Violenti scontri in Tajikistan

A quindici anni dalla fine della guerra civile che l’aveva insanguinata per un quinquennio, nella regione del Gorno-Badakhshan (Tajikistan) si registrano nuovi incidenti tra estremisti islamici ed esercito governativo:

 (ASCA) – Roma, 25 lug – Sono almeno 42 le vittime sinora accertate delle violenze fra esercito del Tajikistan e milizie ribelli islamiche nella regione semi-autonoma del Gorno-Badakhshan, provincia montagnosa nella zona orientale del Paese, nei pressi del confine con l’Afghanistan.
Il bilancio ufficiale diffuso ieri parla di 12 soldati governativi e 30 estremisti uccisi nei combattimenti e il governo ha dichiarato un temporaneo cessate il fuoco per avviare dei colloqui fra il ministro della Difesa Sherali Khayrulloyev e i rappresentanti della citta’ di Khorog, epicentro degli scontri degli ultimi giorni. L’area e’ abitata dalla minoranza etnica Pamiri ed e’ considerata una roccaforte della milizia islamica. Gli ultimi episodi di violenza sono divampati in seguito all’omicidio, avvenuto lo scorso 21 luglio, del generale Abdullo Nazarov, responsabile locale del Comitato per la sicurezza nazionale. (fonte AFP).

Secondo la BBC, le vittime potrebbero essere 200.

Raggiunto un cessate il fuoco, le forze governative hanno chiesto ai comandanti ribelli la consegna di Tolib Ayombekov, ex signore della guerra e, almeno secondo il governo, responsabile della morte di Nazarov. Per agevolare la trattativa, il governo ha offerto l’amnistia a tutti i ribelli ad eccezione dei quattro combattenti, tra i quali lo stesso Ayombekov. Quest’ultimo ha negato il proprio coinvolgimento nella morte del generale. Intervistato da Associated Press per telefono prima dello scoppio dei combattimenti, Ayombekov aveva detto che l’operazione di sicurezza era stata finalizzata esclusivamente a arrestare gli ex comandanti della guerra civile.
A causa delle operazioni militari dei giorni scorsi, il Tagikistan ha chiuso tutti i valichi di frontiera con l’Afghanistan, consentendo il passaggio solo ai rifornimenti della NATO verso Kabul.
Le comunicazioni tra la città di Khorog – capoluogo del Gorno-Badakhshan – e l’esterno sono state interrotte.

Eurasianet propone questa utile analisi per comprendere gli eventi in corso.
In sintesi, il Badakhshan è una regione montuosa e isolata di circa 250.000 abitanti – quasi tutti di etnia pamira -, situata nel Sudest del Tagikistan, che condivide una frontiera lunga – e praticamente sguarnita – con Afghanistan, Kirghizistan e Cina. Per questo rappresenta un corridoio per il traffico illegale di merci e stupefacenti, in particolare di eroina afgana. La  popolazione è costituita in gran parte da musulmani sciiti della setta ismailita, mentre il resto del Tagikistan è a maggioranza sunnita. A causa del suo isolamento, la regione è poco controllabile e dunque intrinsecamente instabile. Una vulnerabilità acuita dalle influenze destabilizzanti che provengono dal vicino teatro afghano.
Al di là delle divergenze di ordine etnico e religioso,  i motivi dell’attuale conflitto sono gli interessi economici e di potere rimasti irrisolti dai tempi della guerra civile. Dopo la pace del 1997, il governo aveva cercato di integrare le principali figure dell’opposizione nella propria struttura di potere, lasciando che gli ex capi ribelli potessero esercitare un’influenza sulle loro terre d’origine in cambio della fedeltà al regime. Ma ciò non è bastato a mantenere un equilibrio tra ex combattenti e funzionari governativi.
Per approfondire si veda questa dettagliata analisi della Jamestown Foundation.

Se la comunità internazionale non presterà sufficiente attenzione a questo angolo di mondo, i fatti in Badakhshan potrebbero avere pericolose ripercussioni di lunga durata. Non dimentichiamo che l’Afghanistan è a due passi, ed è probabile che i signori locali, approfittando del ritiro delle truppe NATO nel 2014, cercheranno di espandere la propria influenza di una regione di per sé instabile.

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