Eritrea, calma apparente

Il governo di Asmara ha riferito che oggi nella capitale è tornata la calma dopo che il 21 gennaio un gruppo di militari si era asserragliato nel Ministero dell’informazione. Preso il controllo delle trasmissioni, i ribelli avevano obbligato Asmelash Abreha, manager della tv nazionale Eri-tv, a leggere una dichiarazione in cui si affermava che la costituzione del 1997 sarebbe stata ripristinata e i prigionieri politici liberati. Nessun accenno alla richiesta di dimissioni del dittatore Isaias Afewerki.
Nel giro di poche ore, l’esercito ha circondato l’edificio governativo e i golpisti si sono arresi, per poi essere portati via in veicoli corazzati verso una base militare a sud della capitale. Nella serata di lunedì le trasmissioni tv e radio nazionali sono state riattivate con un notiziario preregistrato, senza nessun accenno all’interruzione dei programmi.

Il colpo è stato guidato da Saleh Osman, comandante dell’esercito considerato un eroe della guerra contro l’Etiopia degli anni 1998-2000, secondo quanto riferito da Awata, la voce dell’opposizione eritrea basata negli Stati Uniti. Secondo alcune fonti, c’è stato un crescente dissenso nei militari negli ultimi tempi. Tuttavia, benché la stampa internazionale parli con insistenza di “tentato golpe”, l’azione dei militari non aveva le caratteristiche del classico colpo di Stato.
Al momento non si conoscono altri dettagli del negoziato avvenuto con il governo. Si sa che nessun colpo d’arma da fuoco è stato sparato. tuttavia le informazioni che arrivano da Asmara vanno sempre prese con le molle, dal momento che l’accesso dei mezzi d’informazione stranieri alla realtà eritrea è molto limitato.

Comunque è già la seconda volta quest’anno che l’Eritrea balzi ai (dis)onori delle cronaca, dopo il rapporto di Human Rights Watch pubblicato una settimana fa che accusava il governo di Asmara di utilizzare il lavoro forzato (12 ore al giorno in condizioni spaventose e con paga misera) per la costruzione di una miniera d’oro.
Secondo stime ONU, nel Paese vi sono tra i 5.000 e i 10.000 prigionieri politici. Un’altra stima, sempre delle Nazioni Unite, parla di oltre 70.000 rifugiati eritrei hanno attraversato il confine con il Sudan per sfuggire alla fame, alla violenza e alla repressione del regime. Senza contare i 50.000 africani (molti dei quali eritrei, ma anche sudanesi) emigrati in Israele nel corso degli ultimi sei anni – con tutte le polemiche che la loro presenza ha provocato.
Ma la fuga da Asmara non riguarda solo la gente comune. Molti alti gradi delle gerarchie di potere hanno preferito seguire la stessa sorte, come i due alti ufficiali dell’Aviazione volati in Arabia Saudita su un aereo di lusso sottratto al presidente, mentre tra i richiedenti asilo spiccano i nomi del ministro dell’Informazione, di un importante medico chirurgo nonché di gran parte della squadra nazionale di calcio.

PS: A proposito di Israele: Secondo un rapporto di Stratfor diffuso a metà dicembre, L’Eritrea rappresenta un pezzo, non secondario, della guerra fredda tra Israele e Iran che si gioca nel Corno d’Africa. La sintesi di Green Report.

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