Romania: non solo shale gas, per l’Europa è pronto anche il grano

Come sappiamo, l’Europa dipende da fornitori esteri sia per l’approvvigionamento di risorse energetiche che per quanto riguarda quelle alimentari. In particolare, il gas che alimenta le stufe e le centrali elettriche del Vecchio continente proviene per i tre quinti dalla Russia, la quale ne fa uno strumento di ricatto geopolitico. Il resto proviene dal Nord Africa e dai produttori mediorientali, i quali sono soggetti alla perdurante instabilità interna che tutti conosciamo. Esempio degli ultimi giorni: il sequestro dell’impianto di In Aménas, in Algeria, che ha comportato una contrazione della quantità di gas che l’Italia riceve da Algeri dell’ordine del 17% (60-65 mln m3 al giorno contro una media di 70-75).
Per quanto riguarda il grano e la carne il mercato di approvvigionamento è ancora quello dell’America Latina, forte delle grandi quantità disponibili e dei prezzi accessibili. Ma questo trattamento di favore potrebbe cambiare, soprattutto a causa delle rinate tensioni tra Argentina e Regno Unito sulle Falkland.

La soluzione ad entrambi i problemi potrebbe venire dall’Europa stessa, e precisamente da uno dei suoi membri più a Est: la Romania.
Sul piano energetico, l’alternativa più allettante alle forniture di gas estere è data dallo shale gas. In dicembre il Primo Ministro romeno, Victor Ponta, ha ritirato la moratoria precedentemente posta (ufficialmente per ragioni ambientaliste, secondo altri per fare un favore al Cremlino) sulle estrazioni del gas di scisti, concedendo alla compagnia USA Chevron il via libera per lo sfruttamento dei relativi giacimenti. Bucarest è entrata così tra i Paesi che sostengono il gas non convenzionale assieme a Regno Unito, Polonia (di cui è ricca), Germania e Lituania.
Sul piano alimentare, la risposta alla crescente domanda di approvvigionamento dell’Europa potrebbe arrivare anch’essa da Bucarest. La Romania risulta fra i principali produttori di cereali, tanto da essereil più importante esportatore netto del Vecchio continente dal 1995. Se già nel 2007 – al momento dell’adesione nella UE – si parlava dell’agricoltura, motore trinante dell’economia del Paese, come di una carta fondamentale per competere nell’Unione, oggi Bucarest rappresenta una sorta di nuova frontiera agricola per migliaia di agricoltori dell’Europa occidentale, pronti a trasferirsi nell’Est in quanto attirati dal basso prezzo dei terreni.
Nel 2013,  spiega Cristis Unteanu, giornalista del quotidiano romeno Adevarul (la Verità), la dipendenza di Bruxelles dalle importazioni di cereali continuerà ad aumentare e la lotta per le risorse si farà più dura, posto che i fenomeni meteorologici estremi del 2012 hanno considerevolmente ridotto la produzione agricola in tutto il mondo. Forte della sua produzione agroalimentare, la Romania potrebbe dunque accrescere la sua importanza all’interno dei 27, rispondendo alle insicurezze che questi si troveranno a fronteggiare.

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One thought on “Romania: non solo shale gas, per l’Europa è pronto anche il grano

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