Deutschland uber Hellas

Battere la Germania era francamente un’utopia, e in ogni caso una simbolica vittoria contro la nazionale di Angela Merkel – presente in tribuna – non avrebbe in alcun modo alleviato le sofferenze di Atene. Ciononostante, un successo avrebbe dato ai greci un’occasione di scendere in piazza per un motivo diverso da quello consueto, ossia protestare contro le misure draconiane imposte loro dall’alto.
Ma la sfida non è ancora finita.Fuori da Euro 2012, la Grecia gioca adesso un’altra partita – e questa sì, spera di vincerla.
Secondo IlSole24ore (grassetti miei):

Rigore, predica la Germania. Rigore, ritorcono i greci, il cui secondo gol, appunto, su rigore, sottolinea che c’è un “fallo” nei ragionamenti tedeschi.
La Grecia – l’economia e la società – merita qualche sollievo nella camicia di forza in cui è stata costretta da una governance europea capitanata dalla Germania? Certamente, la Grecia ha fatto molto. Dal 2009 al 2012 il suo deficit pubblico si è ridotto di 8,3 punti di Pil, la più grossa restrizione di bilancio nella storia dell’eurozona. Il disavanzo primario (esclusi gli interessi) si è ridotto in misura ancora maggiore (dal 10,4% del Pil all’1%) e si avvia oggi a essere più basso di quello di molti Paesi dell’eurozona, come Francia, Spagna e Olanda (sia detto per inciso, il primato appartiene all’Italia, cui le stime della Ue assegnano per quest’anno un avanzo primario del 3,4%, superiore a quello tedesco dell’1,7%).
Per un’altra grandezza chiave – il saldo con l’estero – la Grecia nel 2011 ha registrato per la prima volta da quando è entrata nell’euro, un surplus commerciale di beni e servizi (esclusi energia e noli).
Il settore pubblico ha subito uno scossone inaudito, con una riduzione di 130mila dipendenti (e il dimezzamento del numero di amministratori eletti). Sono state rimosse le restrizioni alla concorrenza in 150 professioni regolate (come descritte nella direttiva Ue sui servizi). Sono state digitalizzate le prescrizioni mediche, con grossi risparmi di spesa. Il sistema pensionistico è stato profondamente riformato, traformando in uno dei più sostenibili (all’orizzonte 2060) della Ue, come attestato dalla “peer review” degli altri Stati membri. Infine, la trasparenza è stata incoraggiata con la pubblicazione obbligatoria online di tutte le decisioni di spesa e di reclutamento.
La Grecia ha pagato a caro prezzo queste riforme. Il Pil ellenico è oggi inferiore di quasi il 20% rispetto al livello di prima della Grande recessione. L’austerità ha minato la coesione sociale ed è già un miracolo che i greci nelle ultime elezioni abbiano dato la maggioranza alle forze che hanno appoggiato lo scambio aiuti/rigore. Oggi il premier Samaras mira a un altro gol: una rinegoziazione, non solo simbolica, dei termini e delle scadenze del programma di risanamento. Si tratta di un match che la Grecia merita di vincere.

Il governo guidato da Antoni Samaras vuole rinegoziare i termini dell’accordo di salvataggio, prolungando di almeno due anni l’arco temporale per l’applicazione del piano di austerità imposto dalla Troika. Una notizia che, come prevedibile, ha provocato il gelo a Bruxelles e il subuglio sui mercati. Non è possibile discutere di questioni di questo tipo, ha replicato il commissario UE Olli Rehn.
Eppure, l’estensione del periodo di almeno due anni – ovvero fino al 2016 – era uno dei punti chiave del programma elettorale di Samaras. L’obiettivo è quello di raggiungere l’equilibrio dei conti pubblici attraverso una revisione del piano di salvataggio che risparmi allo Stato greco ulteriori riduzioni di salari, pensioni e investimenti pubblici, oltreché di licenziamenti. Secondo la stampa, la possibilità di sedersi di nuovo al tavolo dei negoziati c’è. Secondo la Merkel, ovviamente, nein.
Tuttavia, i margini di manovra del premier greco sono veramente stretti. Con le casse statali quasi vuote, i pagamenti di stipendi e pensioni a rischio già da luglio, la vera priorità sarà convincere i funzionari della Troika a concedere al più presto la prossima tranche di aiuti economici prevista dal memorandum. Se la richiesta di 11 miliardi di tagli nei prossimi anni dovesse rimanere in piedi, Samaras non avrebbe la forza politica di mantenere in vita il suo già stravagante esecutivo, con un ulteriore rafforzamento della sinistra di Syriza. Dunque la Grecia si trova in una (doppia) scomoda posizione: da un lato vorrebbe chiedere ai suoi creditori di rivedere le condizioni da usura da loro imposte; dall’altro, in mancanza di liquidità non può fare a meno del loro sostegno. In questo senso, un cambio di marcia rispetto ai recessivi tagli alla spesa sarebbe come ossigeno. Ma tale boccata non è assolutamente auspicabile, nel breve periodo, dalla Germania merkeliana.
Atene vuole tirarsi fuori dalla spirale recessiva, ma è troppo in basso nella catena alimentare dell’economia globale per poter discutere nuove condizioni. Eppure la Germania non è invincibile. Dopo tutto, se ieri ha vinto 4-2 vuol pur sempre dire che ha preso due gol.

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