#Bruxelles: terrorismo e pressapochismo

Da mesi si parla molto, sui media italiani e internazionali, di Molenbeek, il comune all’interno della municipalità di Bruxelles da cui provenivano gran parte dei giovani jihadisti che hanno seminato il terrore a Parigi prima e a Bruxelles poi. Dopo gli attentati nella capitale belga sono subito fioccate analisi sulle periferie europee con una forte presenza musulmana, ideali come base operativa per possibili attacchi terroristici nel cuore dell’Europa. Stati nello Stato, buchi neri della geografia urbana che i francesi chiamano “Zus”, Zone urbane sensibili – o banlieue – e gli inglesi “no-go zone”, dove i poliziotti non possono entrare senza creare tensioni.

Anche i media italiani si sono messi alla ricerca delle “nostre” Molenbeek, vale a dire dei quartieri in cui regnerebbe un misto tra il caos e la Shariia islamica, emirati in miniatura apparentemente pieni di terroristi pronti a farsi saltare in aria.

Già lo scorso anno la Fondazione Leone Moressa ha realizzato una mappa delle città italiane a “rischio banlieue”, cioè le città in cui l’integrazione degli immigrati è più a rischio. Incrociando dati le differenze retributive tra italiani e immigrati, grado di integrazione, tasso di acquisizione della cittadinanza e disoccupazione, è venuto fuori che le città più “a rischio banlieue” sono Bologna, Trieste e Trento.

Ma l’Italia non è il Belgio. Al netto del fiume di parole che imperversa in questi giorni, la realtà è che queste presunte Molenbeek italiane non esistono, se non sulle pagine di certi media.

Una bulimia (dis)informativa a cui la stampa nostrana non è nuova e di cui quello appena esposto non è nemmeno l’unico esempio. Mentre i giornali sembrano dediti più al culto della personalità che all’analisi dei fatti, ci accorgiamo che in realtà dei terroristi sappiamo veramente poco. Talvolta nemmeno se esistano davvero.
Non ci credete? Ecco cosa denuncia il giornalista
Amedeo Ricucci su Facebook:

da giornale a giornale, da Tg a Tg, non combaciano i nomi, le date, la dinamica dei fatti e le ipotesi investigative.Due soli esempi : 1) sui giornali italiani si legge che SOUFIANE KAYAL e’ solo un nome finto su un finto passaporto di NAJIM LAACHRAOUI, l’artificiere; mentre sui giornali francesi ( vedi Le Monde) si legge he KAYAL esiste davvero ed e’ un terrorista in fuga. 2) E che dire dell’ uomo ” col cappello”? I nostri dicono che si tratta di FAYSAL CHEFFOU, il finto reporter; i francesi dicono che si tratta di un altro.

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AGGIORNAMENTO: rilasciato Cheffou per mancanza di prove. Non è lui l’attentatore “col cappello”.

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