Non solo Alba Dorata, ora in Grecia torna l’incubo del terrorismo anarchico

Ora la Grecia ha paura. Nella serata di venerdì 1° novembre, due persone su una moto di grossa cilindrata hanno aperto il fuoco davanti alla sede di Alba Dorata, nel quartiere Neo Eraklio di Atene, uccidendo due militanti e ferendo un terzo, A prima vista sembra una vendetta contro il movimento squadrista per l’omicidio del rapper Pavlos Fyssas, avvenuto lo scorso settembre, ma c’è già chi parla di una “strategia della tensione” in atto. Perché l’attentato fa ripiombare la Grecia, già stremata dalla gravissima crisi economica e dai conseguenti sacrifici ad essa imposti, nel buio e nei misteri che sono stati i fantasmi del suo recente passato.
L’attentato è stato rivendicato solo pochi giorni fa da parte delle cosiddette “Squadre rivoluzionarie popolari combattenti”, una sigla di estrema sinistra mai sentita prima. Fatto spiega come anche la minaccia anarco-insurrezionalista torni a farsi strada, con la Grecia ora in mezzo a due fuochi.

Alba Dorata, istruzioni per l’uso

Per capire Alba Dorata consiglio la lettura di due articoli dell’Osservatorio Balcani e Caucaso che provano a spiegarne la genesi. Nel primo si tratteggia, tra le altre cose, la figura di Nikos Michaloliakos, fondatore del gruppo; nel secondo si illustra come il movimento si sia minacciosamente fatto strada nel cuore della società greca, sia prima che dopo l’ingresso in parlamento. Diventando una sorta di neonazismo quotidiano.

Nell’ultimo anno i membri del gruppo si sono resi responsabili di decine di assalti a immigrati, soprattutto quelli irregolari. Solo nel 2012 si registrano 154 episodi, ma secondo le organizzazioni per la difesa dei diritti umani gli incidenti sarebbero in realtà molti di più. Fa scalpore l’omicidio di un diciannovenne iracheno, ucciso fuori da una moschea improvvisata durante il mese sacro del Ramadan. Si registrano anche aggressioni a disabili omosessuali. ma anche a giornalisti accusati di essere “conniventi” col sistema. 

Le autorità greche, tuttavia, ancora fino all’estate di quest’anno mostrano un atteggiamento conciliante nei confronti della formazione estremista, nonostante i ripetuti moniti di un’Europa preoccupata dalla crescente intensità delle violenze. Lo scorso maggio, ad esempio, il governo annuncia di voler varare una legge che inasprisca le pene per i crimini razzisti, ma poi non se ne fa nulla perché i tre partiti della coalizione non riescono a trovare un accordo.

Le cose cambiano con l’assassinio del rapper Pavlos FyssasNon è la prima volta che Alba Dorata uccide qualcuno, ma è la prima volta che a cadere vittima della violenza è un greco, In realtà ci manca veramente poco che l’omicidio rimanga un episodio isolato, subito archiviato senza conseguenze. Tutto si deve ai riflessi di un poliziotto, pronto a cogliere l’ultimo gesto di Fyssas intento ad indicare il suo aggressore. La giustizia scopre molto presto che Georges Roupakias, l’assassino arrestato, è iscritto ad Alba dorata. Controllando il suo cellulare si scopre anche che poco prima di commettere l’omicidio e subito dopo ha telefonato a parecchi responsabili del partito. da cui risultava peraltro stipendiato.

Il fatto costringe una Grecia attonita ad interrogarsi sulle cause di tanto imbarbarimento. L’ondata di turbamenti suscitata è tale da indurre le autorità di Atene a svelare il vero volto di Alba Dorata. E dietro la maschera della formazione politica scoprono un lungo elenco di violenze ed estorsioni, ma soprattutto vengono alla luce le prove di inquietanti rapporti con alcune mafie straniere – in particolare quella albanese – nonché con esponenti della polizia e del potere economico.

Questi due aspetti gettano più di un’ombra sulla rete di favori e connivenze che si cela dietro il movimento. Alba Dorata è molto popolare presso la polizia: quasi la metà dei poliziotti greci ha votato in massa per questa formazione. Si scopre che un poliziotto di Rodi ne ha addestrato alcuni membri, e che gli uomini in divisa hanno partecipato a diversi attacchi perpetrati contro gli stranieri. Spunta fuori un video in cui si vedono dei membri del partito mentre aiutati i poliziotti durante l’assalto ad una manifestazione.
Emergono anche i legami con gli armatori e con i grandi industrialicon i quali avvengono riunioni più o meno segrete vengono rivelate dalla stampa. Si sa che il movimento neofascista si è infiltrato da tempo nelle vecchie roccaforti operaie come il porto del Pireo, sfruttando la disoccupazione e l’odio per i sindacati e i partiti di governo, ma le inchieste sul finanziamento di Alba dorata, aperte dopo la morte di Pavlos Fyssas, confermano il coinvolgimento di almeno due armatori, sponsor regolari dei neonazisti. E nell’abitazione di un terzo viene addirittura trovato un arsenale.

