Pechino, una jeep si è lanciata a tutta velocità contro i passanti che si trovavano di fronte all’ingresso principale della Città Proibita, provocando la morte di cinque persone (i tre attentatori e due turisti). In un primo momento si era parlato di un attentato legato alla repressione cinese in Tibet, ma nei giorni seguenti la polizia ha arrestato cinque sospetti militanti islamici di etnia uigura.

Pechino gli uiguri, una convivenza difficile

Su 1 miliardo e 300 milioni di abitanti, la Cina conta circa 20 milioni di musulmani: meno del 2% della popolazione. Tra essi primeggiano proprio gli uiguri, un popolo concentrato nella regione dello Xinjiang. Attualmente costituiscono uno dei 56 gruppi etnici ufficialmente riconosciuti dal governo cinese: nonostante ci sia incertezza sui numeri, si può ragionevolmente supporre che 8 milioni circa risiedano in patria e 3 milioni all’estero.

Lo Xinjiang – “Nuova frontiera” in lingua cinese – comprende gli aridi deserti occidentali del Paese. Molti fattori ne indicano il forte collegamento con l’Asia centrale: cultura, economia, lingua e religione. Gli uiguri sono infatti una popolazione di stirpe mongola, turcofona e musulmana. Secondo la storiografia cinese contemporanea, lo Xinjiang rappresenta una inalienabile parte della Cina da più di un millennio, ma la sua conquista definitiva è avvenuta solo nel 1759. In seguito, nella regione si istituì un governo integrato nel sistema imperiale cinese e cominciò una massiccia immigrazione di funzionari e lavoratori Han da ogni parte del Paese. Un processo d’integrazione che avrebbe conosciuto un punto di svolta con la fondazione della Repubblica Popolare Cinese da Con e le riforme di Mao Zedong. In analogia alle politiche etniche già attuate in Unione Sovietica, volte a spezzare l’omogeneità culturale, religiosa e storica delle minoranze interne con le popolazioni turche stanziate in Asia Centrale, l’identità uigura venne definitivamente codificata in una serie di provvedimenti legislativi, la cui attuazione venne affidata ai funzionari locali inviati dalla capitale. Continua a leggere