Delusa da Obama, la Polonia vara il suo scudo antimissile

La notizia è di una settimana fa. La Voce Arancione:

Nella giornata di lunedì, 24 Settembre, il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, ha dato il via all’attuazione di un Decreto per la costruzione di un sistema di difesa antimissilistico in Polonia.
Secondo Komorowski, il progetto sarà composto da postazioni radar e missili di medio e corto raggio dislocati sul territorio polacco. Tra gli scopi principali dell’operazione, il Presidente della Polonia ha illustrato la necessità di dotare Varsavia di una struttura all’avanguardia in grado di proteggere i confini nazionali e di modernizzare l’apparato militare del Paese.
Lo scudo spaziale polacco – che sarà parte integrante del costituendo sistema di difesa missilistico della NATO in Europa Centrale – è stato varato durante l’ultima riunione del Consiglio Nazionale per la Sicurezza e la Difesa: organismo che riunisce le massime cariche dello Stato e i Leader del delle forze politiche rappresentate in Parlamento.
Il perché della decisione della Polonia di costruire un proprio sistema di difesa missilistico è dovuto alla scarso impegno in materia prestato dal Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, che ha rimandato la realizzazione dello scudo spaziale NATO in Europa Centrale a dopo il 2018.

Komorowski ha motivato la sua decisione affermando che “lo scudo spaziale è essenziale” per il sistema di difesa di Varsavia. “Non ha senso“, secondo il presidente, “spendere grosse cifre per attrezzature militari nuove, se poi non siamo al riparo dai raid aerei“.
Quando nel 2009 il neoeletto presidente Obama annunciò l’abbandono dello scudo antimissile progettato da Bush, la Polonia andò su tutte le furie. In nome del proclamato “reset” nelle relazioni con Mosca, gli USA sacrificarono gli interessi di Varsavia sull’altare della realpolitik. Di fatto, l’annuncio di Komorowski rappresenta il punto d’arrivo di questa polemica a distanza con Obama iniziata tre anni fa. Secondo Komorowski: “Il nostro errore è stato che, accettando la proposta degli Stati Uniti, non abbiamo preso in considerazione il rischio politico legato al cambiamento del presidente degli Stati Uniti. Abbiamo pagato un prezzo politico troppo alto per quello“.
Per rimpiazzare il sistema ideato da Bush, gli Stati Uniti si impegnarono a dislocare una batteria di missili Patriot degli intercettori SM-3 in Polonia, ma Varsavia non è mai stata convinta di questo simpiazzo. I continui temporeggiamenti e rinvii di Obama – l’ultimo durante il vertice NATO del Maggio 2012, a Chicago, quando il presidente USA ha rinviato l’entrata in funzione dello scudo dal 2015 al 2018 – hanno finito per spazientare la dirigenza polacca. Volendo evitare un altro “errore”, Komorowski ha dapprima messo in discussione la redditività a lungo termine del sistema SM-3 made in USA, poi ha cercato la collaborazione della Francia e dell’alleata Germania per la realizzazione di uno scudo a tre, infine ha annunciato il progetto dello scudo solitario, che in ogni caso confluirà in quello targato NATO a partire dal 2018.
Per costruire il proprio scudo, la Polonia si propone di spendere tra i 2,5 miliardi e i 3,7 miliardi di dollari nel periodo che va dal 2014 al 2023. Peccato, però, che il vero dilemma polacco riguardo alla difesa non sia lo scudo, bensì l’esiguo numero di uomini su cui le forze armate possono contare (“un esercito senza soldati“: qui e qui).

La Russia ha già mal digerito la decisione degli USA di realizzare uno scudo di difesa nel Sudest asiatico, area del mondo che a Obama interessa certamente di più dell’Europa. Inoltre l’America sta facendo pressione anche sui Paesi del Golfo affinché questi ultimi provvedano a dotarsi di un proprio scudo. Pertanto i contini tentennamenti sull’implemetazione di un analogo sistema di difesa in Europa possono leggersi anche alla luce della necessità di non giocare troppo con i nervi di Mosca.
Obama sarà ricordato come il presidente americano che meno ha tenuto l’Europa in considerazione, anche sul piano delle sinergie militari. Non stupisce quindi che la difesa antimissile europea non sia in cima alle sue priorità. Nondimeno, la gestione complessiva della vicenda, nonché del rapporto con i tradizionali alleati europei, è stata quanto meno discutibile.
Tutto a vantaggio della Russia, che nelle divisioni interne agli alleati trova la sua linfa.

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