Gas in cambio di meno austerità: Cipro ci prova

Nelle puntate precedenti:

La paranoia di Cipro può riassumersi così: Nicosia è il quinto Paese dell’Eurozona a chiedere aiuto all’Europa per salvarsi dal dissesto finanziario. L’isola ha bisogno di un’immissione di liquidità per complessivi 18 miliardi. In marzo la Troika propone un piano da 10 miliardi, subordinato però all’approvazione di durissime riforme di austerità per colmare il restante buco di 8 miliardi.
A fare scalpore è soprattutto la tassa una tantum sui conti correnti, che comporta il prelievo del 9,9% sui depositi superiori a 100 mila euro e del 6,75% su quelli inferiori con l’intento di raccogliere circa 5,8 miliardi.
Il 20 marzo il parlamento cipriota boccia il prelievo forzoso all’unanimità. Tuttavia, la situazione è così drammatica che, a fine mese, si decide di portare al 30% l’aliquota sui depositi sopra i 10o mila, lasciando intatti quelli inferiori.
Il 2 aprile il governo cipriota conclude un accordo con la troika per stabilire le ulteriori condizioni del prestito da 10 miliardi: sul piatto, riduzioni di stipendio per i dipendenti statali e soprattutto un lauto banchetto di privatizzazioni.
Per non alienarsi i favori degli “amici” russi, il 14 aprile, in occasione di un discorso pronunciato davanti ad alcuni uomini d’affari moscoviti a Limassol, il presidente cipriota Nicos Anastasiades offre la nazionalità cipriota a chi ha perso almeno 3 milioni di euro a causa del piano di salvataggio e della ristrutturazione del sistema bancario.
Finalmente il 30 aprile Anastasiades, minacciando il collasso imminente, riesce a strappare al parlamento l’approvazione del piano negoziato con la Troika (per un soffio: 29 voti favorevoli e 27 contrari).
Il 14 maggio l’Eurogruppo approva lo sblocco di una prima tranche di aiuti da 3 miliardi di euro.a

La situazione non migliora. A tre mesi di distanza, il piano di salvataggio non sembra già più in grado di risolvere la crisi che ha stritolato l’isola. Neppure le banche godono di miglior salute, nonostante il (doloroso) piano di ristrutturazione predisposto per Bank of Cyprus. Secondo un rapporto riservato il settore bancario cipriota è ancora caratterizzato da un alto rischio di riciclaggio, errori nei registri bancari, mancanza di controlli sull’identità e dubbi su molti correntisti.
Intanto le privatizzazioni proseguono: prossime alla vendita sono la compagnia di telecomunicazioni Cyta, la compagnia elettrica Ahk e quella delle strutture portuali per un totale di 14, miliardi di euro.

A metà giugno Anastadies invia una lettera a Bruxelles per chiedere una revisione del piano di salvataggio. “L’economia cipriota”, spiega il presidente, “è precipitata in recessione, portando ad un ulteriore aumento della disoccupazione e rendendo più difficile il risanamento”. La Commissione Europea, tuttavia, gela subito le speranze dei ciprioti, lasciando intendere che “Non c’è nessuna possibilità di una revisione“.

Anastasiades ha però un asso nella manica.

Pochi giorni fa ho spiegato come alla base delle divisioni esistenti in seno all’Unione Europea ci siano le divergenze in merito alla politica energetica, che per ciascuno dei Paesi membri è una questione di fondamentale importanza. Ricordavo inoltre che presto Israele e Turchia potrebbero diventare degli importanti fornitori di gas della UE grazie allo sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi nel Levante Mediterraneo.
Laggiù nel Levante c’è anche Cipro, che di quei giacimenti reclama una fetta. In maggio Anastasiades manifesta l’intenzione di trasformare l’isola in uno “snodo energetico” per l’Europa.

Il 22 giugno La Voce Arancione pubblica questa notizia:

Il Governo cipriota avvia trattative con la compagnia israeliana Delek. Anche la statunitense Noble Energy e la francese Technip coinvolte nel progetto

La cordata israelo-americana garantisce all’Unione Europea il gas da Israele.

Nella giornata di mercoledì, 19 Giugno, Cipro ha dichiarato l’avvio di trattative con la compagnia energetica israeliana Delek per la realizzazione di un rigassificatore in territorio cipriota.

L’infrastruttura è programmata dalla Cyprus National Hydrocarbon Company, in collaborazione con la compagnia franceseTechnip, per trasportare gas asiatico e dell’Europa Sud-Orientale in Unione Europea.

In particolare, l’infrastruttura è concepita anche per veicolare in Europa il gas proveniente dal giacimento Aphrodite, ubicato nelle acque territoriali cipriote.

L’Aphrodite, che secondo le stime contiene 6 Trilioni di piedi cubi di gas, è sfruttato dalla Delek, dalla compagnia israeliana Asvel, e dalla compagnia USA Noble Energy.

Inoltre, il rigassificatore cipriota serve anche per veicolare in Unione Europea il gas israeliano dei giacimenti Leviathan, Tamar e Kadish.

I giacimenti israeliani sono sfruttati, oltre che dalla Delek, anche dalla Noble Energy, che è interessata nella realizzazione del rigassificatore a Cipro.

Un’alternativa alla dipendenza dal transito dal Medio Oriente

L’utilizzo di Cipro come hub del gas cipriota e israeliano permette ad Israele di superare l’impasse nell’invio dell’oro blu finora incontrata a causa della posizione di Siria e Giordania.

Questi due Paesi si sono opposti alla realizzazione di un gasdotto pianificato da Israele per veicolare il gas in Europa attraverso la Turchia.

Il progetto turco-israeliano è stato possibile grazie all’intervento del Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, che ha invitato Turchia ed Israele a superare una crisi diplomatica.

Promettendo di veicolare il gas israeliano vero l’Europa, Cipro spera di ottenere qualche margine in più di manovra in vista di un’eventuale revisione del piano.

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