Romania (e UE) vs Russia, la partita per la Moldavia

In virtù del mancato raggiungimento del quorum nel referendum riguardante la sua destituzione, il presidente romeno Traian Basescu potrà restare al suo posto.
La Voce Arancione spiega perché, per noi europei, si tratta di una buona notizia:

Letta dal punto di vista energetico, la politica di Basescu è decisamente in linea con la filosofia della Commissione Europea orientata alla diversificazione delle forniture di gas e greggio per il Vecchio Continente, e garantisce il mantenimento della sicurezza nazionale della Romania e, più in generale, di tutti i Paesi dell’UE.

Le manovre di Ponta sono invece ascrivibili ad una politica di corto raggio che accetta il ruolo della Russia come unico fornitore di gas all’Europa, e mira unicamente all’ottenimento da parte di Mosca di sconti sulle tariffe per l’acquisto di oro blu.
L’atteggiamento di Ponta, poco coraggioso e lungimirante, mette a serio repentaglio la realizzazione dei piani energetici della Commissione Europea, e rischia di lasciare il Vecchio Continente dipendente da un solo fornitore di oro blu.

Spostandoci più in là rispetto alle dinamiche interne romene, c’è un Paese piccolo ma strategicamente importante per Bucarest, e di riflesso per Bruxelles: la Moldavia.
Dall’indipendenza di Chisinau nel 1991, il rafforzamento delle relazioni bilaterali tra romeni e moldavi  rappresenta una priorità diplomatica per Bucarest.

Per inquadrare il ruolo della Moldavia nello scacchiere orientale prendiamo spunto da due analisi di Stratfor.
Nella prima (tradotta qui), che tratta della restaurata influenza russa su alcune ex repubbliche sovietiche, troviamo una rapida disamina degli interessi geopolitici che ruotano intorno alla Moldavia:

Come l’Ucraina, la Moldova è sia debole che divisa. A differenza dell’Ucraina, la Moldova non ha legami tradizionali o etnici con la Russia, è rumena etnicamente e linguisticamente. Questo, insieme alla piccole dimensioni e allo scarso peso strategico della Moldava, è un fattore principale della debolezza dello Stato e della sua capacità di essere in equilibrio tra le potenze straniere.

Potenze straniere, oltre alla Russia, hanno interessi in Moldova; prima fra tutte la Romania. Non solo la Moldova e la Romania condividono legami etnici e linguistici, ma anche il territorio che costituisce la Moldova e la Transnistria (così come parti occidentali dell’Ucraina) appartenevano alla Romania, come provincia di Moldavia, prima che la Russia annettesse il territorio come baluardo difensivo. Tuttavia, la Romania non è abbastanza forte per sfidare la Russia militarmente, e dato che la Moldova è il paese più povero d’Europa ed è sostanzialmente limitato dalla presenza e dall’influenza della Russia, le prospettive di adesione all’UE, nel vicino a medio termine, sono assai improbabili (anche se la distribuzione di passaporti rumeni ai cittadini moldovi, che gli permette di viaggiare nell’Unione europea, è un esempio di soft power della Romania verso il paese). Altri singoli stati membri dell’UE come la Polonia e la Svezia, vogliono avvicinare all’occidente la Moldova attraverso il programma di partenariato orientale, ma questo è un processo a lungo termine dagli effetti limitati.

Nella seconda (visibile qui), pubblicata pochi giorni prima della quarta elezione presidenziale a Chisinau in tre anni – a testimonianza dell’instabilità politica a cui è soggetta – il tema della competizione tra Mosca e Bucarest per il controllo della piccola repubblica viene approfondito.
Apprendiamo che nel 2010 la Russia è stata la destinazione del 26% delle esportazioni della Moldavia e la fonte del 15% delle sue importazioni. Inoltre Mosca è pressoché l’unico fornitore di gas naturale di Chisinau e mantiene un contingente di circa 1.100 uomini d’istanza nella repubblica separatista di Transnistria, assieme ad alcune cellule d’intelligence.
La Romania, invece, nel 2010 per il 16% dell’export moldavo e per il 10% dell’import. La Romania si è anche battuta per l’ingresso della Moldavia nella NATO, o quanto meno per l’estensione del Membership Action Plan (anticamera dell’adesione all’Alleanza Atlantica), finora senza successo. Ma la principale forma di influenza di Bucarest, come detto, è sul piano culturale, posto che i due Paesi condividono la stessa lingua e le stesse tradizioni.
E’ da notare che in Romania esiste un Movimento per l’Unificazione di Romania e Moldavia che in più occasioni è sceso in piazza per chiedere l’annessione della seconda alla prima, con la Transnistria che andrebbe ad unirsi all’alleata Russia. Lo stesso presidente Basescu aveva annunciato che entro un quarto di secolo il progetto di fusione avrebbe trovato il proprio sbocco.
Com’è comprensibile, l’attivismo di Bucarest non piace a Mosca, i cui timori di perdere influenza sulla Moldavia sono confermati dalle rivelazioni di Wikileaks.

Il ruolo della Moldavia nel quadro europeo è tutt’altro che secondario. Ancora una volta, è La Voce Arancione a spiegarci il perché:

L’integrazione europea dei Paesi dell’Europa Orientale non è solo una questione politica, ma sopratutto energetica. A dimostrarlo è stato l’incontro ufficiale a Chisinau lo scorso martedì, 17 Luglio, tra i Primi Ministri di Moldova e Romania, Vlad Filat e Victor Ponta, in cui i due Paesi hanno rafforzato i legami bilaterali partendo proprio da una delle questioni più importanti per i Paesi del Vecchio Continente: l’approvvigionamento di gas.

A tal proposito, è opportuno ricordare come, di recente, la Commissione Europea abbia posto proprio la Moldova in cima ai Paesi dell’Europa Orientale candidati all’ottenimento dell’Accordo di Associazione: un documento con cui Bruxelles concede lo status di partner privilegiato, oggi goduto da Norvegia, Svizzera e Islanda.

Pertanto le relazioni bilaterali tra romeni e moldavi hanno riflessi fondamentali sulla collocazione geopolitica in Europa di Chisinau. E di conseguenza sulle ambizioni di indipendenza energetica della stessa Europa.

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UPDATE 3 agosto

La Voce Arancione:

Durante una visita ufficiale, il Viceministro degli esteri russo, Grygoriy Karasin, esprime il sostegno di Mosca all’integrità territoriale di Chisinau. Geopolitica e gas dietro al mutamento di posizione del Cremlino sulla questione della regione separatista moldava

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