USA, presto nuove operazioni militari in Africa

The African network

La rete di basi americane in Africa (Washington Post)

L’esercito degli Stati Uniti sta concentrando la sua attenzione sull’Africa come parte della nuova strategia di difesa promossa dal presidente Obama.
Voice of America spiega che si tratta di operazioni su piccola scala, volte alla raccolta di informazioni  sul campo e al contrasto delle minacce terroristiche che imperversano nel continente (al-Shabaab in Somalia, AQIM nel Sahel e Boko Haram in Nigeria), ma con esclusione di nuove basi permanenti. Attualmente, l’unica è Camp Lemonnier (Gibuti), punto di partenza per i droni in direzione del Corno d’Africa e dello Yemen, e ufficialmente le operazioni procederanno sempre dietro il consenso dei governi interessati.

Il Washington Post racconta invece un’altra storia Il progetto degli USA prevede l’impiego di aerei spia e l’espansione di nuove basi di intelligence in tutto il continente. Dal 2007, ne sono state stabilite ben dodici: in Uganda, Etiopia, Kenya, le Seychelles, Burkina Faso e Mauritania. Il tutto nell’ambito della decennale guerra contro al-Qa’ida.
Un punto chiave della rete di spionaggio degli Stati Uniti è situato ad Ouagadougou, nel Burkina Faso, uno dei Paesi più poveri al mondo. Nell’ambito di un programma di sorveglianza classificato il nome in codice Sand Creek, il personale militare statunitense ha creato una piccola base aerea nella parte militare dell’aeroporto internazionale. L’obiettivo degli aerei spia americani è l’Azawad (il Nord del Mali), dove la situazione delle ultime settimane è molto fluida. Anche la Mauritania e il resto Sahel sono aree sotto osservazione, alla ricerca dei combattenti di AQIM, responsabili di rapimenti e monopolisti dei traffici illeciti. Altrove, i vertici militari americani sono sempre più preoccupati per la diffusione di Boko Haram in Nigeria.
Il coinvolgimento strisciante degli Stati Uniti nei conflitti africani dura da lungo tempo. Tuttavia, i risultati delle missioni di sorveglianza americane sono avvolti dal segreto. Secondo l’Army Times, il Pentagono inoltre prevede di distribuire oltre 3.000 soldati in tutto il continente.
Alcuni funzionari del Dipartimento di Stato hanno messo in dubbio la necessità di incrementare la presenza statunitense in Africa, dato che molti dei gruppi terroristici attivi sul continente non rappresentano una minaccia diretta per gli Stati Uniti. Essi hanno sostenuto che la maggior parte delle cellule terroristiche in Africa stanno perseguendo obiettivi locali, anziché globali. Ma chi dice domani non decideranno di alzare il tiro? Lasciare ampie zone in mano ai terroristi costituisce un rischio in ogni caso. Afghanistan docet.

Da un’altra prospettiva, la lotta al terrorismo potrebbe non essere l’unico obiettivo perseguito da Obama.
BBC, citando il rapporto “Strategia verso l’Africa subsahariana“, spiega che la lotta al terrorismo non è l’unico fine del coinvolgimento USA nel Continente Nero. La Casa Bianca intende sviluppare accordi commerciali preferenziali con i Paesi africani in ossequio di “una visione attiva e lungimirante fondata su una comune partnership“.
Come mai questo improvviso interessamento? Probabilmente per incrementare gli scambi commerciali con l’altra sponda dell’Atlantico, in una fase storica dominata dall’attivismo cinese. L’America teme di perdere terreno in una regione del mondo notoriamente ricca di petrolio e altre materie prime, e d’altra parte le nazioni africane sembrano preferire l’amicizia di Pechino a quella di Washington. Come scrivevo tempo fa:

La partnership con Pechino garantisce la pianificazione di uno sviluppo che altrimenti sarebbe molto più arduo, per non dire impossibile. Ma anche a prescindere dal sostegno economico e umanitario offerto, la Cina esercita un soft power sui paesi africani che le potenze occidentali non sembrano più in grado di sfoggiare. In Africa, l’Occidente continua ad essere percepito come una forza estranea e ostile, mentre la Cina, con la sua storia, i suoi valori e le sue aspirazioni (sulla carta) antimperialistiche, appare quasi un alleato naturale.
La Cina è in Africa per restarci. E a differenza dell’Occidente, ha le carte in regola per riuscirci.

Si veda anche qui.
Per riprendere in mano la situazione, il mese scorso Obama ha annunciato un piano da 3 miliardi di dollari per la sicurezza alimentare e la produttività agricola in Africa. L’impegno militare rappresenta il passo successivo della nuova corsa al Continente Nero.
Casualità, il Burkina Faso, poverissimo dal punto di vista economico, è un Paese ricco sotto il profilo minerario: a 200 km da Ouagadougou si trovano alcune ghiotte miniere d’oroRagione sufficiente a giustificare una duratura presenza militare USA, in barba agli elevati costi sociali che l’attività estrattiva comporta.