Quando iniziano a circolare voci anche sui preparativi in corso di un possibile colpo di Statoil governo si attiva finalmente per mettere Alba Dorata fuorilegge.
Il 23 settembre il ministro della protezione civile Nikos Dendias annuncia l’avvio di un’inchiesta sui legami tra le forze dell’ordine e l’organizzazione. Due alti funzionari di polizia si dimettono,i quattro ufficiali vengono sospesi e altri sette trasferiti.
L’operazione più clamorosa si ha il 29 settembre, quando vengono arrestati i vertici del movimento: Il leader del Nikos Michaloliakos, insieme al portavoce Ilias Kassidiaris, i deputati Ilias Panaglotaros, Ioannis Lagos e al responsabile della sezione di Nikea, (quartiere di Atene) Nikos Patells cadono in una retata che vede 36 ordini di arresto. A proposito di Lagos: già informato dell’imminente omicidio di Fyssas, il parlamentare risulta indagato anche per riciclaggio di denaro, ricatto e possesso illegale di armi.
Infine il 23 ottobre il parlamento greco sospende il finanziamento pubblico al movimento.

Alla fine, quando si è deciso di agire contro Alba dorata, il governo di Antonis Samaras ha sorpreso tutti per rapidità e determinazione. Purtroppo il ritardo nell’azione ha avuto pesanti conseguenze, fra cui diversi omicidi e il peggioramento della reputazione di un Paese già in ginocchio. Inoltre, tutti in Grecia si stanno interrogando sulle conseguenze politiche del giro di vite sull’estrema destra, visto che Alba dorata non sembra ancora sul punto di scomparire dalla scena politica ellenica. Il partito è frutto della crisi, soprattutto fra i giovani che non hanno lavoro né prospettive di averlo. Nessuno sa dove si orienteranno i suoi elettori, ora il partito sta per essere smantellato dalle autorità greche, ma una cosa è certa: a beneficiarne non saranno i partiti di governo.

Gli anarchici tornano in azione

In Grecia pericoli per la sicurezza interna non arrivano solo da destra. Oltre ai neonazisti, Atene si ritrova a fare i conti anche con il terrorismo di ispirazione anarchica o di estrema sinistra, che nel Paese vanta una lunga tradizione. Dopo anni di letargo, il momento di svolta arrivò il 6 dicembre 2008, agli albori della crisi, quando un giovane anarchico di 15 anni, Alexandros Andreas Grigoropoulos, venne assassinato dalla polizia scatenando violente proteste e attacchi ai simboli dello Stato e del capitalismo.

I movimenti anarchici vantano una lunga tradizione ad Atene. E’ dallo storico quartiere di Exarchia, nel centro della città, che sono partite le prime manifestazioni contro l’occupazione dell’Asse e il regime dei colonnelli. Oggi Exarchia è un laboratorio politico dove lo Stato non esiste, autodiretto da regole proprie, sulle quali spiccano due principi: la violenza come strumento di lotta (ma mai se gratuita) e la solidarietà come sistema di welfare. Ma accanto a questo esempio di “anarchia organizzata”, vari gruppi si sono affacciati sulla scena, minando la sicurezza della già fragile società greca.

Negli ultimi 24 mesi l’anarco-insurrezionalismo greco ha compiuto una vera e propria escalation, mettendo a segno almeno 18 attentati di un certo rilievo (quasi uno al mese), per fortuna facendo solo danni ma nessuna vittima. Ora lo scenario cambia, e si teme che i gruppi anarco-insurrezionalisti stiano preparandosi a colpire la Troika, i cui rappresentanti si recano spesso ad Atene, prendendo a bersaglio non più gli edifici- simbolo, bensì le persone. L’allarme è scattato lo scorso 2 settembre, quando una busta contenente polvere da sparo è scoppiata ad Atene nella casa del giudice di Corte d’Appello Dimitris Mokkas, che si occupa di processi a terroristi. La busta proveniva dalla Cospirazione dei Nuclei di Fuoco (Spf), sigla storica dell’estremismo anarchico greco, non nuova a questo genere di intimidazioni e responsabile di  tre attentati incendiari ad Atene nello scorso gennaio, in conseguenza dell’apertura di procedimenti giudiziari contro alcuni suoi membri.

Un fatto inquietante è che a fianco della Spf – che ha stretti legami con la Federazione anarchica italiana (Fai) – sono emerse altre sigle mai sentite prima, come Tolleranza Zero (tre attentati contro altrettanti politici a fine 2011), Movimento 12 Febbraio (una bomba non esplosa il 25 febbraio 2012 sul metro’ di Atene), e la Squadra dei Combattenti del Popolo (attacco a colpi di Kalashnikov contro il quartier generale del partito Nea Dimokratia lo scorso 14 gennaio). Infine le Squadre rivoluzionarie popolari combattenti, responsabili dell’attentato ad Alba Dorata di inizio novembre.

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