#Africa, le guerre per l’#acqua

In Africa il rischio di idroconflitti è particolarmente elevato. In molti Paesi l’irrigazione agricola, legata ad economie essenzialmente di sussitenza, dipende in misura pressoché totale dalle condizioni climatiche. Con la domanda idrica in continua crescita, amplificata da diversi fattori come l’esplosione demografica, l’ineguale distribuzione e le croniche inefficienze di gestione, la condivisione delle risorse di ‘oro blu’ fra due e più Stati può essere motivo di forti attriti, dato che ogni Paese nel continente ha almeno un fiume in comune e quindici Paesi ne hanno in comune almeno cinque. Ciò determina situazioni di concorrenza per lo sfruttamento della risorsa acqua molto spesso aggravate dalla mancanza di politiche territoriali ed ecologiche unitarie e organiche.

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#Migranti: La Valletta, vertice #Ue-#Africa teso e affollato

Si svolgerà oggi e domani ‘Valletta Summit on migration‘, il vertice internazionale a La Valletta (Malta) Ue – Africa sull’immigrazione. All’incontro sono attese 90 delegazioni; su 28 Stati membri dell’Ue, almeno 24 dovrebbero essere rappresentati a livello di capi di Stato e di Governo, così come dovrebbe presenziare una folta rappresentanza dei 35 Paesi africani invitati, peraltro già coinvolti in altri forum di dialogo e cooperazione con Bruxelles come il Processo di Rabat e il Processo di Khartoum, ideati per discutere rispettivamente dei flussi migratori provenienti dall’Africa occidentale e di quelli dal Corno d’Africa. Scopo del summit è arrivare all’approvazione di un Piano di azione che promuova delle politiche allo sviluppo, migrazione legale, asilo, lotta al traffico di migranti e rimpatri.

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Repubblica Centrafricana nel caos

La Repubblica Centrafricana potrebbe essere un nuovo Ruanda, una nuova Sierra Leone o forse entrambe le cose. Gli scontri che imperversano nel Paese in queste settimane sono i più gravi da quando le milizie Seleka hanno lasciato il potere nel gennaio 2014. Il Paese non riesce dunque a lasciarsi alle spalle le ferite della guerra civile che da due anni coinvolge vari gruppi in contrapposizione, ma principalmente riguarda proprio la coalizione di ribelli Seleka, a prevalenza musulmana, e le formazioni anti-Balaka, perlopiù cristiane.

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La deriva autoritaria della #Tunisia

Gli attacchi al museo del Bardo di Tunisi il 18 marzo e in un resort di Port El Kantaoui (Sousse) il 26 giugno (rispettivamente 21 e 38 morti) hanno spazzato via l’illusione che in questi quattro anni aveva accompagnato la nostra percezione della storia recente della Tunisia: che fosse, cioè, un esempio di successo, forse l’unico, delle cosiddette ‘primavere arabe’. Gli osservatori sono stati tutti così concentrati sulle mere dinamiche elettorali e sul ruolo dell’Islam politico da trascurare il fuoco dell’integralismo che covava sotto la cenere della transizione. C’è voluta la violenza cruda e immotivata contro i turisti (cioè contro di noi occidentali) per squarciare il velo sui problemi che fino a quel momento non avevano avuto né letture né risposte adeguate, sia dentro che fuori i confini del Paese. Questi problemi stanno venendo a capo intorno a due poli: terrorismo e antiterrorismo, due facce della stessa medaglia. Perché la crescente svolta securitaria con cui il Governo cerca – almeno ufficialmente – di reprimere l’attività terroristica preoccupa i cittadini non meno del terrorismo stesso.
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#BokoHaram, la nuova “multinazionale” del terrore

Boko Haram ha un nuovo leader, o almeno così pare: si tratterebbe di Mahamat Daoud, che a metà agosto ha sostituito Abubakar Shekau. Nuovi anche gli obiettivi, coi jihadisti che, dopo aver fondato un Califfato a Nordest della Nigeria, stanno ora cercando d’«esportare» il jihad in altre zone dell’Africa centrale, in particolare verso Ciad e Camerun. A restare quelli di sempre sono invece i metodi, con attacchi feroci e sanguinari a villaggi inermi che proseguono incessanti in uno stillicidio quotidiano senza fine.
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La #Cina pianifica una base navale in #Namibia

Cina e Namibia stanno valutando la costruzione di una base militare nella località di Walvis Bay. Secondo Bloomberg, la Namibia ha citato una lettera riservata dal proprio ambasciatore a Pechino indirizzata al suo Ministero degli Esteri dove si afferma che una delegazione cinese visiterà Windhoek per discutere la proposta di una base navale nel Paese africano, peraltro anticipata già da tempo dai media locali. La lettera dell’ambasciatore Ringo Abed al segretario permanente agli affari esteri Selma Ashipala-Musavyi, datata 22 dicembre 2014, ha fatto seguito ad un incontro avuto con il funzionario del Ministero della Difesa cinese Geng Yansheng.
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#Nigeria, #BokoHaram più forte e più feroce in vista delle #elezioni

Negli ultimi giorni Boko Haram ha, nell’ordine: sterminato un numero imprecisato di persone (150 secondo le autorità nigeriane, addirittura 2.000 secondo Amnesty Itl) tra la città di Baga e i villaggi circostanti; fatto saltare in aria due bambine imbottite d’esplosivo in mercati affollatissimi; rapito 80 persone (50 sono bambini trai 10 e i 12 anni) in un villaggio del nord del Camerun, al confine con la Nigeria.

L’aumento di queste aggressioni ha costretto circa 20 mila nigeriani a lasciare il paese nelle ultime settimane, portando il totale degli sfollati nel Paese alla cifra di un milione e 600 mila. E’ evidente l’intenzione di Abubakar Sheakau e compagni di influenzare le elezioni nazionali in programma per il 14 febbraio. Continua a leggere