Dietro lo scandalo Saipem, la lotta per il potere in Algeria

Per comprendere cosa c’è dietro l’indagine della procura di Milano sulle attività di Saipem in Algeria, dobbiamo fare un salto sull’altra sponda del Mediterraneo e addentrarci negli insidiosi meandri del più grande Stato africano. Una lunga ed eccellente analisi su Linkiesta ricostruisce la vicenda nel contesto della lotta di potere per la successione fra il presidente Bouteflika e il DRS, i servizi segreti algerini, da ventitré anni sotto il controllo del generale Mohamed Mediène, detto Toufik.

In sintesi, da qualche tempo il colosso energetico Sonatrach è finito nel mirino della magistratura nazionale, ma in un Paese dove  gli idrocarburi rappresentano il 98% delle esportazioni, e quasi il 40% del Pil, un’indagine del genere non può che destare qualche dubbio.

Tra la fine del 2009 e l”inizo del 2010 i vertici della società, vengono rimossi dal loro incarico e posti sotto processo. A cadere è anche il ministro dell’energia, Chakib Khelil, uomo-chiave dell’élite di Bouteflika. Un cablo di WikiLeaks, datato 8 febbraio 2010, avrebbe infatti guidato le operazioni di Sonatrach attraverso un suo cugino, Réda Hemche, stretto consigliere dell’ormai ex CEO di Sonatrach Mohamed Meziane. Hemche è sospettato di essere il cervello dietro alle attività oggetto dell’inchiesta, compresa l’attribuzione di contratti per via illecita, ma riesce a fuggire dall’Algeria.
L’ex vicepresidente di Sonatrach Hocine Malti, ai vertici della compagnia dal 1972 al 1975 e grande conoscitore delle sue dinamiche interne, afferma che l’inchiesta rappresenta un regolamento di conti tra il DRS e la presidenza. La posta in gioco? Il controllo della Sonatrach e, quindi, dell’intera economia algerina.

Le ragioni dell’attacco del DRS – e quindi del generale Touflik – al presidente Bouteflika sono principalmente due: le manovre del presidente algerino per svincolarsi il più possibile dall’influenza dei militari, e la sua successione. Sotto il primo aspetto, subito dopo le elezioni che lo portano alla presidenza, nel 1999, Bouteflika ha cercato di rimpiazzare vari generali e comandanti regionali con uomini a lui leali, anche se meno competenti dal punto di vista militare.
Diffidando del capo del DRS e appoggiandosi invece al ministro dell’Interno Yazid Zerhouni, Bouteflika ha poi aumentato in modo significativo gli effettivi della polizia nazionale, di fatto attuando una transizione da uno Stato militare a uno di polizia. Il DRS cerca oggi di riaffermare il suo controllo sull’esercito ma, davanti al diritto del presidente di nominare e congedare i generali, il suo ultimo asso nella manica si riduce ormai a quello di designare il successore di Bouteflika. Il presidente ha infatti 76 anni e si dice sia molto malato. Ed è proprio la questione della successione a far precipitare la situazione fra Toufik e il presidente.

In base alla ricostruzione di Jeremy Keenan, professore del Dipartimento di Antropologia e Sociologia della School of Oriental and African Studies dell’Università di Londra (citato da Lorenzo Declich nei suoi post sul sequestro di In Amenas, da me sintetizzati qui), l’attacco della magistratura a Sonatrach è frutto della reazione di Touflik contro la possibilità di un ritorno in politica di Mohamed Betchine, consigliere del presidente Liamine Zéroual (1994-1999), ex direttore del DRS ed ex ministro della difesa. Quando Touflik si rende conto che Bouteflika sta stringendo rapporti con Betchine allo scopo di emarginarlo, l’indagine sulle attività di Sonatrach prende avvio.

Non è difficile colpire la compagnia, visti gli elevati livelli di corruzione al suo interno. L’inchiesta colpisce i vertici riguarda inizialmente presunte malversazioni per somme – quasi irrilevanti – per ontratti di consulenza e d’acquisto di attrezzature di controllo e sorveglianza elettronica per oleodotti e gasdotti. Ma Hocine Malti, in una lettera aperta che indirizza al DRS nel gennaio del 2010, pubblicata da Le Quotidien d’Algérie., segnala piste più interessanti: il progetto di gas integrato di Gassi Touil, ad esempio, nel quale la Sonatrach era associata alle imprese spagnole Repsol e Gas Natural». Un contratto dal valore stimato di oltre 3 miliardi di dollari che nel 2009 Sonatrach decide inspiegabilmente di rescindere, per realizzare il progetto da sola.
Il progetto viene suddiviso in due parti, una delle quali – la costruzione di un impianto per la liquefazione di gas naturale ad Arzew, dal valore di quasi 5 miliardi di dollari – è attribuita a Saipem. Società che nel corso del 2009 vince un altro contratto da oltre un miliardo di euro per la costruzione di impianti di produzione a Menzel Ledjemet. Un mese dopo la lettera aperta di Malti, la magistratura apre un’indagine su un appalto di circa 580 milioni di dollari assegnato proprio a Saipem e relativo alla progettazione e realizzazione di una parte del gasdotto GK3 nel nord est dell’Algeria. E sotto la lente finiscono anche i presunti rapporti tra la società italiana e Réda Meziane, figlio dell’ormai destituito CEO di Sonatrach, Mohammed Meziane. La la Saipem sarebbe accusata di “corruzione e riciclaggio di denaro attraverso indebiti vantaggi” a favore, appunto, di Réda Meziane.
La notizia arriva ai magistrati di Milano che aprono un’inchiesta sulle attività della Saipem in Algeria. Il 5 dicembre i vertici della società vengono azzerati.

In definitiva, l’obiettivo di Touflik è quello di assicurarsi la scelta del presidente, o almeno dimostrare che nessuno che sia contro al DRS può arrivare al potere. Anche a costo di paralizzare i lavori di Sonatrach, peraltro in un momento in cui il settore degli idrocarburi algerino versa in una fase molto delicata. Ed eccoci così alla vicenda di In Amenas, definita da Keenan come un fallimento catastrofico dell’intelligence, tuttavia reso possibile grazie ad un certo grado di complicità della stessa, poi sfuggito di mano. Nell’ultimo anno l’Algeria ha appoggiato i gruppi islamisti in Mali e molti loro leader sono agenti del DRS o ad esso collegati (per maggiori dettagli, rimando al precedente post sul tema).

Probabilmente, afferma Keenan, i servizi segreti si aspettavano un attentato terroristico ma non questo tipo di azione. Una vicenda che avrà pesanti conseguenze per la stabilità dell’Algeria, posto che dopo una simile catastrofe i Paesi occidentali diffideranno di Algeri e dei suoi servizi segreti – nonostante gli incentivi fiscali promessi dal governo alle compagnie.
Intanto, con la ricandidatura di Bouteflifka per un quarto mandato, la lotta per il potere in Algeria continua.

2 thoughts on “Dietro lo scandalo Saipem, la lotta per il potere in Algeria

  1. Complessissima annosa vicenda. Sai se Touflik è in buoni rapporti con UK? Mi chiedo il senso di questa visita improvvisa di Cameron a Algeri che sembra imbarazzare Bouteflika

  2. Pingback: Italia, dove una politica industriale non esiste « GeoPoliticaMente

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