Mali, interventi militari in vista

La ribellione nel nord del Mali continua. A fine maggio le due forze occupanti dell’Azawad, ossia il MNLA e Ansar Dine  hanno annunciato un’alleanza  (il quotidiano Aray al Mostenir sostiene di avere il testo dell’accordo, qui in arabo), ma l’accordo pare essere già in via di rottura. Oltre al nervosismo causato dalla ribellione nel suo complesso, la notizia più importante (e inquietante) di questi giorni è la possibile alleanza tra Ansar Dine e AQIM, fatto che preoccupa non poco i Paesi vicini.

In particolare la Mauritania sembra pronta a reagire militarmente per impedire la nascita di uno Stato fondamentalista proprio al di fuori dei suoi confini. Truppe mauritane sarebbero già schierate lungo la frontiera con l’Azawad. Dal 2005 AQIM ha condotto periodici incursioni, rapimenti e attentati in territorio mauritano, ed è normale che Nouakchott tenti di prevenire analoghe azioni in futuro. Ma è anche possibile che la Mauritania stia considerando un’offensiva. Non sarebbe la prima volta: le forze mauritane si sono spinte all’interno del Mali già tre volte nell’arco di un biennio, nel settembre 2010 nella regione di in Timbuktu e poi nel giugno  (si veda anche qui ) nell’ ottobre 2011 nella foresta di Wagadou. E potrebbero esserci episodi ulteriori non resocontati.

Nel frattemnpo, anche l’ECOWAS medita un intervento militare per riportare l’ordine nell’Azawad. L’intenzione è quella di promuovere un pacchetto di sanzioni a cui seguirebbe l’invio di forze di sicurezza. Il piano strategico è già stato sottoposto all’attenzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Kadre Desire Ouedraogo, il presidente dell’ ECOWAS, ha detto che manca solo l’autorizzazione da parte delle Nazioni Unite. Non ci sarebbero aiuti esterni (leggi: occidentali), a parte l’invio di pianificatori militari da parte degli Stati Uniti per coordinare le operazioni sul campo.
L’organizzazione medita un analogo programma nella Guinea Bissau, teatro di un altro recente colpo di Stato.

Sul fronte interno, un rapporto di Human Rights Watch afferma che le diverse parti nel nord del Mali hanno commesso numerose violazioni dei diritti umani durante la ribellione, provocando la fuga di massa delle popolazioni. Di conseguenza, oltre ai venti di guerra gli Stati confinanti devono fare i conti anche col problema dei profughi. In Burkina Faso la situazione è drammatica, in considerazione del fatto che il fenomeno migratorio avviene in un periodo di pesante siccità. Ma è tutto il Sahel ad attraversare una crisi alimentare tra le più gravi e complicate degli ultimi decenni, secondo quanto riportato dal Programma Alimentare Mondiale. Nel frattempo le Nazioni Unite hanno più che quadruplicato il loro appello di finanziamenti per il reinsediamento dei rifugiati nel loro Paese d’origine.

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