Euro 2012, specchio di un’Europa che (forse) non c’è più

Per la prima volta il campionato europeo di calcio si gioca ad Est di Berlino. Ironia della sorte, la partita inaugurale ha visto di fronte due Paesi agli antipodi: la Grecia strozzata dall’Europa e la Polonia che del Vecchio continente è la nuova locomotiva – benché permangano gravi carenze.
Sembra passato un secolo da quando Atene si riversò in strada per festeggiare l’incredibile vittoria in Portogallo. Era il 2004, l’anno del maxi allargamento ad Est. Un processo che ai nuovi membri ha portato tanti benefici ma che ha avuto l’effetto di creare un’Europa a più velocità, rissosa e inconcludente. Allargamento che non si è ancora arrestato (la Croazia entrerà tra un anno; Albania, Serbia e Macedonia sono in attesa):  in ottobre il commissario all’allargamento Štefan Füle ha dichiarato che tutto va secondo i piani. Come se l’Ue non fosse in crisi esistenziale e i candidati all’adesione non avessero i loro problemi. La verità è che diversi Paesi che aspettano di entrare nell’Ue soffrono di gravi problemi, e la stessa UE, che non ha ancora digerito la sbornia del 2004, non è in condizione di allargarsi.
Tornando al calcio – ma senza lasciare la politica -, in un certo senso l‘assegnazione dell’Europeo a Varsavia e Kiev nel 2007 è stato un coronamento di quel percorso. Lo spazio della politica offre una disamina sulle opportunità offerte da quella decisione:

li Europei volevano dire non solo campi di calcio, ma investimenti in strade e autostrade, nuove strutture ricettive in grado di accogliere il turismo, pioggia di soldi stranieri, nuovi posti di lavoro e la promessa di un boom economico.
Su questa base non sorprendeva che Varsavia e Kiev si fossero impegnate a fondo per ottenere il torneo. L’Ucraina poi, nel 2007, era ancora il paese emergente che cresceva ad un ritmo superiore al 7% annuo, era l’oggetto del contendere tra Unione Europea e Russia mentre gli echi della rivoluzione arancione non si erano ancora del tutto spenti. Anche la Polonia, seppur in quel momento anello debole della coppia, viveva un momento importante. Guidata dai gemelli Kaczynski bramava, infatti, per diventare il paese faro di tutta l’area est europea, in cerca di una terza via che li sottraesse dalla scelta Berlino o Mosca.
Gli Europei erano quindi il grande trampolino di lancio di questi due paesi. La grande occasione per fare il salto tra le realtà economiche continentali. La scusa per rivoltare come un calzino la propria situazione e darsi una nuova immagine e consignarsi ad una nuova realtà.

Dal 2007 ad oggi i due paesi si sono impegnati in investimenti che ammontano a 25 miliardi di euro per la Polonia e a poco più  13 miliardi per l’Ucraina. Rispettivamente l’1.3% e l’1,7% del loro PIL.

I posti di lavoro creati grazie ad Euro 2012 ammonteranno ad appena 60.000 in Polonia, pari al 0,4% della forza lavoro, mentre in Ucraina si stima che un aumento del 1% sarebbe da considerarsi un risultato storico.

L’Ucraina non si è presentata all’appuntamento al meglio. Innanzitutto per gli scandali politici che hanno accompagnato l’immagine di Kiev in questi ultimi mesi, come l’incarcerazione di Yulia Tymoshenko. Bruxelles ha espresso preoccupazione per la sorte dell’ex primo ministro, senza però raggiungere una posizione comune sulla proposta di boicottaggio della manifestazione sportiva. La Commissione Europea ha chiesto all’Ucraina una vasta riforma del sistema giudiziario in linea con i valori “europei”, senza però disporre dei mezzi necessari per esercitare una concreta e significativa azione diplomatica in tale direzione. In compenso non ha mancato di ribadire al mondo la propria fama di organizzazione divisa e litigiosa.
Victor Janukovic ha riconosciuto che il caso Tymoshenko potrebbe ostacolare l’integrazione del suo paese nell’Unione Europea e ha promesso di far esaminare la questione attentamente. Ma dalle parole non si è ancora passati ai fatti.
Poi è arrivata la strage dei cani randagi, frutto dell’operazione di bonifica di alcune aree cittadine in cui si tengono le partite e da tempo popolate da grandi colonie di animali riuniti in branchi, con serio rischio per la popolazione. In Ucraina quello dei cani è un problema serio e si è deciso di prendere provvedimenti; tuttavia l’eliminazione fisica degli animali non poteva non scatenare le proteste delle organizzazioni a difesa degli animali, dentro e fuori il Paese. Con ulteriore danno d’immagine per gli ucraini.

La Polonia, al contrario, è giunta all’Europeo con un’immagine rinnovata. Il Paese è cambiato profondamente dopo la rivoluzione del 1989. L’economia in crescita e una nuova prosperità sono il nuovo biglietto da visita che Varsavia esibisce al mondo. Inoltre la partnership sempre più stretta con la Germania sta facendo del binomio Varsavia-Berlino il nuovo asse portante dell’Unione Europea – posto che ormai quello tra i tedeschi e Roma è finito in soffitta.
I numeri che i polacchi esibiscono sono di tutto rispetto: crescita prevista del 2,5% per il 2012, rapporto debito/PIL stabile al 56,7% e un costo del lavoro tra i più bassi d’Europa (7,46 euro l’ora). Cifre che risaltano se messe a confronto con quelle meno confortanti rilevabili nel resto del continente. I fondi strutturali europei hanno consentito al Paese di varare un grandioso programma di infrastrutture. Inoltre, lo sfruttamento dello shale gas (di cui il sottosuolo polacco dovrebbe contenere riserve stimate per 1,5 trilioni m3) ha consentito a Varsavia di diversificare le proprie fonti di approvvigionamento energetico, la cui valorizzazione potrebbe aprire prospettive interessanti anche per i Paesi vicini.
Tuttavia, ogni medaglia ha il suo rovescio, e la Polonia non fa eccezione. Se la crescita del 2,5% è un risultato di tutto rispetto, è comunque in forte discesa rispetto al 4% del 2011. Al contrario, l’inflazione è passata dal 2% al 4%, e anche la disoccupazione è in aumento. E in caso di deterioramento della crisi europea, Varsavia potrebbe non essere immune.
Fotografia in chiaroscuro di un Paese emergente situato nel cuore di un’Europa che affonda.

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UPDATE: Un articolo di Linkiesta – da leggere fino alla fine – racconta quante pagine si storia (non solo) polacca si nascondano sotto le fondamenta del nuovo stadio nazionale di Varsavia:

Sotto lo Stadion Narodowy di Varsavia, quello del calcio d’inizio dell’Europeo 2012 ci sono le fondamenta del vecchio Stadion Dziesięciolecia, demolito quattro anni fa. Un luogo simbolo della storia polacca che ha visto messe del Papa durante il socialismo, il primo gigantesco mercato capitalistico e un atto di eroismo dimenticato. Qui si dette fuoco Ryszard Siwiec per protestare contro l’invasione della Cecoslovacchia. Quattro mesi prima di Jan Palach.