USA, scattano i tagli alla spesa pubblica. Tra i due litiganti, l’economia americana non gode

In principio fu il debt ceiling. Poi la volta del fiscal cliff. Infine del sequester. Sta di fatto che in questi giorni l’attenzione degli analisti economici di tutto il mondo è di nuovo concentrata sul debito pubblico americano. Per la terza volta in 18 mesi.
Sabato 2 marzo, fallita l’ultima possibilità di un accordo con i repubblicani, il presidente Barack Obama ha firmato il decreto che ha fatto scattare la dieta da 85 miliardi di dollari (0,5% del PIL) fino a settembre e 1.200 miliardi in 10 anni, prevista dall’accordo per l’aumento del tetto del debito del 2011. Ora i tagli automatici alla spesa sono entrati ufficialmente in vigore.

Fabrizio Goria su Linkiesta spiega cosa è il sequester:

Ma cosa è il sequester? In breve, è un taglio generalizzato della spesa pubblica. Secco e lineare, del valore di 85 miliardi l’anno fino al 2012, il sequester colpisce qualsiasi programma, progetto o attività federale, come spiega la legge che lo regolamenta, il Budget control act dell’agosto 2011. Si tratta dell’atto che ha permesso di innalzare il debt ceiling, il tetto del debito federale, sforato più volte negli ultimi due anni. In assenza di un deal fra democratici e repubblicani per tagli alla spesa pubblica (non lineari, ma mirati) da 1.200 miliardi di dollari, ecco che arriva il sequester a fare il suo dovere.
La banca d’affari J.P. Morgan lo ha definito «un immenso mostro, un blob che viaggia per gli Stati Uniti e taglia linearmente tutto quello che incontra, dalla difesa alla sanità». Non è la prima volta che gli Stati Uniti vanno nel panico per qualcosa di cui sarebbe facile trovare la soluzione. Così è stato per il debt ceiling. Nell’agosto 2011, proprio a seguito del mancato accordo fra democratici e repubblicani, è arrivato il primo downgrade del debito sovrano statunitense della storia. Standard & Poor’s tagliò il rating americano privandolo della tripla A, nonostante la confermata sicurezza dell’investimento nel debito Usa. Accordo trovato in extremis e poi via con il nuovo pericolo, il Fiscal cliff.
Il baratro fiscale da 600 miliardi di euro è stato per ora solo rimandato, ma a breve tornerà a farsi sentire nel dibattito politico americano.

In altre parole, per il 2013 i tagli sono stati firmati da Obama e saranno effettivi dai prossimi giorni, prosciugando 85 miliardi di dollari di spesa pubblica per gli Usa. La sensazione è che però sia il frutto di una prova di forza di Obama. Nonostante questo sia il suo ultimo mandato, e forse anche proprio per questo motivo, il presidente sta conducendo una battaglia serrata contro Boehner e i repubblicani, considerati troppo dogmatici da Washington. «È chiaro che vincerà Obama, ha il coltello dalla parte del manico e adesso scaricherà la firma dei primi tagli sui repubblicani, aizzando l’opinione pubblica contro di loro», spiega una nota mattutina di Goldman Sachs.
Chi invece non sembra risentire degli effetti del sequester è Wall Street.

Lettera43 cerca di analizzare le riduzioni nel dettaglio:

La cura dimagrante da 1.200 miliardi di dollari in 10 anni significa una riduzione di 109 miliardi di dollari all’anno. Valida per l’intero comparto dell’amministrazione federale, perché il congegno pensato nel 2011 decurta in maniera cieca su tutti i settori della spesa.
PENTAGONO: 492 MLD IN MENO. La contrazione più significativa, però, è destinata a subirla la Difesa: 47 miliardi per il 2013 e 492 miliardi nel prossimo decennio, una dieta pari a oltre il 10% del budget attuale.
I programmi d’acquisto di tank e sommergibili sono destinati a essere rivisti. Compreso il costosissimo programma degli F35, il cui costo dal primo contratto del 2001 è lievitato del 75%, per una spesa complessiva che secondo l’agenzia finanziaria Bloomberg è pari a 395,7 miliardi, di cui 9,4 solo nel 2013.
La sequestration non prevede la possibilità di ridurre il personale, voce che pesa per l’85% della spesa delle agenzie federali. Ma il Pentagono ha già pensato di ovviare all’ostacolo, mandando in congedo non pagato circa 800 mila dipendenti civili.
OBAMACARE, TAGLIO DI 7 MLD. Oltre alla Difesa, scatta la tagliola sulla Sanità. Il programma di assistenza medica per gli anziani, noto come Medicare, è destinato a perdere 10 miliardi nel 2013 e 123 fino al 2023: un calo pari a circa il 2% del budget. Le forbici colpiranno ospedali e medici, compagnie farmaceutiche e fornitori di servizi sanitari. Mentre altri 7 miliardi saranno decurtati dall’Obamacare, il nuovo sistema di assicurazione sanitaria, cavallo di battaglia del presidente Usa
Il bilancio degli altri comparti verrà ridotto complessivamente dell’8,2% circa: 322 miliardi in un decennio persi dall’educazione, dalle agenzie di sicurezza e di tutela del territorio.
La sequestration prevede anche una sforbiciata di 41 miliardi ai sussidi di disoccupazione percepiti per più di sei mesi (riguardano 3,8 milioni di persone), e risparmi sul sostegno all’agricoltura e ai servizi sociali, compreso un taglio di 1,3 miliardi al fondo per lo studio dell’infanzia in difficoltà.

Repubblicani e democratici non sono mai stati nemmeno vicini a trovare un’intesa. I primi si sono opposti a qualunque aumento di tasse, mentre per i secondi l’alternativa ai tagli doveva essere composto in parti uguali da riduzioni di spesa e aumento delle tasse ai ricchi – attraverso la “chiusura” delle cosiddette tax loopholes, le scorciatoie ed esenzioni fiscali che permettono sopratutto ai contribuenti più facoltosi di pagare aliquote molto basse.

La prossima giornata di passione sarà il 27 marzo. Entro tale data il Congresso dovrà votare il provvedimento che destinerà circa mille miliardi di dollari per mantenere l’amministrazione funzionante fino al 30 settembre. Se lo stanziamento sarà superiore a tale soglia, il budget federale sarà abbastanza grande da annullare i tagli del sequester, ma i repubblicani hanno già fatto sapere che approveranno la legge soltanto per una cifra inferiore. A questo punto, è probabile che i democratici cercheranno non di aggirare il sequester, bensì di rimodulare i tagli previsti in modo da e renderli più flessibili.
In ogni caso il prezzo più pesante di questo sterile braccio di ferro, come prevedibile, lo pagheranno le persone comuni: secondo Obama, i tagli alla spesa sono destinati ad avere un “effetto domino” sull’economia e porteranno alla perdita di 750.000 posti di lavoro.

E dire che non pochi ben pensanti (italiani) invitano a prendere l’America come esempio proprio perché lì “la politica pensa prima agli interessi del Paese e poi a quelli del partito”, come si è sentito ripetere anche in questa prima settimana post elettorale. 

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