Il voto del Parlamento Europeo (non) fermerà le extraordinary renditions della CIA

L’11 settembre 2012 non è stato soltanto l’undicesimo anniversario dell’attacco alle Torri Gemelle. In quello stesso giorno, a Strasburgo, il Parlamento europeo ha approvato (568 sì, 34 no e 77 astenutii), una mozione a firma dell’europarlamentare Heléne Fautre contro qualsiasi operazione di extraordinary rendition da parte della CIA sul suolo europeo. Con questa espressione si intende la cattura, deportazione, detenzione clandestina nei confronti di soggetti sospettati di terrorismo. Di conseguenza, spiega Equilibri:

Il Parlamento europeo, a seguito del passaggio della mozione stessa, ha chiesto ufficialmente che gli esecutivi di molti Stati europei, tra i quali figurano non solo paesi dell’est europeo, quali Romania, Polonia, Lituania, dove si sospetta la presenza di carceri segrete, ma anche Svezia, Inghilterra, Germania, per citarne solo alcuni, diano disposizioni precise al fine di svelare le coperture europee avvenute in passato. Non solo, attraverso indagini approfondite ed inchieste, far emergere il ruolo o rapporto partecipativo di ciascuno stato con la CIA, sia esso di natura passivo o attivo.

L’Europa quale ruolo gioca ed ha giocato nella vicenda? In che modo ha favorito le azioni della Central Intelligence Agency? La Cia ha operato in Europa grazie al consenso della quasi totalità degli stati membri dell’Unione. La partecipazione di questi ultimi differisce chiaramente da Stato a Stato a seconda del grado di collaborazione e del ruolo ricoperto nei rapimenti sia esso  attivo o passivo.

Le extraordinary renditions sono una pratica consueta nel modus operandi dell’America post-11 settembre, ripetutamente messa in atto dai servizi segreti statunitensi – in particolare, dalla CIA – , con la motivazione della lotta al terrorismo. L’amministrazione Bush ne ha fatto un largo (ab)uso per sottrarre gli individui ritenuti ostili alle garanzie del due process of law (ossia, un “giusto” processo secondo le regole del diritto processuale), giudicate lente e macchinose (oltreché politicamente scorrette) per l’attività di contrasto condotta dai servizi segreti.
Tra le vittime delle detenzioni illegali c’è anche il “celebre” Abdel Hakim Belhaj, comandante dell’Esercito di liberazione libico. La sua vicenda è sintetizzata su Globalist, dove si racconta di come negli anni la CIA abbia dato centinaia di dissidenti in pasto a Gheddafi:

Sulla base di documenti resi pubblici da Human Rights Watch, dal 2002 al 2007 Gheddafi è stato protetto e finanziato da Washington e Londra perché visto come baluardo della laicità nel mondo islamico. Moussa Koussa, un alto funzionario del regime libico, che ha avuto anche un ruolo di primo piano nella strage di Lockerbie, ha dichiarato alla Bbc che la collaborazione tra Usa, Regno Unito e Libia era così forte che «per anni Inghilterra e America hanno consegnato centinaia di dissidenti libici a Gheddafi, molti dei quali scomparsi nel nulla.

Anche nell’Europa culla dei diritti umani, e recentemente fregiata del Premio Nobel per la Pace, dal 2001 in poi le detenzioni illegali sono state tutt’altro che infrequenti. Basi aeree europee e numerose carceri segrete possedute dalla CIA nel Vecchio Continente (soprattutto dell’Europa dell’Est) sono state impiegate per lo spostamento dei prigionieri – come ammesso dallo stesso presidente Bush. L’opinione pubblica europea ha pesantemente disapprovato tali operazioni, ma ciò non è bastato ad arrestarle del tutto.

