L’#India sta per dotarsi della #bombaH?

Se confermata, sarebbe davvero una ‘notizia bomba’: l’India sta segretamente costruendo una cittadella nucleare per dotare il proprio arsenale atomico della bomba all’idrogeno. Lo afferma la rivista Foreign Policy, che ha avuto accesso in anteprima ai risultati di un’indagine del Center for Public Integrity (Cpi), ente non profit di giornalismo investigativo con sede a Washington, comprensiva di una serie di interviste con persone residenti nella zona, scienziati e militari indiani coinvolti nel programma nucleare ed esperti e analisti di intelligence stranieri.

Il progetto, secondo le fonti, è stato avviato nel 2012 e punta a realizzare entro il 2017 a Challakere, nello stato meridionale di Karnataka, «il più vasto complesso militare del subcontinente, dotato di centrifughe nucleari, laboratori di ricerche atomiche e impianti per testare nuovi armamenti e aerei». Lo scopo dichiarato è l’ampliamento delle capacità di ricerca in campo nucleare, per produrre il combustibile necessario alle centrali nucleari indiane e alimentare i propulsori della nuova flotta di sottomarini di New Delhi. In realtà, secondo FP, uno degli obiettivi del nuovo complesso sarà quello di dotare l’India di nuove riserve di uranio arricchito che «potrebbero essere usate per le nuove bombe all’idrogeno, aumentando considerevolmente la forza esplosiva di quelle già presenti nell’attuale arsenale nucleare».

Naturalmente il progetto potrebbe produrre una pericolosa spirale bellica nel quadrante asiatico. Il rischio è che la Cina e il Pakistan si affrettino a incrementare le loro risorse atomiche in risposta all’iniziativa indiana, vista come una provocazione. Secondo lo Stockolm International Peace Research Institute (Sipri), Pechino detiene 260 armi nucleari e  Islamabad 120. New Delhi, invece, ne possiede ‘solo’ 90-110. Tuttavia l’assenza di dati ufficiali impedisce di stabilire questo numero con certezza e di distinguere le testate attive da quelle di riserva.

Fa riflettere che l’India ha già ricevuto circa 4.914 tonnellate di uranio da Francia, Russia e Kazakistan. Ha inoltre stretto accordi Argentina, Canada, Mongolia e Namibia per le spedizioni supplementari. Infine, nel settembre 2014, l’ex primo ministro Australiano Tony Abbott ha ratificato un accordo a lungo termine per la fornitura d’uranio al colosso asiatico.

Il premier indiano Narendra Modi,sulle ali di un’economia in continua ascesa – ma non troppo – ha scelto di condurre una politica estera indipendente, svincolata cioè dal tradizionale allineamento alle posizioni degli Stati Uniri. Se è vero che che nell’ottobre del 2014 l’India ha rinnovato le proprie relazioni con Washington, in chiara funzione di contenimento verso l’espansionismo cinese, allo stesso tempo Modi si è mosso in piena autonomia dalla Casa Bianca per gestire al meglio gli interessi del proprio Paese. Ad esempio, nel dicembre dello scorso anno ha stretto un importante accordo sul nucleare civile con la Russia, condannando nell’occasione le dure sanzioni dell’Occidente nei confronti di Mosca.

Peraltro i russi sono stati i primi ad intuire la volontà di New Delhi di sviluppare la bomba H. Già lo scorso anno esperti strategici affermarono che il possesso della bomba all’idrogeno è essenziale per l’India per migliorare l’immagine di potenza globale e diventare uno dei centri di potere multipolari. Il giudizio fu espresso in reazione ad un rapporto del think tank dell’intelligence Usa IHS Jane, che afferma che un impianto per centrifughe nucleari costruito nel 1992, presso Mysore, potrebbe essere usato per la realizzazione di bombe all’idrogeno. Oggi Russia, Stati Uniti, Cina, Gran Bretagna e Francia  possiedono bombe all’idrogeno. Il fatto stesso che il secondo Paese più popoloso del mondo possieda la bomba H non è per nulla strano o sorprendente.

L’India si proclamò ufficialmente Stato dotato di armi nucleari dopo una serie di test nel Rajasthan nel 1998. L’operazione Shakti si svolse sotto il governo di Atal Bihari Vajpayee, quando il Bharatiya Janata Party era al potere. Ora Narendra Modi sembra voler proseguire sulla stessa strada.

La bomba all’idrogeno, detta anche bomba H e il cui nome tecnico è ‘bomba a fusione termonucleare incontrollata’, ha una efficacia distruttiva decisamente più imponente rispetto alle altre bombe a fusione termonucleare attualmente in possesso dell’India. Se fosse appurato che il Paese sta procedendo alla sua costruzione, gli Stati Uniti dovranno pensare subito ad una strategia diplomatica da mettere in campo.

Al momento i funzionari Usa preferiscono non commentare la notizia. Tuttavia, secondo Robert Einhorn, ex alto funzionario del Dipartimento di Stato, è certo che ci sono state ripercussioni negative dopo il primo accordo sul nucleare Usa-India del 2008. All’epoca l’amministrazione Bush pensava che da quell’intesa sarebbe scaturita negli anni a venire una più stretta cooperazione in funzione anticinese. Ma tale circostanza si è realizzata solo in parte perché l’India, come abbiamo visto, ha sempre mantenuto una certa indipendenza in politica estera.

In ogni caso, l’iniziativa di New Delhi riporta all’attenzione lo spinoso tema della proliferazione del nucleare. Per evitare una pericolosa corsa all’atomica su scala globale,  negli anni ’60 iniziò una negoziazione tra Stati Uniti, Regno Unito e Unione Sovietica che portò alla sottoscrizione del Trattato di non proliferazione del nucleare (TNP), entrato in vigore nel 1970 e attualmente sottoscritto da 189 Stati. Il paradosso di questo negoziato è che pur impegnando gli Stati ‘non nucleari’ a non procurarsi tali armamenti, non vincola in alcun modo gli Stati nucleari a liberarsi di quelli esistenti.

L’india si è sempre rifiutata di sottoscrivere il Trattato, considerandolo – non a torto – uno strumento iniquo che compie un’irragionevole distinzione tra chi può possedere armi nucleari e chi no.

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