In Ucraina hanno vinto tutti, tranne la gente

Le elezioni parlamentari in Ucraina hanno confermato la maggioranza del Partito delle regioni, quello del presidente Yanukovich. Secondo Stefano Grazioli, esperto di spazio postsovietico, analizza la tornata elettorale così:

A prima vista rispetto alla fine della scorsa legislatura cambia poco, dato che il gruppo del Pr contava 195 parlamentari (-4), i comunisti 25 (+7), il blocco Tymoshenko, senza altri partiti, 98 (+5), e l’altra dozzina di partiti che erano entrati nel 2007 quando si è votato senza la soglia di sbarramento è stata sostituita dalle forze nuove di Klitschko e Tiahnibok.
Gli equilibri rimangono in fondo gli stessi, con un leggero indebolimento dei partiti tradizionali, visto che il Pr perde un paio di seggi e Patria, per raggiungere più o meno lo stesso risultato da cui partiva ha dovuto cooptare altri formazioni, e con la crescita delle ali estreme, comunisti e nazionalisti, insieme al centrista Udar.
Se per quel riguarda il futuro blocco filogovernativo è tutto abbastanza chiaro – seguirà gli schemi del trasformismo e delle maggioranze variabili – l’incognita maggiore è quella della tenuta dell’opposizione nell’attuale forma di alleanza tra moderati (Klitschko), populisti (Tymoshenko) e estremisti di destra (Tiahnibok). Oltre a una piattaforma programmatica che prevede di rovesciare Yanukovich i punti in comune costruttivi di queste tre formazioni sono ben pochi. Il che significa che tutto sommato Yanukovich può dormire sonni tranquilli.
p.s.: Appare strano che la stessa Europa che nei mesi scorsi ha fatto da più parti la voce grossa contro Kiev sulle questioni democratiche difendendo a spada tratta Yulia Tymoshenko, non abbia ancora aperto bocca sull’ingresso degli estremisti di destra dell’antisemita Tiahnybok, oltretutto proprio alleato dell’ex premier.

La maggiore nota di rilevo è l’affermazione di Svoboda (Libertà), formazione di estrema destra che con il 10% dei suffragi accede in Parlamento per la prima volta. Come? Anton Shekhovtsov su Open Democracy individua quattro ragioni: la delusione verso l’attuale classe dirigente, l’essere l’unico punto di riferimento per gli elettori ultranazionalisti, l’attiva partecipazione alle manifestazioni di piazza sui temi sociali, l’essere  l’unico grande partito con un vero programma politico fondato su un’ideologia.
Svoboda si inserisce sulla linea del Fronte Nazionale di Marine Le Pen in Francia e dei Veri Finlandesi in Finlandia: sono partiti ideologici, con particolare attenzione ai valori tradizionali e alla natura etnica della nazione. Formazioni ormai (tristemente) parte di un paesaggio europeo frammentato e sempre più in crisi d’identità.

L’altra sorpresa è stato il quarto posto conseguito dall’Udar, il partito dell’ex campione di boxe Vitali Klitschko, di orientamento liberale ma principalmente un veicolo per le ambizioni personali dello stesso Klitschko. Sperava in un secondo posto, ma sarà comunque a capo di un gruppo parlamentare sostanziale.

In generale cambia poco: il voto non scioglie il nodo di un Paese diviso, a metà tra le aspirazioni europee e l’influenza di Mosca. Al di là delle (non certo inattese) accuse di brogli, in generale tutto il clima elettorale è stato avvelenato. Significativo questo commento di Viktor Nebozhenko, direttore di Barometro ucraino: “Ho analizzato le campagne elettorali per 20 anni, e non ho mai visto così tante massicce falsificazioni. E ‘chiaro che abbiamo una crisi generale delle nostre istituzioni statali. Questa campagna elettorale è stata una guerra civile fredda, con tutti contro tutti, e le autorità che ne vengono fuori come le sole vincitrici“.
Della serie: hanno vinto tutti, tranne la gente.

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