[UPDATE: un lettore segnala il lavoro svolto dalla Commisione del Parlamento europeo nel 2006  e il rapporto presentato dal relatore Claudio Fava (http://www.europarl.europa.eu/comparl/tempcom/tdip/default_en.htm) sul tema]

In Italia spicca il rapimento di Abu Omar, compiuto da 26 uomini della CIA nel febbraio 2003 con l’apparente complicità di diversi uomini del SISMI, l’allora agenzia di intelligence militare nazionale.
Il Regno Unito ha ammesso il proprio coinvolgimento già nel 2008 e nel 2009. FrontiereNews pubblica un’inchiesta dove si parla di come anche il governo britannico abbia maltrattato, torturato e consegnato alla CIA i propri cittadini sospettati di legami col terrorismo:

Si tratta di un meccanismo segreto e davvero ben strutturato, grazie al quale la CIA (al vertice di questa struttura) è riuscita a crearsi una rete di torture e illegalità coadiuvata dagli altri paesi membri, come Francia e UK. D’altra parte la gran Bretagna non poté rischiare il conflitto diplomatico, e si trovò così costretta ad accettare nel dettaglio il piano elaborato dalla CIA nella persona di Black e di pochi altri ufficiali. Bush firmò e l’accordo con le forze alleate fu cosa fatta. Ampio riscontro di tutto questo si trova nel fatto che più di un testimone racconta che le torture e gli abusi non avvenivano solo da parte di soldati americani, ma anche da parte di ufficiali inglesi.
E sarebbe stato tuttavia impossibile per il governo britannico, dopo la firma di questi trattati, negare un proprio coinvolgimento (diretto o no) in questa sporca vicenda: furono messe a disposizione tutti gli aiuti logistici possibili, e così agli USA fu concesso di usare basi di sua Maestà, oltre che l’interno pacchetto di Intelligence.

E proprio pochi giorni fa Babar Ahmad, Talha Ahsan, Adel Abdul Bary (cittadino egiziano), Abu Hamza e Khaled al-Fawwaz (cittadino saudita), detenuti per anni nelle prigioni inglesi, sono stati estradati negli Stati Uniti nel giro di poche ore dopo che l’Alta Corte aveva respinto il loro ultimo appello al provvedimento.

Si hanno inoltre, per citare solo alcuni casi più famosi, quello dei sei algerini sequestrati in Bosnia nel 2001 (detenuti a Guantanamo per sette anni e infine liberati da Obama nel 2009), e del tedesco-libanese Khalid al-Masri (avvenuto il 31 dicembre 2003, ai confini tra la Serbia e la Macedonia). La battaglia personale – e mediatica – di quest’ultimo contro l’estradizione negli Stati Uniti ha sollevato molti interrogativi sull’altra faccia della “giustizia” nelle democrazie occidentali, nonché sulla necessità di ritrovare, il prima possibile, un punto di equilibrio tra le esigenze dettate dalla sicurezza e le garanzie che uno Stato di diritto deve offrire a tutti, cittadini e non.

A questo punto torniamo al principio. Quali conseguenze avrà questo provvedimento, sia in merito alla reiterazione di queste pratiche illegali che sull’equilibrio (asimmetrico) dei rapporti tra Europa e USA? L’analisi di Equilibri conclude:

Questa “chance” europea si presenta tuttavia come un percorso ancora tutto da percorrere e piuttosto in salita. Amnesty International, nello specifico, ha infatti denunciato come fino ad oggi nessuno stato membro dell’Unione europea abbia ancora rispettato l’obbligo legale di svolgere indagini approfondite ed efficaci sul ruolo avuto nei programmi della Cia. Va da sé che un possibile grande risultato dell’UE non potrà essere tale se i membri  costituenti fanno di tutto per negare l’evidenza. Non solo, la poca risonanza di questa notizia da parte dei media, e in particolare di quelli italiani, fa dubitare dell’interesse dei governi d’Europa a tradurre nella pratica l’importantissimo voto espresso dal Parlamento europeo il giorno 11 settembre, il quale dovrebbe divenire una data storica ma che difficilmente sarà ricordata.

3 thoughts on “Il voto del Parlamento Europeo (non) fermerà le extraordinary renditions della CIA

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