In Angola si è votato per (non) cambiare

L’Angola è andata al voto per la terza volta dall’inpiendenza nel 1975.  E per la terza volta il Movimento Popular de Libertação de Angola del presidente José Eduardo Dos Santos, in carica da 33 anni, ha vinto (per tutti i risultati si veda qui). In questo modo Dos Santos si è già garantito la rielezione: dal 2010 è infatti in vigore la nuova Costituzione che ha abolito l’elezione diretta del Presidente, la figura del Primo Ministro (il Presidente sarà anche capo dell’esecutivo) e limitato – ma la norma non è retroattiva – il mandato presidenziale a due quinquenni. La Presidenza sarà appannaggio della persona a capo della lista che ottiene più voti.

2.000 osservatori internazionali hanno monitorato le operazioni di voto, nessuno dei quali inviato dalla UE. E come in ogni Paese tropicale – e con poca familiarità ai riti della democrazia – che si rispetti, non sono mancate le poemiche e le accuse di brogli.

Un’ottima panoramica del prima, durante e del dopo elezioni è offerto dal blog Africa Wild News, della giornalista Francesca Spinola. Il post Angola: al voto per la terza volta fra speranza e rassegnazione riassume i dati salienti di questo turno elettorale: partiti in corsa, candidati alla presidenza, sintesi delle precedenti consultazioni e altre note di rilievo. Ma al di là di nomi e numeri vari, è interessante l’analisi critica che troviamo nel post Angola: MPLA i numeri di una vittoria che dovrebbe far riflettere:

A prima vista in Angola ha vinto la continuità, ma vediamo cosa suggerisce il secondo sguardo…
Ha vinto il partito Mpla e il suo capolista, l’attuale presidente Josè Eduardo Dos Santos, con il 72,8 % delle preferenze, dati delle 12.00 del 2 settembre.
Segue l’avversario di sempre, l’Unita, con il suo capolista, Jonas Savimbi, che ha ottenuto il 18 % dei voti. In terza posizione arriva una nuova formazione nata da una costola dell’Unita, Casa-ce, con Abel Chivukuvuku, che ha ottenuto un totalmente inaspettato, 5,6 %.
E’ indubbiamente una vittoria, ma andando ad analizzare i dati qualche segnale di stanchezza emerge. L’Mpla ha perso in 4 anni il 10% delle preferenze, nel 2008 aveva ottenuto l’82% dei voti. L’Unita ne ha acquistati quasi altrettanti, l’8% in più, forse i delusi dell’Mpla?
Ma non è tutto. A Luanda, la capitale baciata dalle grandi opere infrastrutturali messe in piedi dal governo e fra le altre cose inaugurate proprio qualche giorno prima delle elezioni, in concomitanza con il 70simo compleanno del Presidente, l’Mpla ha ottenuto uno striminzito 58% di preferenze, mentre l’Unita ha raggiunto il 25% e Casa-ce addirittura il 13%.
Quel 58% per una città che fino a ieri, e ancora oggi a dire il vero, è tappezzata di immagini del presidente, è invasa di gabbiotti dell’Mpla, è martellata da radio, televisioni e giornali che parlano solo delle opere del primo cittadino, lascia pensare che tanti sforzi non sono bastati a convincere la vasta maggioranza degli abitanti di Luanda.

Grandi opere che hanno davvero cambiato la faccia di questa città, ora più vivibile, più accogliente e accettabile. Grandi opere di cui godono probabilmente gli stessi che comprano nel locale rivenditore di Porche e Jaguar, case automobilistiche che vantano l’apertura nella capitale angolana di due enormi saloni.
Ma a cosa servono le palme a chi vive in baracche senz’acqua e senza luce, indossa indumenti bucati, ciabattine usate e fa niente se hanno fiocchi e strass anche se chi le usa è un giovanotto muscoloso?

Le scuole, chiuse da più di un mese, hanno aule affollate da una media di 50/70 alunni alla volta e ce ne sono che vanno nel tardo pomeriggio perché le si frequenta su tre turni non essendocene abbastanza.

La famosa città satellite di Kilamba, finita agli onori delle cronache perchè ritenuta “fantasma”, ora fantasma non lo è più, ma non ha contribuito a risolvere il problema abitativo di decine di migliaia di abitanti di Luanda che quelle case, messe in vendita per una cifra che vai dagli 80.000 ai 200.000 dollari non possono permettersi. Con lo stipendio base che non supera i 200 dollari nessuna Banca è disposta a rilasciare un mutuo.  Così chi ha i soldi continua ad averli e chi non li ha resta dov’è malgrado tutte le inaugurazioni del partito del presidente.

Al-Jazeera aggiunge che, secondo l’UNICEF, l’87% degli angolani che risiede in città vive nelle baraccopoli, spesso senza accesso ad acqua potabile o a servizi di base. La maggioranza della popolazione vive con meno di due dollari al giorno. E questo nonostante dalla fine della guerra civile, nel 2002, l’Angola sia stata l’economia a più rapida crescita al mondo (con una media del 17% annuo nel periodo 2002-08) ed oggi è il secondo produttore di petrolio nell’Africa subsahariana, alimentando un boom edilizio che ha fatto la fortuna delle compagnie cinesi appaltatrici, ma non certo del popolo angolano.
Peraltro i cinesi, che in Angola sono diversi milioni, dal Paese importano petrolio e in cambio esportano criminalità, come dimostra il recente arresto di una pericolosa gang a Luanda.
Al di là della crescita in doppia cifra, la mancanza di educazione e sanità per la popolazione e la corruzione dilagante nell’amministrazione impediscono alla maggioranza della popolazione di tirarsi fuori dalla miseria. Pertanto, argomenta la BBC, l‘Angola non può ritenersi un modello di sviluppo.

Una realtà che la martellante propaganda di regime non è in grado di occultare. Nei giorni precedenti al voto, nelle strade di Luanda si sono visti in giro supporters del presidente con cartelli che lo definivano “l’architetto della pace”. Ma da mesi si verificano proteste contro una gestione del potere che non ha saputo garantire un’equa redistribuzione delle rendite petrolifere.
Il calo di consensi del MPLA è principalmente dovuto alla delusione dei tantissimi giovani, molti dei quali il 31 agosto hanno votato per la prima volta, che sono stanchi di un presente fatto di povertà e mancanza di prospettive, mentre il presidente e la sua famiglia ostentano lusso e ricchezze – si veda, ultimamente, lo sfarzoso matrimonio tra una delle sue figlie e un magnate portoghese.
Per Dos Santos non è l’unico problema: a molti, nel suo partito, non è piaciuto il cosiddetto “ticket presidenziale”, ossia la scelta del presidente di proporre Manuel Vicente, ex amministratore delegato della compagnia petrolifera statale Sonangol per la vicepresidenza, a scapito di molti fedeli alleati e alttri potenti membri del MPLA che ambivano allo stesso ruolo.

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