Cosa succede nella Repubblica Centrafricana

A un mese dal riesplodere della crisi nel Congo, un altro Paese nel cuore dell’Africa rischia ora di precipitare nel caos. Dal 10 dicembre i Seleka, un gruppo di ribelli da anni stanziati nel nord della Repubblica Centrafricana, hanno iniziato un’avanzata verso la capitale Bangui. Essi hanno già occupato alcune città strategiche per il commercio di oro e diamanti come Bria, Bambari Kaga Bandorò.

I Seleka combattono contro il presidente François Bozizé. Questi è un ufficiale militare che prese il potere nel 2003 con un colpo di stato contro l’ex presidente Ange-Félix Patassé e fui poi eletto per due mandati consecutivi (2005 e 2011), ora accusato dai ribelli di non aver onorato un accordo di pace siglato nel 2007 in base al quale i combattenti che avessero deposto le armi avrebbero ricevuto una ricompensa.
Il gruppo è stato costituito il 20 agosto di quest’anno dall’unione di tre gruppi politico-militari attivi in precedenza: la Convention des Patriotes du Salut et du Kodro (CPSK), la Convention des Patriotes pour la Justice et la Paix (CPJP) e l’Union des Forces Démocratiques pour le Rassemblement (UFDR).
Le richieste del gruppo si sostanziano nella corretta esecuzione degli accordi del 2007, compresa la parte relativa ai pagamenti promessi ai combattenti che hanno deposto le armi e al rilascio dei prigionieri.

I media internazionali hanno iniziato a seguire la vicenda solo pochi giorni fa, quando centinaia di manifestanti filogovernativi hanno assaltato l’ambasciata francese a Bangui. Parigi si è immediatamente mossa per riportare in sicurezza l’ambasciata attivando gli oltre 200 militari presenti nel Paese, per proteggere i circa 1.200 cittadini francesi presenti nella capitale.
Al centro degli interessi commerciali della Francia c’è il giacimento di uranio di Bakouma, nel sud del Paese (già bersaglio di attacchi in passato).

La forza multinazionale dell’Africa centrale (Fomac), finanziata anche dall’Unione europea e costituita da 500 uomini provenienti da Gabon, Rcd e Ciad, non sembra in grado di mantenere la stabilità nell’area.
Così ieri Bozizé ha chiesto l’aiuto di Stati Uniti e Francia, ma il presidente Hollande ha respinto ogni ipotesi d’intervento nell’ex colonia, spiegando che Parigi potrebbe agire solo su mandato dell’ONU. Hollande, infatti, ha precisato che il dispiegamento dei soldati a Bangui e nel suo scalo internazionale è finalizzato esclusivamente alla protezione dei cittadini francesi, negando così qualsiasi interferenza negli affari interni del Paese.

BBC descrive la battaglia per il controllo della città di Ndele. Il 20 dicembre i ribelli hanno dichiarato conclusa l’avanzata, dichiarandosi disponibili ad un dialogo col governo. Ma la tensione resta alta. Sullo sfondo, si profila già una crisi umanitaria, visto che i combattimenti hanno già causato lo sfollamento di migliaia di persone.

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