Non solo Sudafrica. Tutto il Continente Nero è attraversato da proteste

Oltre alla protesta dei minatori di platino in Sudafrica (che da Marikana si è estesa ad altre due miniere), diversi altri tumulti si registrano qua e là lungo il continente africano. Alcuni per motivi economici, altri per ragioni politiche.

Ciad

Da fine luglio i dipendenti pubblici sono in sciopero per il mancato rispetto degli aumenti salariali promessi dal governo. L’incremento in busta paga – di ben il 115% – sarebbe dovuto arrivare già in gennaio in virtù di un accordo concluso in novembre, ma da allora nulla è cambiato.
In Ciad la vita sta diventando sempre più cara. La capitale N’Djamena è l’ottava città più cara al mondo per gli espatriati. Una  combinazione di fattori ha reso la vita nella città molto esosa, e non solo per gli stranieri e i ricchi. Il Journal du Tchad  scrive che nei mercati della capitale e delle altre principali città i prezzi dei prodotti di base aumentano costantemente. Ci sono mercanti che mettono da parte delle scorte per causare una penuria “artificiale” delle merci, imponendo prezzi ancora più alti.
Nonostante alcuni spiragli aperti nei giorni scorsi, le trattative tra sindacati e governo non hanno sortito effetto. Ora i lavoratori pubblici fanno appello a quelli privati di unirsi a loro nella protesta in segno di solidarietà. Il Paese rischia la paralisi.

Mauritania

Qui sono i minatori d’oro a protestare. La miniera di Tasiast, di cui è concessionaria la canadese Kinross Gold Corporation, non sta rendendo quanto dovrebbe. La compagnia sta elaborando una strategia volta a ridurre i costi del sito, senza però specificare in cosa si concretizzerà.
Costata 7 miliardi di dollari nell’estate del 2010, la miniera è stata il maggior investimento della Kinross da vent’anni a questa parte. E dopo aver dato il benservito a Tye Burt, il dirigente che aveva consigliato l’acquisto, la multinazionale potrebbe procedere alla riduzione della forza lavoro.
Già in giugno i minatori sono entrati in sciopero per qualche giorno. La situazione rimane tesa perché la compagnia pare intenzionata a sospendere la produzione.

Senegal

In metà agosto, un giovane sordo è morto in cella dopo essere stato arrestato a Kedougou con l’accusa di aver fumato marijuana. Alla notizia è scoppiata la protesta popolare.
Non è la prima volta che Kedougou diviene teatro di manifestazioni di piazza. Nel dicembre 2008 ci furono dei tumulti a causa delle precarie condizioni economiche della comunità. Il bilancio ufficiale parlò di due morti, 35 feriti e 26 arresti.

Gabon

Qui le celebrazioni per la festa dell’indipendenza, in metà agosto, sono state funestate da violenti scontri tra la polizia e i manifestanti, scesi in piazza a Libreville a sostegno del leader dell’opposizione André Mba Obame che chiede una nuova costituzione ed elezioni. Nel 2009 Obame aveva contestato la vittoria alle presidenziali di Ali Bongo, attuale capo di Stato e figlio di Omar Bongo, morto in quell’anno dopo oltre 40 anni al potere. Ne seguì un periodo di profonda instabilità e violenti scontri. Quelli in corso sono i peggiori da allora. Obame è rientrato nel Paese l’11 agosto, dopo 14 mesi di esilio auto-imposto in Francia, e il governo lo ha già accusato di voler destabilizzare il Paese. Nel frattempo l’Unione nazionale – il partito di Obame, ufficialmente sciolto – e altri gruppi di opposizione hanno chiesto una conferenza per discutere di nuove riforme, dello scioglimento dell’assemblea nazionale, della stesura di una nuova costituzione. Hanno anche chiesto nuove elezioni per il 2013.

Togo

Da lunedì l’esercito sta cercando di disperdere le centinaia di persone che si sono radunate in città, facendo uso di gas lacrimogeni.  I manifestanti chiedono una modifica della legge elettorale prima delle elezioni che dovrebbero (il condizionale è d’obbligo) tenersi a ottobre. L’opposizione e alcune associazioni civili, che fanno capo al Collettivo Sauvons le Togo, lamentano il fatto che i confini delle circoscrizioni del Paese, ridisegnati lo scorso maggio, favorirebbero il partito al governo. Inoltre l’opposizione è contraria all’aumento dei seggi parlamentari da 81 a 91.
Il Collettivo aveva organizzato tre giorni di manifestazioni – 21, 22 e 23 agosto – a Deckon, l’area commerciale della capitale Lomé, dove i manifestanti non sono mai arrivati perché bloccati dalla polizia.
L’ultimo aggiornamento apparso sul sito del collettivo è un’allerta che riguarda gli arruolamenti di “giovani miliziani” che dovrebbero agire da infiltrati nel movimento allo scopo di provocare le forze dell’ordine e dar loro il pretesto per repressioni e arresti.
L’Indro presenta un’approfondita analisi della situazione. Il Togo è governato da più di quattro decenni dalla stessa famiglia: gli Gnassingbé. Scopo del Collettivo è impedire che le elezioni di ottobre si trasformino nell’ennesima falso plebiscito per la “casa regnante”.

Nigeria

In un Paese esportatore di petrolio, proprio l’oro nero è causa di tensioni e proteste tra la popolazione. Solo nell’ultimo mese, il JEPTFON, sindacato degli importatori di carburanti, ha proclamato uno sciopero contro il mancato pagamento dei sussidi da parte del governo. La vertenza è durata dal 23 al 28 luglio.
Il NUPENG, sindacato dei lavoratori nel settore petrolifero, aveva proclamato uno sciopero di solidarietà, poi sospeso il 29 luglio, che ha scatenato molte polemiche nel Paese. Più di recente, in metà agosto il NUPENG ha iniziato uno sciopero dei benzinai nella capitale Abuja, con la minaccia di estenderlo a tutto il Paese. La revoca è arrivata il 24 agosto, dopo due giorni di trattative. Mercoledì 22 il governo aveva pubblicato una lista  di 25 compagnie nigeriane accusate di aver derubato le casse pubbliche: parte di queste società si è impegnata a restituire i fondi sottratto. In base all’accordo, a restituzione avvenuta l’esecutivo provvederà a ripristinare i sussidi, in modo da permettere alle società di riprendere il regolare pagamento degli stipendi. Le parti si rivedranno tra due settimane per verificare i progressi fatti.
Fuori dal settore petrolifero, nell’ultimo mese si segnalano anche lo sciopero degli insegnanti e quello del personale degli enti di ricerca, entrambi contro i mancati aumenti salariali e il taglio dei fondi previsti.