Boko Haram diffonde il jihad anche in Camerun

I due preti italiani Giampaolo Marta e Gianantonio Allegri, e la suora canadese Gilberte Bussier, rapiti nella notte fra venerdì e sabato nella diocesi di Maroua, nel Nord del Camerun, sono stati presi dagli islamisti nigeriani di Boko Haram. Il gruppo, come sappiamo, opera prevalentemente nelle regioni settentrionali della Nigeria, dove il governo di Lagos opera da anni una violenta repressione.

Negli ultimi tempi Boko Haram ha iniziato a “sconfina” anche nelle regioni settentrionali del Camerun, zone dalla vocazione prevalentemente turistica, anche se ultimamente viene sconsigliato di recarvisi. Giò alla fine del 2013 lo stesso gruppo terroristico rapì un missionario francese, Georges Vandenbeusch, curato della parrocchia di Nguetchewe, e una famiglia francese sempre nella regione di Moroua che, dopo essere stati trattenuti per 3 mesi in Nigeria, vennero rilasciati.

Di lì in poi è stato un continuo susseguirsi di incidenti tra il gruppo jihadista e le forze di sicurezza di Yaoundè. A metà gennaio i villaggi di frontiera nel nord del Camerun sono stati abbandonati a seguito di pesanti combattimenti tra l’esercito nigeriano e i militanti Boko Haram a Banki, nello Stato di Borno. Il 3 marzo sette persone, sei islamisti e un soldato camerunense, sono state uccise negli scontri a fuoco scoppiati dopo l’incursione del gruppo islamista nigeriano di Boko Haram nel nord del Camerun. E adesso il rapimento dei religiosi a Maroua.

Secondo Piero Gheddo, missionario del Pime e giornalista, nel Nord del Camerun c’è un lungo confine con la Nigeria, e in particolare con lo Stato di Sokoto che è il più estremista per quanto riguarda l’applicazione della legge islamica. Di conseguenza c’è sempre stata un’infiltrazione di Boko Haram in Camerun. Con il tempo le attività oltreconfine del gruppo si sono intensificate, in ragione dell’agenda globale perseguita la formazione. Boko Haram, infatti, sta cercando di conquistare Mali, Senegal, Burkina Faso e quella fascia che separa il deserto del Sahara dall’Africa Nera: ciascuno di questi Paesi è a rischio. Pertanto, continua Padre Gheddo, la strategia del gruppo qaedista mira a islamizzare i Paesi situati nella fascia del Sahel in modo da fare avanzare il Jihad nell’intera regione, e anche oltre.

A dispetto della relativa stabilità politica, il Camerun sta dunque diventando una base per le milizie terroriste attive oltreconfine. I primi effetti sono già visibili. Come spiega Limes, vari gruppi jihadisti agiscono sotto l’ombrello di Boko Haram, Ansaru e dei ribelli Séléka, ossia le principali formazioni terroriste attive nell’Africa subsahariana. Se inizieranno a reclutare nella loro rete cittadini camerunensi, il rischio è che il governo di Yaoundé si ritroverà a combattere in casa contro un nuovo movimento radicale, raccolto ancora una volta attorno alla bandiera di al-Qa’ida.

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