Benvenuti in Transnistria, il buco nero d’Europa

La Transnistria è uno Stato indipendente de facto non riconosciuto a livello internazionale, essendo considerato ufficialmente come parte della Repubblica di Moldavia. Esso è governato da un’amministrazione autonoma che ha sede nella città di Tiraspol.
La storia del Paese inizia il 2 settembre del 1990, quando, in seguito ad un colpo di mano della 14° armata dell’esercito sovietico d’istanza a Tiraspol, frutto della confusione legata alla dissoluzione dell’URSS, la Transnistria dichiarò unilateralmente la propria indipendenza . Il 25 agosto 1991 il Soviet Supremo della neonata Repubblica Moldava di Transnistria adottò la dichiarazione di indipendenza. Due giorni dopo il parlamento di Chisinau votò la dichiarazione di indipendenza della Repubblica di Moldavia, il cui territorio includeva la Transnistria, chiedendo altresì all’Unione Sovietica di ritirare la 14° armata dalle zone occupate. L’armata invece rimase e combatté al fianco delle forze separatiste.  Il governo di Chisinau non aveva la forza politica né militare per provvedere alla riconquista della regione. Si arrivò ad un cessate-il-fuoco siglato il 21 luglio 1992. Da allora una pax armata ha assicurato la stabilità dello status quo. Una piccola crisi si verificò nel 2004, quando le autorità della Transnistria chiusero con la forza 6 scuole che insegnavano il moldavo scritto in caratteri latini, provocando le dure proteste da parte dei 3.400 bambini  colpiti da questa misura.
Per approfondire si veda questo vecchio servizio delle Iene.

Da quest’anno, dopo un ventennio targato Igor Smirnov, la Transnistria ha un nuovo presidente: è Evgenij Shevchuk, ex presidente del parlamento, visto da molti come il rappresentante di una nuova generazione che vuole meno corruzione, più riforme e maggiore apertura all’estero. Per adesso nulla sembra essere cambiato.

Dal punto di vista geopolitico, la Transnistria è un vero e proprio grattacapo:

Nel settembre 2006 le autorità separatiste, tramite referendum, votavano a favore dell’integrazione del territorio alla Federazione Russa. La sorpresa però arrivava proprio dai russi che affermavano: «La Transnistria rappresenta un costo troppo grande da sostenere per la Russia». L’indipendente terra di Nistria è il punto più ad ovest ad essere sotto l’influenza russa, una «moneta di scambio» per le strategie russe che in questo modo tengono sull’attenti Romania ed Ucraina. La Moldavia, dal canto suo, correrebbe non pochi rischi ad integrare il Paese ribelle: il sistema sociale moldavo, profondamente riformato, creerebbe non pochi problemi di integrazione alla comunità nistriana, andando ad alimentare ulteriormente la già alta tensione fra le due popolazioni. Un altro motivo a sfavore della riunificazione è rappresentato dal pesante debito accumulato dalla Transnistria, come già accennato precedentemente. La riappacificazione porterebbe però notevoli vantaggi per la Moldavia, quali, ad esempio, un miglioramento della propria immagine in qualità di risolutore del conflitto, la possibilità di sfruttare la zona di Tiraspol come area turistica sul fiume Dniestr ed avviare una più accurata ed unitaria raccolta di dati al fine di comprendere le reali necessità della popolazione.

Da quello economico, invece, è considerata un “buco nero“. Secondo Wikipedia:

Osservatori della Comunità Europea, esprimendosi in merito alla preoccupante situazione dell’illegalità e del mancato controllo delle frontiere di questa regione alle porte dell’Unione, sono portati a ritenere che parte non irrilevante del flusso economico nazionale sia direttamente collegato ai traffici illeciti che derivano dal radicamento del crimine organizzato di mafie attive in tutta la Russia e dalla particolare posizione di passaggio di questo territorio per il flusso degli stupefacenti, delle armi e del contrabbando; questa situazione ha portato la stampa a definire il paese il “buco nero d’Europa.

Fuori dal riconoscimento – e dalla legalità – internazionale, la Transnistria è infatti diventata il polo dei traffici illegali in Europa. Un reportage pubblicato di recente da Frontiere News ne offre questa sinistra descrizione:

Proprio la dissoluzione gigante sovietico ha decretato la fortuna economica e di conseguenza anche quella politica di questa repubblica della banane. Subito dopo aver dichiarato l’indipendenza, i generali della 14ª armata hanno cominciato a mettere sul mercato l’unico bene a loro disposizione: le armi dell’armata Rossa. La Transnistria è diventata così un gigantesco bazar dove, pagando sull’unghia, si può comperare di tutto: mitraglie Policeman, pistole Makarov, lanciarazzi anticarro Rpg7, lanciamine Vasiliok, lanciagranate Gnom e Spg9, razzi Bm 21 Grad, missili portatili Duga. Per non parlare di tutte le enormi quantità di materiali nucleari, chimici e radioattivi stoccati nei depositi oggi abbandonati dell’esercito sovietico, come i famigerati missili Alazan dotati di testata agli isotopi radioattivi che fino a qualche anno fa erano piazzati all’aeroporto di Tiraspol e di cui si sono oggi perse le tracce.

A tenere le redini di questa ebay del terrore è la mafia russa che in questo Eden del contrabbando della droga, del petrolio e delle armi non è mai neppure stata dichiarata una organizzazione illegale. Anzi, alle ultime elezioni ha democraticamente fatto eleggere l’attuale “presidentissimo” con la percentuale del 103% degli aventi diritto al voto. Neanche i conti, sanno fare!

Il tutto, sotto le bandiere di un vetero comunismo che farebbe la felicità di certi nostalgici amici miei. La Repubblica della Transnistria infatti è tutt’oggi il solo Stato a dichiararsi ufficialmente leninista con gran sventolio bandiere rosse, falci e martelli, gigantografie di Marx, Lenin, Stalin, orride statue ad eroi operai.

Qualche ingenuo potrebbe domandarsi come possa la comunità internazionale tollerare l’esistenza di un tale “Stato Canaglia” senza che nessun politico si sogni mai di proporre contro la Transnistria anche solo un centesimo di quelle sanzioni che ancora oggi continuano ad impoverire Cuba. La risposta è semplice. La Transnistria è utile quanto, e forse più della Svizzera: in questa sottile striscia di terra vengono a rifornirsi, come ad in un gigantesco “discount”, dittatori, stragisti, servizi segreti più o meno deviati, mafie e gruppi terroristici di tutto il mondo. Non c’è da meravigliarsi se quando si parla di politica internazionale, tutti facciano finta che la Transnistria non esista.

Invece esiste eccome. E come scriveva Massimiliano Ferraro su Narcomafie lo scorso anno, è praticamente il supermarket delle armi atomiche in Europa.