In Germania la vittoria di Angela Merkel sarà una sconfitta per l’Europa

Salvo eclatanti sorprese, le elezioni federali tedesche in programma per domenica prossima coroneranno nuovamente Angela Merkel alla guida del Paese.
In Baviera i conservatori della CSU – il partito gemello dei cristiano-democratici del cancelliere Merkel – hanno vinto le elezioni con il 47,7% dei voti, aggiudicandosi 101 seggi nel parlamento regionale, quando per avere la maggioranza assoluta ne bastavano 91. Horst Seehofer, si conferma presidente del Land.
Questo trionfo in una delle regioni più vaste, ricche e popolose della Germania,  in aggiunta alle proiezioni fornite dagli ultimi sondaggi, non fa che confermare le ottime chance dell’attuale cancelliere di vedere riconfermato il suo mandato.
Uno scenario che tuttavia trascura alcuni elementi di fondo.

In primo luogo, la CSU guida questo Land cattolico senza discontinuità dal 1956: ne è praticamente un feudo. Al punto che il 43% dei voti ottenuto nelle precedenti consultazioni del 2008 (che aveva costretto il partito ad allearsi con il FDP, i liberali oggi al governo con Merkel) era considerato una sconfitta. Neppure uno scandalo di parentopoli portato alla luce nei mesi scorsi è riuscito a scalfire la fiducia dei bavaresi in questa formazione. Non c’è dunque nulla di strabiliante nella vittoria dei cristiano-sociali nella terra di cui sono storicamente espressione: sarebbe come stupirsi della vittoria dell’Union Valdôtaine in Valle d’Aosta.

In secondo luogo, la vittoria dei conservatori ha significato la sconfitta di tutti gli altri. compresi i liberali, fermi al 3,3% quando per entrare nel parlamento del Land era necessario superare la soglia del 5%, e che i i sondaggi vedono a rischio anche a livello federale.  Secondo la Südeutsche Zeitung “lo scenario di una grande coalizione a Berlino si avvicina sempre più”.
Se i liberali non riuscissero a ottenere alcun seggio in Parlamento, Merkel potrebbe essere costretta ad allearsi con la SPD e costituire nuovamente la famosa Große Koalition che ha governato il paese tra il 2005 e il 2009. Benché secondo alcuni analisti la sconfitta dei liberali in Baviera potrebbe spingere molti elettori della CDU a votare invece il FDP per aiutarlo a superare lo sbarramento, è indubbio che il partito più vicino alla grande industria abbia registrato un’inarrestabile emorragia di consensi. Evidentemente gli elettori non hanno perdonato ai liberali la scarsa attenzione ai temi sociali.
Nei mesi scorsi il vicecancelliere Philipp Rösler, liberale, ha avuto un duro scontro con la ministra del lavoro Ursula von der Leyen (CDU) sull’opportunità di introdurre una maggiore tassazione sulla ricchezza. Contesa che il cancelliere Merkel ha risolto in favore del suo vice, ma che non ha giovato all’immagine della FDP.

In terzo luogo, sono in molti a notare come la transizione alle rinnovabili – voluta proprio da Angela Merkel – stia costando sempre più cara ai cittadini senza produrre i risultati speratiDal 2000 il sostegno dello stato per le fonti di energia rinnovabili è passato da 0,9 a 20 miliardi di euro, di cui quasi un quinto (5,3 cent per chilowattora) viene pagato dal consumatore. I partiti si rinfacciano reciprocamente la responsabilità del fallimento, senza tuttavia riuscire a spiegarne le ragioni. E in campagna elettorale certi aspetti pesano.

La sviolinata che l’Economist ha dedicato alla cancelliera in settimana, definendola come “la persona giusta per guidare il suo paese e di conseguenza l’Europa”, testimonia il favore degli inglesi rispetto ad una conferma della donna forte di Berlino,
Dall’altro lato, invece, la maggioranza della stampa europea si mostra più inquieta. Del resto viene da chiedersi come il Vecchio continente possa essere guidato da una leader sempre più isolazionista e scarsamente interessata alle questioni di politica estera, come abbiamo visto nel recente fallimento tedesco sulla crisi in Siria, argomento che tuttavia non ha scosso più di tanto gli animi degli elettori tedeschi.

Per quanto ci riguarda più da vicino, c’è un aspetto da considerare. In Germania l’accoppiata CDU-CSU (diremmo noi: la grande famiglia democristiana) rappresenta da decenni l’architrave della vita politica nazionale, La CSU è espressione di un Land, la Baviera appunto, ricco e profondamente diffidente verso i presunti “sprechi” del governo centrale, a cui ad esempio non ha mai perdonato gli elevati costi della riunificazione con l’ex DDR (ad oggi un trilione di euro circa) che non sono bastati a riequilibrare il divario economico preesistente tra l’Est e l’Ovest. Tale diffidenza si esprime, tradizionalmente, in un’attenzione ossessiva all’inflazione, come antidoto alle scarse virtù fiscali rimproverate a Berlino. Non sono mancati casi in cui questa dinamica ha generato degli aspri confronti all’interno della politica tedesca, soprattutto nei primi anni Novanta, quando la riunificazione era in pieno svolgimento e l’euro era ancora in fase di gestazione.

La cancelliera Merkel vincerà, non ci sono molti dubbi al riguardo; il punto è come e a quali condizioni. La rinnovata maggioranza in quel di Baviera dei cristiano-sociali, forti della loro fama di inveterati fustigatori dell’indisciplina fiscale e monetaria, rappresenta per noi europei del Sud un pessimo auspicio. La politica di austerity a cui Berlino sottopone l’Europa da anni non potrà che continuare, a dispetto di quanti prefiguravano un allentamento della presa dopo che Angela Merkel si fosse confermata alla guida della Germania.

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