Cipro, da paradiso fiscale a prossimo bailout dell’Eurozona

Il prossimo bailout dell’Eurozona potrebbe riguardare l’isola di Cipro. Il governo di Nicosia starebbe per richiedere formalmente l’avvio della procedura di bailout allo European Financial Stability Facility. Il sistema bancario di Nicosia è fortemente esposto nei confronti delle banche greche, per cui l’onda lunga della crisi di Atene si ripercuote anche qui.
BBC parla di situazione caotica. L’esposizione complessiva delle banche cipriote ammonta a ben 23 miliardi di euro: per noi equivalgono ad una manovra, ma per l’isola si tratta del 130% del PIL (che è di 17,3 miliardi).

All’inizio di questo mese, la Commissione europea ha detto che se il sistema bancario cipriota dovesse ricorrere a un salvataggio del governo, il debito dello Stato schizzerebbe all’85% del PIL, indebolendo ulteriormente la sostenibilità dello stesso a lungo termine, in un momento in cui Cipro dispone di un limitato accesso ai mercati finanziari internazionali. Recentemente il Parlamento ha approvato il salvataggio proprio della Banca Popolare di Cipro, che nella ristrutturazione del debito greco ha perso circa 2 miliardi di euro. Questo bailout costerà al Paese circa il 10% del suo PIL.
Di fronte a questo scenario, anch il Governatore della Banca centrale di Cipro, Panicos Demetriades, ha abbandonato la diplomazia del caso affermando che il bail out dell’isola è sempre “meno improbabile”.

I dati negativi non finiscono qui. Cyprus News Report segnala che il disavanzo pubblico per il 2012 si attesterà al 3,4% del PIL per poi calare al 2,5% nel 2013, ma le proiezioni del ministero delle finanze avevano annunciato un deficit programmato del 2,5% già da quest’anno. E non è l’unico caso in cui la realtà si dimostra molto meno rosea rispetto a quanto dichiarato dal governo.
Il New York Times scrive che secondo il governo, l’economia cipriota crescerà nel 2012 solo dello 0,8 %, ma per l’FMI, al contrario, si contrarrà dell’1,2 per cento. Il debito privato è in forte crescita. I tassi di interesse dei titoli di Stato a 10 anni sono adesso al 14 per cento. In aprile la fiducia dei consumatori ciprioti è scesa del 13% rispetto al mese precedente, mentre quella delle imprese è crollata del 22%. I prestiti bancari in sofferenza sono saliti al 20%. mentre la disoccupazione è sempre più vicina alla soglia record del 9%.
A completare il quadro, in marzo l’agenzia Moody’s aveva declassato i titoli di Cipro a livello spazzatura, spiegando la sua decisione con l’impatto della crisi greca.

L’annus horribilis dell’isola è iniziato già lo scorso luglio, quando un’esplosione in una base navale ne ha praticamente dimezzato la produzione di energia.
Per risollevarsi, Cipro non potrà neppure contare sui ricchi giacimenti di gas recentemente scoperti nelle sue acque, posto che il loro pieno sfruttamento (Russia e Turchia permettendo) non comincerà prima di qualche anno.
Con il bailout, Cipro sarà il prossimo Paese europeo a perdere una fetta della propria sovranità in favore della BCE (dunque, della Germania). E pensare che per anni Nicosia aveva attratto investimenti esteri in virtù di una tassazione irrisoria, aspetto che aveva fatto dell’isola il paradiso fiscale del Levante Mediterraneo. Ora quei bei tempi sembrano davvero conclusi.