Sottomarini russi nelle acque USA

La Voce Arancione:

A dare la notizia, smentita dal Pentagono ma confermata da Mosca, e stato il giornale The Washington Free Beacon [qui la fonte originale].
Missili russi a poca distanza dagli Stati Uniti d’America hanno messo a dura prova il sistema di sicurezza nazionale di Washington. Tra i mesi di Giugno e luglio un sottomarino della marina militare della Russia di classe 971 Akula ha incrociato nelle acque territoriali statunitensi presso il Golfo del Messico.
A dare la notizia della presenza di oggetti militari russi in territorio americano e stato il giornale The Washington Free Beacon, nella giornata di giovedì, 16 Agosto.
Pronta e stata la smentita dell’Addetto del Dipartimento della Difesa USA, Wendy Snyder, che ha negato la notizia ed ha rassicurato sulla sicurezza militare del territorio statunitense.
Diversa la versione delle fonti russe, che hanno ammesso la presenza di oggetti militari in diverse zone del pianeta al di fuori del territorio della Russia, tra cui, con tutta probabilità, anche il Golfo del Messico.
Inoltre, Mosca ha rifiutato di comunicare l’ubicazione attuale dei suoi sottomarini dislocati per differenti mari della terra.

Voice of Russia racconta che, senza violare la legislazione internazionale e la sovranità degli USA, la marina russa è rimasta per circa un mese nel Golfo del Messico, completando diverse attività tattiche e strategiche. Mentre gli esperti militari russi sono congratulati reciprocamente per il successo della missione, l’incapacità di individuare l’esatta ubicazione della flotta russa ha suscitato preoccupazioni  negli ambienti militari americani. Secondo Vladimir Yevseyev, capo del Centro di studi sociali e politici, con questa manovra la Russia ha dimostrato gli Stati Uniti che un sistema di sicurezza assolutamente perfetto non esiste.

La Russia ha offerto l’ennesima dimostrazione soft della propria rinata potenza militare. Con gli Stati Uniti pronti a riorientare il proprio focus strategico sugli oceani Indiano e Pacifico, e con i negoziati sullo scudo antimissile in Europa sempre in stallo, Mosca cerca di rimescolare le carte esibendo le proprie potenzialità in mare.
Proprio in questi giorni, il ministero della Difesa russo ha annunciato la consegna in settembre dei nuovi missili balistici sottomarini Yuri Dolgorukiy(dal nome del fondatore di Mosca). Inoltre, l’esercito russo ha schierato un reggimento armato con il sistemadi difesa antimissile  S-400 nella città portuale di Nakhodka in Estremo Oriente. Il sistema S-400 è in grado di monitorare bersagli multipli fino a 370 miglia. Un reggimento è composto da due battaglioni, ciascuno dei quali è dotato di otto lanciatori con 32 missili.

Forbes trae spunto dall’episodio per domandarsi se ha ancora senso foraggiare un sistema di difesa elefantiaco come quello americano. Nel 2011 gli USA hanno speso per la sola Marina la bellezza di 179 miliardi di dollari, quasi il doppio di quanto la Russia ha investito per tutte le sue forze armate (93 miliardi). Eppure la Guerra Fredda è finita da un pezzo; oggi le minacce per la sicurezza sono ben altre (il terrorismo), a fronte delle quali l’approccio muscolare della difesa americana è del tutto inadeguato, oltreché dispendioso e controproducente. Non saranno i sommergibili nucleari o le portarerei da centinaia di migliaia di tonnellate a proteggere New York o Los Angeles dal rischio di nuovi attentati. Una flotta russa nel Golfo del Messico non rappresenta un rischio per la sicurezza USA. Il vero rischio, sostiene Forbes, è che i sistemi di sicurezza non si siano accorti dell’arrivo di quella flotta russa nel Golfo del Messico.
Sarà forse per questo che il Pentagono non conferma la notizia?

Pertanto, se da un lato è difficile dire se l’episodio avrà conseguenze diplomatiche, dall’altro sta già avendo conseguenze politiche, e tutte interne agli USA. In una lettera al Capo della Naval Operations, l’ammiraglio Jonathan Greenert, il senatore del Texas John Cornyn (repubblicano), ha chiesto che sia resa nota una spiegazione dettagliata dell’incidente. Inutile dire che i repubblicani ne chiederanno conto anche al presidente Obama, ora che mancano poco più di due mesi alle elezioni.

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