#Libia, la guerra segreta tra #Italia e #Francia

Non c’è «niente di vero» sulle presunte frizioni che esisterebbero tra Italia e Francia in merito alla politica da adottare in Libia, ha dichiarato giovedì scorso il Ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni. In realtà le frizioni tra Parigi e Roma sono evidenti, legate agli interessi contrastanti sul piano anche economico, con le due parti in eterna competizione per strapparsi concessioni l’una all’altra tramite i rispettivi colossi energetici: Suez, Gas de France, Edf ed Edison sul fronte francese, Eni, Enel, Saipem su quello italiano, in un confronto-scontro costante tra i due eserciti del petrolio, a cui  la recente pubblicazione di 3.000 email riservate dell’ex Segretario di Stato Usa Hillary Clinton su ordine di un Tribunale americano aggiunge nuovi, controversi dettagli.

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#2015, il ritorno della #Russia

L’anno che sta per concludersi ha segnato il definitivo ritorno sulla scena internazionale di uno dei suoi storici interpreti: la Russia. Un ritorno avvenuto dapprima in uno dei suoi storici ruoli, ossia come antagonista dell’Occidente, per poi passare a quello di baluardo nella lotta al terrorismo. Il dato saliente è che, alla fine di settembre, la Russia ha iniziato a compiere attacchi aerei a sostegno del regime del dittatore siriano Bashar al Assad.

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Gli alleati dell’#ISIS nel mondo

«L’ISIS è finanziato da individui di 40 Paesi, inclusi alcuni membri del G20.» Ha destato sgomento l’affermazione del presidente russo Vladimir Putin in chiusura del summit d’Antalya, secondo il quale l’organizzazione trae parte della sua linfa da una rete di complicità interne ad alcuni tra i Paesi intorno al tavolo. Una dichiarazione che di fatto risponde alle due domande più ricorrenti quando si parla dello Stato Islamico: 1) chi c’è dietro al gruppo integralista d’Abu Bakr al-Baghdadi2) chi lo finanzia. Quesiti che trovano spesso una risposta in termini “cospirazionisti”, salvo poi scoprire che tali ipotesi non sono quasi mai verificate da fonti credibili.

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Repubblica Centrafricana nel caos

La Repubblica Centrafricana potrebbe essere un nuovo Ruanda, una nuova Sierra Leone o forse entrambe le cose. Gli scontri che imperversano nel Paese in queste settimane sono i più gravi da quando le milizie Seleka hanno lasciato il potere nel gennaio 2014. Il Paese non riesce dunque a lasciarsi alle spalle le ferite della guerra civile che da due anni coinvolge vari gruppi in contrapposizione, ma principalmente riguarda proprio la coalizione di ribelli Seleka, a prevalenza musulmana, e le formazioni anti-Balaka, perlopiù cristiane.

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Guerre per l’#acqua, dal conflitto al confronto

Per avere un’idea di come la condivisione dell’acqua rappresenti un potenziale innesco di tensioni è sufficiente notare che la parola ‘rivale’ deriva dal latino rivalis, cioè qualcuno che usa lo stesso fiume di un altro. Una curiosità etimologica che riassume di fatto gli ultimi cinque millenni di storia umana.

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#Palestina – #Israele, la Terza #Intifada?

La spirale di violenze attualmente in corso tra Israele e Palestina ha sollevato presso molti commentatori, sia locali che internazionali, il timore che accada una Terza ‘Intifada‘, termine arabo che significa ‘rivoluzione’, ‘sussulto’, e che da quasi un trentennio è stato assunto come appellativo delle rivolte di massa nei territori palestinesi nei confronti di cittadini e obiettivi israeliani.
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La #guerra (non più) segreta della #Russia in #Siria

All’inizio di settembre sono emerse le prime significative prove del coinvolgimento diretto della Russia nella guerra civile siriana. È noto da tempo che Mosca fornisce armi ed equipaggiamenti militari alla Siria nell’ambito dei contratti bilaterali di fornitura, peraltro in gran parte firmati ben prima dell’inizio della crisi, così come a Damasco sono sempre stati presenti consiglieri militari del Cremlino. Da alcune settimane, però, la Russia è passata da mero sostegno dietro le quinte all’avvio d’operazioni militari vere e proprie a fianco dell’esercito lealista.

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#Ucraina, sempre più Stato fallito alle porte d’#Europa

A sei mesi dagli Accordi di Minsk-2, non passa giorno senza che si registrino scontri al confine tra le le province governate da Kiev e quelle sotto il controllo dei separatisti russi. Mosca continua a negare la presenza di soldati russi in Ucraina orientale nonostante le numerose prove del coinvolgimento del Cremlino nel conflitto continua a svolgere un ruolo militare attivo in Ucraina orientale. La guerra civile sta erodendo la stabilità dell’Ucraina su tutti i fronti, complice la massiccia campagna di disinformazione ad opera dei media russi. Il governo ucraino è messo sotto pressione affinché conceda maggiore autonomia alle province orientali, mentre la situazione economica peggiora e sul Paese pende sempre di più la spada di Damocle del default.
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#ISIS, il terrore che si è fatto ‘impero’

Il 2014 ha segnato la nascita di un nuovo, inquietante attore sulla scena mediorientale:  il cosiddetto Stato Islamico. Si tratta solo dell’ultima denominazione assunta da un gruppo terroristico jihadista attivo in Siria e Iraq, il cui  capo, Abu Bakr al-Baghdadi, nel giugno dello scorso anno ha unilateralmente proclamato la nascita di un Califfato nei territori caduti sotto il suo controllo. Prima della proclamazione, il gruppo si faceva chiamare Stato Islamico dell’Iraq e Siria (ISIS, o  ISIL, o Dawla Islamiya fi Iraq wa Islam, il cui acronimo in arabo è Daesh). Oggi controlla ampi lembi dei due Paesi in questione, una località del Libano (Arsal) e alcune altre lungo la costa libica. Un Califfato, non uno ‘Stato’ propriamente detto.
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La #Libia di #Gheddafi era meno stabile di quel che si pensa

Il 7 marzo 2011, Muammar Gheddafi avvertì in un’intervista che, nel caso di un intervento NATO in Libia, «ci sarà una jihad di fronte a voi, nel Mediterraneo». Ora che le bandiere dell’ISISsventolano sui principali centri costieri del Paese, da Derna a Sirte passando per Bengasi, sono in molti a rammentarsi della «profezia di Gheddafi», rimpiangendo i tempi in cui Tripoli rappresentava un faro di stabilità nel Nord Africa. Che la comunità internazionale sia in gran parte colpevole dell’attuale disastro è fuori discussione. D’altra parte, questa ricostruzione trascura la realtà di uno scenario molto più complesso. A dispetto di quanto sostenuto in questi giorni, la stabilità del regime libico era solo apparente. Continua a leggere