Spagna sull’orlo del baratro

La non-notizia di oggi è che la Spagna ammette di essere sull’orlo del baratro:

Madrid ha alzato bandiera bianca. «Non ci sono più soldi per i servizi pubblici e senza gli acquisti di titoli di Stato effettuati dalla Banca centrale europea, La Spagna sarebbe collassata». Il ministro iberico del Bilancio, Cristóbal Montoro, non ha usato mezzi termini per descrivere di fronte al Parlamento la situazione che sta vivendo la Spagna. Ufficializzata la richiesta di sostegno finanziario per il sistema bancario, Madrid ora attende l’Eurogruppo di domani per capire in che modo potrà ottenere i fondi, senza i quali il collasso sarebbe inevitabile.

Che Madrid avesse superato il punto di non ritorno, si sapeva già da aprile. Basti pensare che oggi i tassi pagati sui propri titoli pubblici sono ben superiori a quelli che Portogallo, Irlanda e Grecia pagavano quando hanno chiesto, ciascuna a suo tempo, il salvataggio internazionale: CBS ricorda che tali nazioni hanno atteso una durata media di 22 giorni prima di chiedere aiuto una volta che gli interessi sui propri titoli a 10 anni hanno varcato la soglia del 7%.

La novità è che per la prima volta la triste realtà viene ammessa in pubblico. Per anni Zapatero prima e Rajoy dopo avevano cercato di minimizzare l’entità della crisi, se non addirittura di negarla. Risultato? Oggi la Spagna dovrà affrontare la situazione a costi molto maggiori di quanto sarebbe stato necessario nel 2009, quando i primi segnali iniziarono a manifestarsi:

Prima il bailout, poi l’austerity. Lo stesso scenario visto per Grecia, Irlanda e Portogallo, si è oggi ripresentato per la Spagna. Arriveranno 65 miliardi di euro di tagli in due anni e mezzo. «Siamo in mezzo al guado, dobbiamo decidere cosa fare e sono sicuro che tutti gli spagnoli sapranno essere uniti», ha detto il premier Mariano Rajoy presentando le misure di austerity che dovranno riformare il Paese. Il conto dei pacchetti di bilancio lievita quindi a 123 miliardi di euro nell’arco dell’ultimo anno. Prima i 15 miliardi di euro dell’ultimo periodo di José Luis Rodríguez Zapatero, poi i 16 miliardi di sforbiciate alla spesa delle Regioni autonome, infine i 27,3 miliardi di tagli deciso dal governo Rajoy nei mesi scorsi. Tuttavia, come spiegano da HSBC, potrebbe non essere abbastanza per evitare un piano di salvataggio ad ampio spettro e non solo limitato al sistema bancario

Ciò non significa che la classe dirigente abbia perduto la sua peggiore abitudine: la reticenza. El Pais racconta che il parlamento – manovre a parte – non ha ancora discusso né si è pronunciato sul piano di salvataggio da 100 miliardi di euro (approvato oggi da quello tedesco), richiesto proprio da Madrid un mese fa:

El Gobierno español ha pedido el rescate con fondos europeos para recapitalizar la banca. Es una operación que ha puesto a España bajo todos los focos internacionales. Supone pedir una ayuda de hasta 100.000 millones de euros que pasarán a engrosar la deuda pública. Y, sin embargo, el Parlamento español ni ha debatido ni se ha pronunciado sobre el rescate, del que el Gobierno apenas ha dado cuenta al Congreso, más allá de alguna alusión de pasada en el debate de los recortes que protagonizó Mariano Rajoy o de alguna pregunta parlamentaria en las sesiones de control del Gobierno.

El contraste es más brutal porque son los Parlamentos de otros países europeos lo que sí están debatiendo y votando un rescate que afecta principalmente a España. El Parlamento holandés, el Bundestag alemány el Parlamento finlandés han votado las condiciones por las que se regirá el sistema financiero español, mientras el Parlamento español lo ignoraba.

I documenti su cui il Bundestag si è pronunciato sono pubblicati e commentati dal Financial Times, che ne mette in luce le ambiguità.

Le ragioni del collasso dell’economia spagnola le ho già spiegate qui. A ciò si aggiunge ora il problema delle finanze pubbliche. La Spagna non è la Grecia, ma la deleteria combinazione di entrate fiscali in calo e tassi obbligazionari in rialzo stanno per infliggere il colpo di grazia alle esangui casse di Madrid.
Magical Spain spiega. come detto sopra, la Spagna paga oggi interessi superiori al 7%. Conta 450.000 politici, ossia il triplo della Germania e il doppio della Francia (entrambi con una popolazione e un PIL molto maggiori a corrispettivi iberici). Ogni euro incassato tramite le entrate fiscali, lo Stato ne spende 1,5, ragion per cui il debito di bilancio sfiora la doppia cifra. La bilancia delle partite correnti è in passivo (in generale è in rosso per tutte le economie mediterranee dell’Eurozona). Quasi i due terzi del debito sovrano sono a carico dei 17 governi regionali.
In queste condizioni, la Spagna potrebbe aver bisogno di un nuovo piano di salvataggio entro l’autunno, stavolta non solo limitato alle banche.
Per concludere, la discesa verso gli inferi prevede tre gradini: i primi due – bailout e austerity – li ha già indicati Linkiesta. Manca solo il terzo: le privatizzazioni selvagge.